La cultura non è un reperto immobile, ma un motore di riscatto sociale che parte dai giovani e arriva fino alle profondità del mare. Il Parco Archeologico di Himera rafforza sempre più la partnership con Archeoclub d’Italia, che punta tutto sulla formazione delle nuove generazioni e sulla legalità marittima. «Proprio attraverso il coinvolgimento dei giovani possiamo essere certi che il nostro patrimonio possa essere non solo vissuto oggi, ma anche tramandato nel tempo», dichiara Flora Rizzo, vicepresidente nazionale dell’associazione. L’associazione non si limita alla semplice divulgazione, ma lancia progetti ambiziosi come “MareNostrum”, che unisce l’archeologia subacquea al recupero sociale. Rizzo racconta che l’esperienza della motovela “MareNostrum Dike”, data in custodia dalla Procura di Ragusa all’associazione in custodia giudiziale. Oggi viene utilizzata per attività educative rivolte a giovanissimi che hanno vissuto l’esperienza del carcere minorile. Questi ragazzi, impegnandosi nella pulizia dei mari, acquisiscono competenze tecniche che aprono loro le porte del mondo lavorativo della subacquea.
Himera e Cefalù: un protocollo d’intesa per riscoprire le radici comuni
Parallelamente, il legame territoriale tra i siti archeologici diventa il perno di una nuova strategia di promozione culturale. Stefania Randazzo, presidente Archeoclub d’Italia sede di Cefalù, sottolinea come il supporto al Parco di Himera nasca da un legame “antico” e imprescindibile, poiché Cefalù affonda le sue radici proprio nell’origine imerese. Questo rapporto è stato formalizzato attraverso un protocollo d’intesa volto a sviluppare attività in stretta collaborazione, spostando il focus dai grandi monumenti ai contenuti meno visibili dei depositi.
La Pietra Lumachella: l’identità di Cefalù diventa un caso nazionale
Randazzo spiega che la forza dell’associazione risiede nella sua struttura a rete, capace di trasformare progetti locali in iniziative di respiro nazionale. Un esempio lampante è il lavoro sulla Pietra Lumachella, la pietra identitaria di Cefalù, che è diventata protagonista di un progetto che coinvolge sedi sparse in tutta Italia per valorizzare le specificità geologiche e storiche dei territori. La condivisione di buone prassi e obiettivi scientifici permette alle diverse sedi di riconoscere e far riconoscere le proprie radici in un contesto più ampio.
Didattica archeologica: trasformare il museo in un laboratorio per le scuole
L’attività didattica resta tuttavia il cuore pulsante dell’impegno di Archeoclub, specialmente nel rapporto quotidiano con le scuole. Randazzo sottolinea che durante l’anno l’obiettivo principale sono gli studenti, coinvolti in percorsi che spaziano dall’archeologia pura a laboratori trasversali sui materiali. Questo approccio permette ai ragazzi e alle ragazze di non vedere il museo come un luogo statico, ma come un laboratorio attivo dove la storia si intreccia con il presente.
Cultura e legalità: formare una cittadinanza consapevole attraverso il patrimonio
Il Parco di Himera, con il suo Antiquarium articolato su più livelli e le sue necropoli che conservano anfore reimpiegate per le sepolture infantili, offre lo scenario perfetto per questo tipo di educazione emozionale. Flora Rizzo conclude ribadendo che l’obiettivo finale è la creazione di una cittadinanza consapevole, dove il patrimonio culturale diventi uno strumento di legalità vissuta. Solo così, attraverso la cura dei depositi e la pulizia dei mari, la “Legacy in the Deep” di Himera potrà continuare a parlare alle generazioni future.
Mario Catalano
