La presenza degli ungulati nelle campagne e nelle aree periurbane di Castelbuono è al centro di un’indagine promossa da Antonino Virga, docente a contratto all’Università degli Studi di Palermo, Dipartimento di Scienze Agrarie.
Il questionario, rivolto a cittadini, agricoltori e frequentatori del territorio, raccoglie informazioni sull’impatto degli ungulati selvatici sull’ambiente agricolo e forestale. Virga spiega che il fenomeno riguarda ormai anche le aree periurbane e che mancano dati organici a disposizione delle autorità. L’indagine copre Madonie, Nebrodi e Monti Sicani e servirà a costruire un quadro utile per eventuali misure di controllo o eradicazione. I dati non sono ancora aggregati; secondo Virga, però, il problema risulta molto sentito soprattutto da agricoltori e allevatori, che segnalano danni che definiscono incalcolabili.
Mario Sferrino convive con la questione da circa sei anni. Parla di campagne devastate, vigneti abbandonati e animali presenti anche di giorno. «Le chiacchiere non portano a niente, ci vogliono i fatti», afferma. Santi Conoscenti descrive terreni dissestati, sistemazioni idrauliche distrutte, solchi spianati e colture danneggiate. «Siamo proprietari di niente», dice, denunciando un problema di cui si discute senza intervenire.
Il sindaco Mario Cicero sostiene che convegni, conferenze, indagini e ricerche non bastino più e chiede alla Regione provvedimenti concreti, a partire dagli abbattimenti, coordinati tra tutti i Comuni interessati. Castelbuono opera già con l’Azienda Foreste demaniali attraverso gabbie per la cattura dei cinghiali e abbattimenti dei daini, ma senza un’azione comune, spiega, il risultato rischia di essere inefficace.
Cicero richiama l’ordinanza che consente gli abbattimenti anche nelle proprietà private e sollecita gli altri sindaci a muoversi nella stessa direzione. Il Comune ha messo a disposizione il macello per una filiera controllata delle carni e il GAL ha finanziato un laboratorio per la trasformazione. Il nodo, insiste il sindaco, resta politico: servono strumenti, coordinamento e risorse, anche per rimborsare i selettori che conferiscono le carcasse.
Nel suo ufficio, aggiunge, si sono presentate persone di 85 o 90 anni in lacrime dopo aver trovato distrutto in una notte il lavoro di una vita: muretti a secco, terrazzamenti, vigne, alberi da frutto. Da qui la richiesta di passare dallo studio del fenomeno alle decisioni.
Andrea Maria Rapisarda Mattarella
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