Un centro di gravità a Madrid: la città dedica una targa a Battiato

Madrid gli ha dedicato una targa e vale la pena chiedersi cosa ci trovi, una capitale iberica, in un siciliano che cercava Dio tra Gurdjieff e i sintetizzatori

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Franco Battiato
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Targa Battiato
La targa dedicata a Franco Battiato

C’è un modo tutto spagnolo di amare Franco Battiato, e non passa da “Cuccurucucù” ma da “Yo quiero verte danzar“. La Spagna se lo è preso presto, il maestro di Jonia, e se lo è tenuto, cantato nella sua lingua, ascoltato come uno di casa. Ora Madrid gli ha dedicato una targa e vale la pena chiedersi cosa ci trovi, una capitale iberica, in un siciliano che cercava Dio tra Gurdjieff e i sintetizzatori. La targa si trova davanti l’Ambasciata d’Italia, in calle Juan Bravo, nel centralissimo quartiere di Salamanca, non troppo distante dal Parco del Retiro, e sopra vi sono incise le parole, sia in italiano che in spagnolo, “Cerco un centro di gravità permanente“, il verso più celebre del suo repertorio, tratto dall’album La voce del padrone del 1981, con l’anno di nascita e morte del maestro Battiato. Un’epigrafe ironica, visto che la targa commemora un uomo che ha sempre diffidato dallo stare fermo in un punto fisso, che ha vestito pelli diverse e che ha interpolato nel suo lavoro la fisica quantistica, la filosofia, la religione, la storia e l’antropologia.

Non è il primo italiano di cui la Spagna si innamora. Prima c’era stata Raffaella Carrà, a cui Madrid ha dedicato una piazza nel 2022, tra Malasaña e Chueca, e curiosamente i due se ne sono andati nello stesso anno, nel 2021, a meno di due mesi l’uno dall’altra. Ma se lei era la festa e il corpo in movimento, Battiato ne era il rovescio. Era il Mediterraneo contemplativo, quello che dietro il ritornello nasconde il sufismo e la ricerca del sé. L’affetto, del resto, viene da lontano. Infatti, già negli anni Ottanta incideva in castigliano, e certe sue canzoni in terra spagnola giravano come standard locali.

La lastra di bronzo, incastonato nel marciapiede, all’angolo con calle Velázquez è il punto d’arrivo di un iter durato due anni. A promuoverlo è stata l’Associazione Siciliani in Spagna, con il presidente Alberto Caltabiano come primo firmatario, sostenuta dall’Ambasciata d’Italia, dal Comune di Madrid, dall’Istituto Italiano di Cultura, dal Comites e dal Círculo de Bellas Artes. Non è un caso che a muoversi siano stati proprio i siciliani emigrati. Battiato, nato a Riposto nel 1945, era il loro corregionale più illustre, e in questa targa c’è anche qualcosa di un ritorno a casa per interposta terra straniera. Un piccolo oggetto, dietro cui c’è un concorso di volontà di enti e associazioni per rendere omaggio a uno degli artisti che più ha reso celebre la musica italiana (e siciliana) all’estero.

Svelamento targa
Un momento della cerimonia

Alla cerimonia hanno partecipato l’ambasciatore Giuseppe Buccino Grimaldi e Marta Rivera de la Cruz, delegata alla Cultura del Comune. L’ambasciatore ha ricordato un artista «capace di parlare a generazioni diverse e di superare ogni confine», accolto dalla Spagna per la sua sensibilità mediterranea. L’assessora ha letto in quel «centro di gravità permanente» la metafora di un equilibrio da cercare in un mondo che cambia di continuo, definendo Battiato un creatore irripetibile. In serata, nei giardini della sede diplomatica, un concerto con alcuni storici collaboratori del maestro, tra cui Filippo Destrieri, Stefano Pio e l’Equipaggio Strumentale, che ne ha fatto risuonare il repertorio davanti ad autorità, artisti e appassionati.

La comunità italiana in Spagna, però, è stata il vero motore di questa operazione. È un tributo alla memoria del cantautore, ma anche la prova di quanto un’emigrazione possa restare attiva e coesa lontano da casa. La cultura come ponte, si dice sempre. Stavolta il ponte è di bronzo e sta per terra.

Resta l’ironia finale, che a lui sarebbe piaciuta: chi ha fatto della propria vita un continuo spostamento si ritrova fissato, per sempre, a un angolo di Madrid. Se passate da calle Juan Bravo, guardate per terra. Quasi nessuno sa di calpestare una preghiera.

Samuele Arnone