La voce di Rosa Balistreri non era soltanto musica: era un boato sotterraneo, uno strappo nel tessuto del silenzio siciliano, il graffio di una terra bellissima e tragica che sputava in faccia al mondo la propria miseria e il proprio orgoglio. Oggi, mentre la Sicilia e l’Italia intera si preparano a varcare la soglia del 2027 per celebrare il centenario della sua nascita, quel timbro rauco e pastoso torna a vibrare nelle piazze, nelle scuole e sui muri dell’isola. Il programma di celebrazioni non è una semplice operazione di nostalgia storiografica, ma un atto di restituzione culturale dovuto a una donna che visse la vita come una ferita aperta e il canto come un’arma di riscatto civile.
Nata a Licata il 21 marzo 1927 e spentasi a Palermo nel 1990, Rosa ha attraversato il Novecento portando sulle spalle il peso di una biografia drammatica, segnata dalla povertà estrema, dalle ingiustizie familiari e sociali, e persino dal carcere. Eppure, quella che molti definiscono la Mercedes Sosa dei siciliani seppe trasformare l’arcaico dolore della sua gente in un blues universale, capace di ammaliare intellettuali come Ignazio Buttitta e Dario Fo. Il centenario diventa così l’occasione per riannodare i fili di una memoria collettiva frammentata, trasformando il ricordo in un manifesto d’azione culturale.
Le tessere della memoria

Ha preso il via “Un Secolo di Rosa. I cento anni di Rosa Balistreri nelle scuole”, promosso dal Centro Studi a lei dedicato e coordinato da Pino Apprendi. L’identità originaria del ricordo di Rosa Balestrieri è della Consulta Scientifica di Un Secolo di Rosa, composta dai professori Sergio Bonanzinga, Ignazio Buttitta e Rosario Perricone. Il programma, che è in via di definizione, prevede una fitta rete di incontri, mostre e convegni che anticiperanno la grande retrospettiva prevista per il 2027, portando lo studio del folk e del canto popolare direttamente nelle aule scolastiche. A tutto ciò si aggiungono iniziative collaterali. Come quelle avviate dalla Fondazione Made in Sicily, che ha dato il via a una serie di celebrazioni in coincidenza con i novantanove anni dalla nascita dell’artista, promuovendo la pubblicazione del volume intitolato “La mia Rosa. Memoria viva di Rosa Balistreri”, scritto da Felice Liotti e pubblicato da Navarra Editore.
L’arte urbana e le scuole: Rosa tra i ragazzi e sui muri
La memoria di Rosa Balistreri non abiterà solo gli scaffali delle biblioteche. Il progetto “Cent’anni” prevede infatti una forte contaminazione con i linguaggi della contemporaneità e dello spazio urbano. A Palermo, nell’ambito dell’Itinerario delle Radici, lo street artist Giulio Rosk firmerà un grande murale dedicato alla cantautrice su un edificio della V Circoscrizione.
Parallelamente, le istituzioni hanno compreso la necessità di far risuonare questa voce tra le generazioni più giovani, quelle che rischiano di smarrire il legame con la lingua e la storia dell’isola. La Regione Siciliana ha stanziato un finanziamento di duecentomila euro destinato specificamente a progetti artistici nei licei musicali e nelle scuole medie a indirizzo musicale della Sicilia.
Da Licata a Palermo: la mappa del riscatto
Il baricentro delle celebrazioni si muove lungo l’asse geografico che ha definito l’esistenza stessa di Rosa. Da un lato Licata, la culla natale, dove la “Casa di Rosa” continua a essere il tempio della sua memoria e dove artisti del folk si riuniscono periodicamente per perpetuare la tradizione del racconto popolare. Dall’altro Palermo, la città del tramonto ma anche della consacrazione, dove il progetto “Rosa è Palermo, Rosa è Licata” unisce le due anime della sua geografia umana.
Le celebrazioni per il centenario puntano a unire enti pubblici, artisti e semplici cittadini sotto un unico intento: trasformare l’eredità di Rosa Balistreri da monumento polveroso a elemento vivo, pulsante e sovversivo della cultura contemporanea. Cento anni dopo la sua nascita, la Sicilia non regala a Rosa semplici fiori di retorica, ma cento e più rose fatte di canzoni cantate a squarciagola, di muri colorati e di aule scolastiche aperte al futuro, affinché quel grido primordiale e potente continui a graffiare le coscienze.
Roberto Greco