Area Marina Protetta Capo Milazzo: la sfida per salvare il mare che scotta e promuovere il turismo responsabile

Il riscaldamento delle acque preoccupa gli esperti, ma l’Area Marina Protetta Capo Milazzo risponde con monitoraggi costanti e una gestione innovativa degli accessi

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AMP Capo Milazzo
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Il Mediterraneo sta cambiando volto, e non è un cambiamento indolore. Sotto la superficie che vira dal cobalto allo smeraldo, la temperatura sale a ritmi che non si vedevano da decenni. L’acqua scotta, e il fenomeno non è più una proiezione statistica, ma una realtà fisica che colpisce anche i tesori della nostra isola. Il riscaldamento globale è arrivato fin qui, lambendo le coste siciliane e mettendo alla prova la resilienza degli ecosistemi. Giuseppe Maimone, responsabile di servizio presso l’Area Marina Protetta Capo Milazzo, non usa giri di parole: la protezione del mare oggi non è più solo una questione di divieti, ma una lotta contro il tempo e l’innalzamento delle temperature. In questo scenario critico, la riserva mamertina si trasforma in un laboratorio a cielo aperto dove la scienza incontra il turismo, cercando una formula per salvare la bellezza dalla sua stessa popolarità.

Riscaldamento acque: il monitoraggio di un mare febbricitante

La notizia che apre questa stagione non riguarda solo le spiagge affollate, ma la salute del “paziente” mare. «Abbiamo un problema globale che naturalmente tocca anche noi: il riscaldamento delle acque», spiega Giuseppe Maimone, responsabile di servizio presso l’Area Marina Protetta Capo Milazzo. «In qualche modo abbiamo le mani legate – ammette il responsabile – perché non esiste uno strumento meccanico per raffreddare il mare a Capo Milazzo». L’unica arma è la conoscenza: monitorare costantemente le variazioni termiche serve a comprendere come gli organismi reagiscono allo stress, permettendo di pianificare interventi di salvaguardia dove la natura mostra i segni di sofferenza più evidenti.

Biodiversità marina: gorgonie e ricerca scientifica in prima linea

Il termometro che sale non è un dato astratto, ma un pericolo concreto per la biodiversità marina. A soffrirne sono in particolare le gorgonie, i ventagli colorati che popolano i fondali più profondi e che rappresentano indicatori preziosi dello stato di salute del mare. «L’impatto esiste ed è negativo, ma fortunatamente i nostri monitoraggi ci dicono che la situazione qui non è drammatica come in altre zone d’Italia e del Mediterraneo», precisa Maimone. Questo monitoraggio non è un lavoro solitario: l’Area Marina Protetta Capo Milazzo ha costruito una rete scientifica d’eccellenza, collaborando con la Stazione Zoologica Anton Dohrn e l’Università degli Studi di Messina, socio del consorzio di gestione. Questa sinergia tra ricerca e amministrazione permette di avere un quadro dettagliato della flora e della fauna, assicurando che ogni decisione gestionale sia guidata da evidenze scientifiche e non da semplici supposizioni, tutelando così l’inestimabile patrimonio sommerso della Sicilia. Inoltre l’AMP Capo Milazzo ha aderito al progetto Mare Caldo una iniziativa di Greenpeace Italia in collaborazione con il DiSTAV dell’Università di Genova. Grazie a questo progetto si monitora l’impatto della crisi climatica e delle ondate di calore nei mari italiani attraverso termometri subacquei e immersioni, coprendo diverse aree di studio tra cui diverse Aree Marine Protette.

Turismo sostenibile: la nascita del visitatore consapevole

Nonostante le sfide poste dal clima, l’attrattività di Milazzo non accenna a diminuire. Dalla sua fondazione operativa nel 2019, la riserva ha attraversato le difficoltà della pandemia per esplodere in una crescita costante di presenze dal 2021 a oggi. Ma ciò che colpisce Maimone non è solo il dato quantitativo, quanto quello qualitativo: sta nascendo un turismo sostenibile e profondamente maturo. Se anni fa i visitatori chiedevano solo indicazioni generiche, oggi l’infopoint dell’area protetta è subissato di domande specifiche sulla biodiversità e sulle regole di comportamento. «Cosa posso fare in quest’area? Quali sono le specie che posso incontrare?», sono i quesiti più frequenti. Questo passaggio da un turismo passivo a uno “responsabile e ambientale” è il più grande successo della riserva, dimostrando che l’istituzione dell’area protetta ha generato una nuova cultura del rispetto e della tutela nel fruitore finale.

Accesso alle piscine di Venere: gestire la bellezza col numero chiuso

Uno dei punti più delicati della gestione riguarda il sentiero naturalistico di Ponente, che conduce alle leggendarie Piscine di Venere. In un’epoca di sovraffollamento turistico, l’Area Marina Protetta Capo Milazzo ha scelto la strada del rigore per evitare il degrado degli ecosistemi più fragili. Non si tratta di un divieto assoluto, ma di un contingentamento intelligente. «Non siamo per il turismo di massa con mille presenze contemporanee», chiarisce Maimone. Il personale dell’area protetta effettua un conteggio costante degli ingressi e, quando si raggiunge una soglia critica gli accessi vengono temporaneamente bloccati. Si invita gentilmente chi è già in acqua a uscire per lasciare spazio a chi è in coda, creando un sistema di “cambio” che i turisti accettano con grande senso civico, consapevoli che il limite è garanzia di un’esperienza di qualità superiore.

Posidonia oceanica: campi ormeggio contro l’ancoraggio selvaggio

La tutela del mare passa anche da gesti tecnici apparentemente invisibili ma vitali. È il caso della protezione della Posidonia oceanica, la “foresta marina” che produce ossigeno e immagazzina anidride carbonica, risultando essenziale nella lotta ai cambiamenti climatici. Per prevenire il danno causato dalle ancore che “arano” i fondali, l’Area Marina Protetta Capo Milazzo ha implementato dei campi ormeggio, anche grazie al progetto PNRR MER. Questo sistema consente ai diportisti di sostare in mare fissando la propria imbarcazione a boe dedicate, evitando così di gettare l’ancora sulle praterie di Posidonia. È un esempio perfetto di fruizione sostenibile: si permette il godimento del mare garantendo al contempo che il “polmone” subacqueo del Capo resti intatto, riducendo l’impatto antropico su una risorsa fondamentale per la resilienza dell’intero ecosistema costiero.

Scuole e stranieri: un futuro internazionale e giovane

Il fascino della riserva mamertina ha ormai superato i confini nazionali, attirando visitatori da ogni parte del globo. Nel mese di giugno si è registrato un vero e proprio picco di turisti americani, affiancati da presenze cinesi e giapponesi, oltre alla tradizionale ondata europea da Francia, Spagna e Germania. Ma la vera scommessa per il futuro è rappresentata dai giovani e dal turismo scolastico: «Dall’anno scorso è partito un segmento importante», racconta Maimone, riferendosi alle numerose scolaresche che tra aprile e maggio scelgono Capo Milazzo come tappa per i loro viaggi di istruzione. Attraverso laboratori di biologia marina ed educazione ambientale, l’area protetta non si limita a mostrare il paesaggio, ma educa le nuove generazioni al rispetto della natura. Vedere ragazzi interessati e partecipi è la prova che l’Area Marina Protetta Capo Milazzo sta seminando bene, costruendo oggi i custodi del mare di domani.

Mario Catalano

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