Mareggiate e ciclone Harry: esenzione dei canoni demaniali in Sicilia tra aiuti e timori

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Il decreto regionale: sollievo immediato, non definitivo

Con il decreto emanato dall’Assessorato Regionale del Territorio e dell’Ambiente, laRegione Sicilianaha disposto l’esenzione straordinaria dal pagamento dei canoni demaniali marittimi per l’annualità 2026, a favore delle concessioni turistico-ricreative, sportive, della nautica da diporto, della cantieristica navale e delle aree portuali colpite dagli eventi calamitosi del ciclone Harry.

Una misura dal valore stimato di circadieci milioni di euro, approvata all’unanimità dall’ARS, che arriva in una fase delicata: quella in cui le imprese devono decidere se e come investire per ricostruire, mentre i segni delle mareggiate sono ancora visibili lungo tutta la costa siciliana.

Il commento a caldo: tra gratitudine e inquietudine

A raccontare cosa significa questo provvedimento dal punto di vista degli operatori èFiba Confesercenti Sicilia, attraverso la voce del suo presidente regionale, Alessandro Cilano.

Il tono è quello di chi riconosce l’importanza del gesto istituzionale, ma non riesce ancora a sentirsi davvero al sicuro.

«È un passo importante– spiega Cilano –soprattutto dopo i danni enormi che abbiamo subito. È un segnale che ci permette di cominciare a sperare».
La parola “sperare” torna più volte, quasi a segnare il confine tra il sollievo immediato e una preoccupazione che resta di fondo.

Investire oggi, senza sapere del domani

Il nodo centrale, per Cilano, non è il canone in sé, ma ciò che viene dopo.

«Anche se non paghiamo il canone nel 2026, dobbiamo comunque affrontare lavori di ristrutturazione, sostituzioni, interventi pesanti. Il problema vero è un altro: se tra 12, 14 o 16 mesi torniamo a bando, quale futuro c’è per ammortizzare questi investimenti?».

È qui che la voce si fa più tesa. Non è una questione astratta, ma una scelta quotidiana che riguarda mutui, fornitori, lavoratori. Investire oggi, senza certezze sulla continuità delle concessioni, significa esporsi a un rischio che molti operatori faticano a sostenere.

Il dialogo con la Regione: apertura riconosciuta

Non manca, però, il riconoscimento per il lavoro svolto in questi giorni a livello istituzionale.

«Su questo, devo dirlo chiaramente: l’Assessorato e la Quarta Commissione Regionale all’ARS sono stati completamente disponibili al dialogo. C’è stato ascolto, consapevolezza dei danni e volontà di trovare soluzioni». Un “applauso”, lo definisce Cilano, che però non cancella l’urgenza di trasformare il confronto in decisioni operative, soprattutto sul tema delle scadenze concessorie, su cui in sede regionale si è iniziato a discutere di una possibile estensione legata agli eventi calamitosi.

Il rischio sistemico: non solo balneari

Nel racconto dell’imprenditore emerge con forza una consapevolezza: il problema non riguarda solo gli stabilimenti balneari.

«Se non riusciamo a ripartire– avverte Cilano –si blocca tutto il sistema turismo. Chi viene in Sicilia per il mare prenota alberghi, B&B, voli, trasporti, ristoranti. Se si ferma il mare, si ferma l’indotto. E il danno diventa molto più grande, per tutti».

È un passaggio che allarga lo sguardo: la crisi delle imprese costiere diventa una questione economica regionale, non settoriale.

Rifiuti e mareggiate: un problema ancora aperto

C’è poi un altro fronte, più concreto e quotidiano, che pesa sulle spalle degli operatori: quello dello smaltimento dei detriti. Cilano racconta di giornate passate a raccogliere rifiuti restituiti dal mare, spesso sepolti sotto la sabbia dopo ogni nuova mareggiata: legno, pezzi di barche, resine, materiali di ogni tipo.

«Abbiamo fatto interventi con volontari, con associazioni come Legambiente e WWF, e devo dire che la Rap si è messa a disposizione. Ma resta una domanda fondamentale: chi deve pagare lo smaltimento di questi rifiuti?».

La richiesta è chiara: una risposta certa dalle istituzioni comunali su ciò che è frutto diretto dei danni da mareggiata, per evitare che costi e responsabilità ricadano impropriamente su chi prova a ripulire e ripartire.

Tra speranza e attesa

Il decreto sui canoni rappresenta, nelle parole di Cilano,“un primo passo”. Un segnale positivo, necessario, ma non sufficiente da solo a garantire la ripresa.

Il sentimento che emerge alla fine dal racconto di Cilano descrive un equilibrio fragile trasperanza e preoccupazione. C’è gratitudine per l’ascolto ricevuto ma, anche, timore per un futuro ancora incerto.

Perché, come dimostra il ciclone Harry, l’emergenza climatica non è più un’eccezione. E senza tempi certi, regole chiare e una visione di medio periodo, anche la voglia di ricostruire rischia di fermarsi davanti all’incognita del domani.

Mauro Faso

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