Con l’amore come cura e il teatro come strumento di libertà, Giovanna Allotta racconta come la fragilità possa diventare energia vitale e dono per gli altri

Giovanna Allotta Giovanna è sulla sedia a rotelle dall’età di 9 anni. È stata colpita da una distrofia secondaria che ha intaccato tutti i muscoli, in particolare le gambe. Sposata con Maurizio vive a Belmonte Mezzagno, in provincia di Palermo.
Giovanna ci vuoi raccontare la tua storia?
«I periodi dell’adolescenza non sono stati semplici perché ero una ragazza molto indipendente bloccata dentro un corpo che non si muoveva. Ho passato momenti terribili. A volte la mia testa e il mio cuore hanno pensato di non farcela. Vedevo la mia diversità come un mostro da cui liberarmi. Ma proprio quando pensavo che tutto era finito il mio cuore ha scelto di vivere e non di morire. Ho incominciato a lavorare su me stessa e ho scoperto che, con gli strumenti corretti, avrei potuto superare tutti i limiti che avevo trovato insormontabili.
Da quel momento la mia vita è cambiata, la mia disabilità non era più il mio punto debole ma è diventato il mio punto di forza. Oggi so che le mie gambe non si muovono, ma la mia testa è in grado di arrivare davvero molto lontano».
Ma hai fatto molto di più…
«Ho deciso di dare testimonianza a tanti ragazzi di ciò che avevo vissuto. Ho insegnato loro che la speranza non va mai persa e+, proprio insieme a loro, ho riscoperto la voglia di vivere, di condividere, di amare. Questa cosa è diventata concreta, perché da qui nasce l’Associazione Il Tesoro Ritrovato che oggi ospita 25 ragazzi diversamente abili ma in grado di gestire la propria vita in autonomia, all’insegna dell’amore e della condivisione».
Parlaci della compagnia teatrale che hai fondato…
«L’arte non ha limiti, ecco perché ho deciso di mettere in scena le mie emozioni. Per combattere il dolore ho scritto nelle mie sceneggiature pensieri e paure. Tutto questo per esorcizzarle. Grazie a questo sono diventata scrittrice e regista dei miei spettacoli che dimostrano come la forza interiore è in grado di superare le difficoltà e i problemi della vita.
È nata così una compagnia teatrale, ma non una compagnia teatrale come tutte le altre. Una compagnia che riesce a mettere in scena tutte le emozioni della mia vita che possono essere testimonianza al prossimo. All’interno della compagnia teatrale ci sono alcuni professionisti e ho inserito i miei ragazzi diversamente abili. Chi meglio di loro può conoscere le mie emozioni? Il loro limite sul palco diventa un punto di forza, così gli spettacoli che mettiamo in scena diventano speciali e non scontati».
Un punto di svolta, direi…
«Il teatro per noi è diventato uno strumento d’integrazione, espressione e crescita personale. Ci aiuta a sviluppare autostima e le capacità comunicative, permettendoci di esplorare e gestire le emozioni e di riconoscere il valore della disabilità».
Riccardo Rossi