L’Ars approva la Finanziaria ma la maggioranza va in pezzi

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Il voto finale della Finanziaria è arrivato in piena notte, ma il centrodestra siciliano ha poco da festeggiare. Perché se da un lato la maggioranza di Renato Schifani raggiunge l’obiettivo di approvare la Finanziaria prima di Natale, scansando per la terza volta l’esercizio provvisorio, dall’altra la coalizione va in frantumi.
Si chiude così la maratona all’Assemblea regionale siciliana che, nella notte tra sabato e domenica, ha esitato la Finanziaria con meno di 30 “sì”. Un esito per nulla scontato, viste le accese polemiche delle ore precedenti tutte interne alla maggioranza.

Lo scontro

L’iter della manovra, nei giorni scorsi, era andato a rilento: il passaggio in commissione Bilancio aveva gonfiato lo schema di bilancio che era arrivato a ben 134 articoli, la maggior parte dei quali poi stralciati o riscritti.
In Aula l’assessore all’Economia, Alessandro Dagnino, ha dovuto difendersi dagli attacchi delle opposizioni ma anche dalle bacchettate del presidente di Sala d’Ercole, Gaetano Galvagno, finito nell’occhio del ciclone anche per un messaggio inviato ai deputati di centrodestra.
Un testo che, nelle intenzioni, voleva essere distensivo ma che ha finito col provocare gli strali delle minoranze, specie quando ha fatto riferimento al “clima di odio” e al fatto che alcuni deputati sarebbero rimasti a bocca asciutta. Circostanza che, ha annunciato il leader di Controcorrente Ismaele La Vardera, sarà anche oggetto di un esposto.
La goccia che ha fatto però traboccare il vaso è l’asse che Galvagno ha provato a costruire con le opposizioni, in primis Pd e M5s, e che avrebbe creato non poche tensioni dentro Forza Italia, con il coordinatore Marcello Caruso costretto a intervenire per riportare la calma.
“Un disastro politico e morale – ha attaccato il capogruppo M5s Antonio De Luca – Un’Aula ridotta a un mercato, con una maggioranza allo sbando e interessata solo a portare a casa qualcosa per sé”.

Le misure approvate

Stralciati oltre 70 articoli, della manovra restano comunque alcune misure importanti come il fondo all’editoria, oggetto di critiche da parte dell’Assostampa, l’aumento delle ore per gli ex Pip, la stabilizzazione dei trattoristi Esa, i fondi per Siciliacque che non danneggeranno i Comuni.
E ancora la “Super Zes”, gli incentivi agli agricoltori e alle spiagge libere, il sostegno agli enti locali, le borse di studio per il personale non medico, la manutenzione delle scuole, le misure per il rientro di chi vive all’estero, le stabilizzazioni, i 6 milioni al Cefpas.

Prospettive di rimpasto

Il governatore Renato Schifani, a differenza degli altri anni, si è tenuto ben lontano da Sala d’Ercole e il risultato è il caos in maggioranza. L’Mpa da Catania ha chiesto il rimpasto, così come Cateno De Luca che sembra ormai essere tornato all’opposizione.
Non è un mistero che a gennaio il presidente dovrà mettere mano alla giunta, sia per assegnare le deleghe tolte alla Dc, sia per discutere del futuro dei due assessori tecnici, ossia Dagnino e la titolare della Salute Daniela Faraoni. Ma in bilico ci sarebbe anche Elvira Amata, al Turismo, a causa delle inchieste.
Una partita che Schifani dovrà giocare col bilancino, tenendo insieme gli appetiti del suo gruppo e degli alleati, guardando alla variazione da 2 miliardi che si sbloccherà dopo la parifica sui consuntivi da parte della Corte dei Conti.
Un tesoretto che il governatore vorrebbe spendere per pochi interventi di peso, capaci di imprimere un’accelerazione all’economia dell’Isola. E, magari, utili a vincere la sfida della ricandidatura.

Roberto Immesi

Roberto Immesi
Roberto Immesi
Giornalista pubblicista, è Revisore dei Conti dell’Ordine dei Giornalisti di Sicilia e Presidente dell’Unione Cattolica Stampa Italiana (Ucsi), sezione di Palermo. Collabora con LiveSicilia.it, Portadiservizio.it e “Radio Spazio Noi”, emittente dell’arcidiocesi di Palermo.

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