Ottant’anni fa, il 2 giugno 1946, 25 milioni di cittadini si recarono alle urne per il referendum istituzionale che avrebbe cambiato per sempre il destino del Paese. Era una domenica di fine primavera e, per la prima volta, le donne italiane poterono esprimere il loro voto. Oggi, quell’evento fondativo viene celebrato con un fitto calendario di iniziative che uniscono il ricordo del passato alla consapevolezza delle sfide del presente.
Le celebrazioni, che hanno preso il via il 1° giugno con l’apertura al pubblico dei Giardini del Quirinale e proseguono oggi con la tradizionale parata di via dei Fori Imperiali, portano con sé un messaggio di continuità e rinnovato impegno civile. Perché ottant’anni di Repubblica, sottolinea il claim ufficiale del Ministero della Difesa, sono prima di tutto “ottant’anni di democrazia, libertà, diritti, crescita civile e coesione nazionale”. Un traguardo costruito giorno dopo giorno grazie al lavoro di “tutti i servitori dello Stato, in uniforme e non, che hanno dedicato la propria vita professionale alle istituzioni repubblicane”.
Il momento della scelta: 12,7 milioni contro 10,7
Il 2 giugno 1946 segnò una svolta epocale. Dopo 85 anni di regno della Casa Savoia, gli italiani scelsero la Repubblica con 12.718.641 voti contro i 10.718.502 favorevoli alla monarchia. Il referendum fu anche la prima votazione a suffragio universale indetta in Italia: per la prima volta, le donne poterono esercitare il diritto di voto, partecipando attivamente alla costruzione del nuovo Stato.
L’8 maggio 1946, venti giorni prima del voto, il re Umberto II aveva abdicato nel tentativo di influenzare l’esito, ma la scelta popolare fu inequivocabile. Il 18 giugno la Corte di Cassazione ratificò ufficialmente la nascita della Repubblica Italiana, decretando l’esilio per i Savoia. Non mancarono le tensioni: ci furono denunce di brogli e disordini, come l’assalto a Napoli alla sede del Partito Comunista Italiano. Ma la Corte rigettò i ricorsi e la volontà popolare prevalse.
Sette giorni dopo, il 25 giugno 1946, si aprirono i lavori dell’Assemblea Costituente. Tra i suoi compiti principali: redigere la nuova Carta costituzionale. Il 15 luglio fu istituita la “Commissione dei 75”, suddivisa in tre sottocommissioni: Diritti e doveri dei cittadini, Organizzazione costituzionale dello Stato, Rapporti economici e sociali. Dopo 170 sedute, il 22 dicembre 1947 l’Assemblea approvò il testo con 453 voti favorevoli e 62 contrari. La Costituzione entrò in vigore il 1° gennaio 1948, dando vita alla Repubblica fondata sul lavoro, sulla sovranità popolare e sulla pari dignità sociale.
Il più lungo periodo di pace della storia italiana
“Se gli 85 anni di monarchia, quelli succeduti all’unità d’Italia, furono drammaticamente attraversati da ben due conflitti mondiali, gli ottanta anni repubblicani hanno coinciso con il più lungo periodo di pace che l’Italia abbia mai avuto“. Con queste parole, nel suo discorso di fine anno, il presidente Sergio Mattarella ha voluto sottolineare la portata storica di questo anniversario, ripercorrendo le tappe che hanno plasmato l’Italia moderna: dalla firma dei Trattati di Roma nel 1957, “forse il documento più importante della storia dell’Unione Europea“, agli anni di piombo segnati dalle stragi e dal terrorismo, dalle grandi conquiste sportive alla lotta alla mafia culminata con l’assassinio dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Ottant’anni di storia repubblicana significano anche la trasformazione di un Paese uscito distrutto dalla guerra, povero e lacerato, in una delle maggiori economie del mondo. Oggi l’Italia è un membro fondatore dell’Unione Europea, una delle nazioni più industrializzate e un punto di riferimento nel Mediterraneo. Ma il presidente Mattarella non ha nascosto le criticità: povertà, disuguaglianze, ingiustizie, corruzione, infedeltà fiscale, reati ambientali restano nodi irrisolti che la Repubblica deve affrontare.
Una democrazia resiliente e le sue sfide attuali
Nonostante le difficoltà, il messaggio del Capo dello Stato è stato di ottimismo: “Nessun ostacolo è più forte della nostra democrazia“, ha detto, lanciando un appello ai giovani a essere “esigenti e coraggiosi” e a “sentirsi responsabili come la generazione che, ottant’anni fa, costruì l’Italia moderna“.
Il 2026 si apre, però, in un clima di crescente incertezza internazionale. L’attacco al multilateralismo e il prevalere della logica della forza su quella del dialogo e della diplomazia preoccupano chi crede nei valori fondanti dell’integrazione europea, nata proprio dalla volontà di superare i nazionalismi che avevano portato alla guerra.
Sul fronte interno, il sistema politico italiano sta attraversando una fase di importanti riforme. La maggioranza di centrodestra ha depositato una proposta per una nuova legge elettorale, il cosiddetto “Stabilicum”, che prevede un sistema proporzionale con premio di governabilità e possibile ballottaggio, con l’obiettivo di garantire maggiore stabilità agli esecutivi. Intanto, dopo la bocciatura referendaria sulla riforma della giustizia, gli equilibri all’interno della coalizione sono in evoluzione, con Fratelli d’Italia stabilmente primo partito nei sondaggi intorno al 27%.
“I volti della Repubblica”: le celebrazioni per gli 80 anni
Le celebrazioni ufficiali hanno preso il via domenica 1° giugno con l’apertura al pubblico dei Giardini del Quirinale, riservata alle fasce deboli della popolazione e arricchita dalle esibizioni della Banda Interforze e del Coro degli Alpini. Nel pomeriggio, il presidente Mattarella ha ricevuto i Capi Missione accreditati in Italia per il Concerto al Quirinale, eseguito dall’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma.
Martedì 2 giugno, la giornata clou: alle 9.15, il presidente rende omaggio all’Altare della Patria con la deposizione di una corona d’alloro al Milite Ignoto. Segue la tradizionale parata militare lungo via dei Fori Imperiali, con la presentazione dei reparti schierati e la rivista dalla tribuna presidenziale. La sera, piazza del Quirinale ospiterà “I volti della Repubblica”, una grande manifestazione che ripercorrerà la storia repubblicana con la partecipazione di artisti, musicisti, danzatori, attori e campioni dello sport. L’evento sarà trasmesso in diretta su Rai Uno e Rai Italia.
Il primo voto delle donne: un anniversario nella ricorrenza
Un aspetto centrale di queste celebrazioni è la memoria del primo voto delle italiane. L’11 giugno, nell’Aula Magna del Rettorato, si terrà l’incontro “1946: il primo voto delle Italiane”. Un evento che sottolinea come quella consultazione del 1946 non fosse solo una scelta istituzionale, ma anche l’atto di nascita della piena cittadinanza femminile nel nostro Paese.
Le celebrazioni coinvolgono tutto il territorio nazionale. A Napoli, oggi sono previsti concerti e manifestazioni al Lirico e in piazza del Plebiscito. A Genova, il presidente della Regione Giovanni Toti partecipa alla cerimonia istituzionale in piazza Matteotti, mentre a La Spezia l’evento “Italia Donna 1946-2026” che celebra ottant’anni di storia italiana attraverso musica e immagini. Anche a Biella, Trapani e in numerose altre città italiane sono previsti maxischermi e iniziative pubbliche.
Il lascito di ottant’anni: un progetto da custodire
Ottant’anni di Repubblica sono un traguardo imponente, ma anche un’eredità delicata da consegnare alle generazioni future. Come ha ricordato il presidente Mattarella, la democrazia e i diritti non sono conquiste definitive, ma “valori che devono essere custoditi, difesi e alimentati ogni giorno“. L’appello ai giovani è forse il messaggio più profondo di questo anniversario: sentirsi responsabili come coloro che, ottant’anni fa, ebbero il coraggio di scegliere un futuro diverso e di costruire l’Italia moderna sulle macerie della guerra.
In un’epoca di rapidi cambiamenti, nuove povertà e tensioni internazionali, la Repubblica italiana si trova ancora una volta di fronte a una scelta: continuare a essere una democrazia fondata sul lavoro, sulla partecipazione e sull’uguaglianza, o lasciare che le disuguaglianze e l’apatia ne minino le fondamenta. Ottant’anni di storia suggeriscono che, quando gli italiani sono stati chiamati a decidere, hanno saputo guardare avanti. Oggi come ieri.
Roberto Greco