Acquasanta, il bene confiscato diventa centro di inserimento lavorativo e di ascolto (VIDEO)

Nel bene confiscato dell'Acquasanta nasceranno un centro di ascolto e una struttura di inserimento lavorativo. Le prime attività sono state due masterclass di cucina.

0
2164
Reading Time: 2 minutes

Un centro di ascolto affiancato a una struttura di inserimento lavorativo, è questo il futuro del bene confiscato alla mafia di via Simone Gulì 226, all’Acquasanta, che il Comune di Palermo ha dato in gestione al Consorzio Network dei Talenti.

Le prime attività promosse sono state delle masteclass di cucina dedicate all’arte bianca siciliana. Alcuni ragazzi dell’associazione Sport21 Odv e un gruppo di donne dell’associazione Millecolori hanno lavorato su tre pilastri della rosticceria palermitana: la focaccia siciliana, la faccia di vecchia e lo sfincione.

A gestire il bene è un consorzio arrivato alla cucina dopo un percorso cominciato sulla terra: dalla cooperativa sociale agricola che lavora un uliveto confiscato di 42 ettari, dal quale si ricava un extravergine biologico, nasce l’idea di trasferire all’Acquasanta un modello costruito attorno all’occupazione di persone svantaggiate. «Ci siamo occupati di migranti e anche di persone in stato di detenzione», dice Luciano Maria D’Angelo, presidente del Consorzio Network dei Talenti.

Questa nuova cucina nel quartiere nasce come strumento d’integrazione: «Per noi la cucina all’interno del bene confiscato è un pretesto», spiega D’Angelo: un pretesto per l’integrazione fra le culture ormai presenti a Palermo e per l’educazione alimentare, rivolta ai bambini perché riprendano la capacità di gustare i prodotti della tradizione siciliana e alle mamme perché una cattiva alimentazione non produca obesità infantile.

La masterclass rientra nelle azioni integrate di due progetti, C.E.I.A.M. (Centro educazione e integrazione alimentazione mediterranea) e DEMETRA (Centro antiviolenza), dai quali è nato un protocollo d’intesa per la promozione della sana alimentazione, dell’inclusione sociale e del sostegno alle donne vittime di violenza attraverso una rete territoriale integrata. Ne fanno parte, oltre a Sport21 e Millecolori, la parrocchia Maria SS. della Lettera, Acli Palermo Aps, l’associazione Mediter Italia, l’associazione Sara Campanella, il Cirpe, l’Aipd sezione di Palermo Ets e Tour & Bike Aps. Ognuna porta il proprio lavoro quotidiano sulle fragilità.

Non si tratta, dunque, di una semplice cucina bensì di uno spazio in cui l’ascolto e il lavoro, nell’impianto del progetto, stanno insieme perché, dice D’Angelo, «l’inserimento lavorativo rende le persone autorevoli e dignitose».

Andrea Maria Rapisarda Mattarella