Agenzia delle Entrate. C’è di nuovo aria di “rottamazione” delle cartelle di pagamento, la quinta.

Dopo quattro “rottamazioni” di cartelle di pagamento e l’abbandono di somme iscritte a ruolo d’importo non superiore a mille euro, si pensa ad un’altra definizione agevolata delle cartelle non pagate.
C’è da dire che si è ritenuto che col pagamento del solo tributo, senza sanzioni ed interessi, i debitori avrebbero potuto saldare quanto originariamente preteso dal fisco.
Ma tutti gli interventi prima cennati non hanno dato risultati soddisfacenti.
L’ammontare delle somme iscritte a ruolo, anziché diminuire, è aumentato.
Ci troviamo, quindi, in presenza di una enorme e molto preoccupante quantità di carichi iscritti a ruolo giacenti presso l’Agenzia delle Entrate-Riscossione, somme di cui solo una modestissima percentuale potrà essere riscossa.
Una situazione, specialmente l’altissima percentuale di somme inesigibili, molto grave, così come evidenziato dagli stessi Vertici del Ministero dell’Economia e delle Finanze, dall’Agenzia delle Entrate, ed anche dalla Corte dei Conti.
Il “magazzino” dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione contiene attualmente quasi mille e trecento miliardi di crediti (con circa 160 milioni di cartelle “giacenti”), di cui quasi la metà assolutamente irrecuperabili perché intestati a persone decedute o nullatenenti oppure a imprese già cessate o interessate da procedure concorsuali chiuse. Nel 2024, Ruffini, l’allora direttore dell’Agenzia delle Entrate, aveva dichiarato che non più del 7% poteva essere considerato recuperabile.
È stato rilevato pure che una parte significativa dei debiti irrecuperabili riguardano soggetti “recidivi”, ossia soggetti che si sono avvalsi delle diverse versioni della rottamazione, hanno pagato magari una sola rata, hanno fermato (provvisoriamente) le azioni esecutive del fisco, e poi si sono fermati.
In verità, allo scopo di incrementare l’efficienza dei sistemi della riscossione, il Governo, in attuazione dell’articolo 18 della Legge delega per la riforma tributaria (la legge 111 del 9 agosto 2023), con il Decreto legislativo n. 110 del 29 luglio 2024, ha introdotto diverse novità, tra le quali merita di essere segnalata la rivisitazione del sistema della rateizzazione dei debiti verso l’Erario, con la previsione di un numero massimo di rate pari a 120 (dieci anni), e ciò al fine di facilitare i pagamenti ed invogliare i contribuenti a pagare quanto dovuto.
Ed ancora, per trovare una soluzione per lo smaltimento del grosso arretrato riguardante le iscrizione a ruolo, quelle che formano il “magazzino” al quale prima si è fatto cenno, in base a quanto previsto dall’articolo 7 del citato Decreto Legislativo n. 110/2024, è stata istituita un’apposita commissione, al fine di procedere all’analisi del magazzino in carico all’Agenzia delle entrate-Riscossione e, relazionare al Ministro dell’economia e delle finanze per proporre le possibili soluzioni, da attuare con successivi provvedimenti legislativi, al fine di conseguire, gradualmente, il discarico di tutto o parte del predetto magazzino, una operazione che dovrebbe concludersi entro il 31 dicembre 2031.
Il problema del “magazzino della Riscossione”, tuttavia, sussiste ancora e continua ad essere molto grave.
Ecco, quindi, che l’esigenza di un ulteriore intervento appare sempre più concreta.
E tra le soluzioni che sono state ipotizzate più recentemente, c’è pure la previsione di una ennesima forma di “rottamazione”, sarebbe la quinta, una definizione agevolata che potrebbe essere inserita tra le disposizioni della prossima legge di bilancio 2026.
Tali recenti proposte legislative prevedono, più precisamente, la definizione agevolata, ossia senza pagamento di sanzioni ed interessi, delle somme affidate all’agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 fino al 31 dicembre 2023. Si sta inoltre valutando l’inclusione delle cartelle notificate nel 2024, purché relative ad annualità passate.
L’importo dovuto dovrebbe essere pagato in unica soluzione oppure in dieci anni, ossia con una rateizzazione fino a 120 rate mensili.
Per i contribuenti con un debito iscritto a ruolo superiore a 50.000 euro, potrebbe essere previsto un pagamento immediato del 5% dell’intero debito.
Non dovrebbe comportare la decadenza dall’agevolazione il mancato pagamento delle rate per un numero non superiore ad otto.
Il Viceministro dell’Economia Maurizio Leo, comunque, è dell’avviso che della rottamazione quinquies debbano potersi avvalere solo i soggetti che si trovano in oggettiva difficoltà economica. Dovrebbero essere esclusi, invece, i “recidivi”.
Si pensa pure ad una nuova versione del “saldo e stralcio”, ossia l’abbandono automatico di somme iscritte a ruolo di modesto importo (probabilmente quelle fino a 5.000 euro), visto che anche il tentativo di riscuotere coattivamente tali somme può risultare non conveniente per l’Erario.
Comunque, la copertura finanziaria del provvedimento sarà decisiva nella formulazione delle nuove norme e nella determinazione dei contribuenti che se ne potranno avvalere.
Ricordiamo che l’ultima forma (in ordine di tempo) di rottamazione, la quater, quella introdotta con la Legge di Bilancio 2023, consentiva di estinguere i debiti affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione tra il 1° gennaio 2000 e il 30 giugno 2022 ed il mantenimento dei benefici era subordinato al rispetto delle scadenze previste. La rateizzazione era consentita fino a un massimo di 18 rate.
In realtà sono molti quelli che sostengono che tutte le forme di condono o, comunque, qualunque agevolazione concessa ai contribuenti per estinguere i propri debiti verso l’Erario costituiscono solo un premio agli evasori.
Ed in effetti, se pensiamo a tutti gli altri cittadini, ligi al dovere fiscale, che partecipano alla spesa pubblica versando tempestivamente quanto previsto dalla legge, contribuendo, peraltro, alla realizzazione dei principi di sussidiarietà e di solidarietà ed alla redistribuzione della ricchezza su cui ogni Stato veramente democratico si fonda, qualunque intervento di favore può apparire fuori luogo.
Ma, come è noto, accanto ai “furbetti” ed agli evasori incalliti, ci sono anche persone che, talvolta per motivi personali, altre volte per cause impreviste non dipendenti dalla loro volontà, incontrano grosse difficoltà nel pagare quanto previsto dalla legge.
Ecco quindi che, proprio quei principi di solidarietà di sussidiarietà ai quali prima si faceva riferimento, qualche volta giustificano interventi di aiuto.