Non è il numero dei detenuti a rappresentare oggi la principale criticità dell’Istituto penale per i minorenni “Malaspina” di Palermo. La situazione emersa durante la visita della delegazione del Partito Radicale racconta piuttosto le difficoltà quotidiane di un edificio inadeguato per la funzione detentiva sia a livello strutturale sia logistico. Attualmente, infatti, nell’istituto sono presenti 27 giovani detenuti su circa circa 45-48 posti previsti.
Anche se un gruppo di celle sono chiuse per dei lavori di ripristino, rimane comunque un numero inferiore rispetto ai livelli di sovraffollamento che caratterizzano molte strutture penitenziarie italiane. «Il problema del “Malaspina” non è il sovraffollamento, ma la struttura – conferma al nostro giornale Donatella Corleo, referente del Partito Radicale in Sicilia, al termine della visita -. Questo è stato per anni un punto di riferimento nel sistema minorile, ma oggi emergono difficoltà legate soprattutto alla manutenzione e alla necessità di investimenti».
Tra le criticità evidenziate c’è proprio la condizione dell’edificio. Alcuni spazi sono periodicamente interessati da interventi di ripristino dopo episodi di danneggiamento, mentre altre aree che in passato rappresentavano un valore aggiunto per le attività dei ragazzi, come la piscina dell’istituto, non riescono più a essere utilizzate con continuità per la mancanza delle risorse necessarie alla manutenzione.
Pochi agenti, attività ridotte e le difficoltà della vita quotidiana
La visita ha messo in luce anche il peso della carenza di personale. Gli agenti della polizia penitenziaria presenti sono 39 rispetto ai 55 previsti in organico, una scopertura che incide sull’organizzazione quotidiana e sulla possibilità di garantire un numero adeguato di attività fuori dalla cella. La mancanza di personale di custodia non riguarda soltanto l’aspetto della sicurezza, ma anche la funzione educativa dell’istituto. Con meno operatori disponibili diventa più complesso accompagnare i ragazzi nelle attività scolastiche, ricreative e trattamentali, aumentando il tempo trascorso all’interno delle celle.
Un capitolo delicato riguarda anche l’assistenza sanitaria. All’interno dell’istituto non è presente un presidio medico notturno, quindi nelle ore in cui non sono disponibili servizi interni, la struttura deve fare riferimento alla guardia medica o al 112. È invece garantita la presenza dello psichiatra per alcuni giorni alla settimana, un supporto particolarmente importante considerando la fragilità di molti ragazzi ospitati.
Durante la visita sono state segnalate anche criticità legate alle condizioni climatiche. Nei periodi di caldo intenso le celle, non tutte dotate di ventilatori, raggiungono temperature difficili da sostenere. La situazione viene aggravata dalla chiusura notturna delle grate interne e delle porte blindate, con una ventilazione che risulta insufficiente. Restano inoltre da affrontare problemi relativi all’impianto elettrico, considerato un intervento prioritario per ragioni di sicurezza.
Il ruolo delle associazioni e l’allarme sul disagio giovanile
Nonostante le difficoltà strutturali, il “Malaspina” continua a mantenere alcune attività grazie soprattutto alla presenza del terzo settore. Laboratori, iniziative culturali e percorsi educativi vengono portati avanti grazie al lavoro delle associazioni e delle cooperative che affiancano l’istituto. «Se queste realtà non ci fossero, molte attività non potrebbero essere realizzate – evidenzia Corleo -. Il lavoro del terzo settore in questo ambito è fondamentale».
Un altro fronte riguarda il lavoro. Sono attivi progetti di inserimento lavorativo previsti dagli articoli 20 e 21 dell’ordinamento penitenziario, che oggi coinvolgono quattro ragazzi e che dovrebbero essere estesi ad altri tre beneficiari nelle prossime settimane. Un’opportunità importante, ma ancora legata soprattutto all’impegno del terzo settore, mentre appare più complesso il coinvolgimento del mondo imprenditoriale.
Accanto alle condizioni materiali dell’istituto emerge poi il tema del disagio giovanile. Molti ragazzi arrivano con storie di fragilità familiari, dipendenze e difficoltà psicologiche che richiedono interventi complessi. L’uso di sostanze come crack e fentanyl, insieme a situazioni di marginalità sociale, rappresenta uno degli elementi che più frequentemente accompagnano i percorsi di devianza.
Corleo richiama anche gli effetti del decreto Caivano, che ha portato a un aumento dei trasferimenti di minori tra diversi istituti italiani. «Ci sono ragazzi che arrivano da altre regioni e spesso vengono allontanati dal loro contesto di riferimento – precisa -. Questo può aggiungere ulteriori difficoltà a situazioni già fragili». Nonostante il quadro critico, la visita ha restituito anche alcuni segnali positivi. La delegazione ha trovato ragazzi coinvolti nelle attività e un clima complessivamente sereno, frutto anche dell’impegno quotidiano degli operatori.
La richiesta finale riguarda interventi concreti: il completamento dell’organico della polizia penitenziaria, il miglioramento delle condizioni strutturali, un rafforzamento dell’assistenza sanitaria, un ampliamento dell’offerta formativa e maggiori opportunità lavorative. Perché, come ricorda Corleo, il disagio giovanile non può essere affrontato soltanto attraverso la detenzione, ma richiede un sistema capace di offrire strumenti reali di recupero e reinserimento.
Sonia Sabatino
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