Cento anni non sono soltanto una ricorrenza. Sono memoria, identità, passione e visione. Sono migliaia di partite giocate sulla terra rossa, generazioni di giovani cresciuti attraverso lo sport e una città che, guardando al proprio Circolo, ha visto riflessi i cambiamenti della società siciliana e italiana.
Nella mattinata del 13 giugno, il Circolo del Tennis Palermo ha celebrato il suo centenario alla presenza, in forma privata, del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, accolto da un lungo applauso dei soci e delle numerose autorità intervenute, tra cui il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani e il sindaco di Palermo Roberto Lagalla.
Ad aprire la cerimonia è stato il presidente del Circolo del Tennis Palermo, Alessandro Lazzaro, nipote di uno dei soci fondatori, un dettaglio che rende ancora più forte il legame tra la storia personale e quella dell’istituzione sportiva che oggi guida.
Dopo i ringraziamenti rivolti al Capo dello Stato, alle autorità presenti, ai soci e a quanti hanno contribuito alla crescita del sodalizio, Lazzaro ha ripercorso un secolo di storia che affonda le proprie radici nel 1926, quando ventiquattro appassionati diedero vita al Tennis Club Palermo a Villa Amato, in via Vincenzo Di Marco. Dieci anni dopo sarebbe arrivata la scelta destinata a cambiare tutto: il trasferimento nell’attuale sede del Parco della Favorita, un’intuizione che avrebbe consentito al tennis di diventare uno sport sempre più aperto e popolare. «Quei ventiquattro visionari seppero immaginare il futuro. Ebbero la capacità di comprendere che il tennis, allora considerato un passatempo riservato a pochi, poteva trasformarsi in uno sport per tutti».
Una visione che ancora oggi rappresenta il cuore della missione del Circolo. «Il nostro statuto punta a favorire lo sviluppo del tennis soprattutto tra i giovani. Attraverso questo sport cerchiamo di trasmettere valori fondamentali come il rispetto delle regole, il rispetto dell’avversario, il sacrificio e la disciplina. Abbiamo l’ambizione di scoprire nuovi talenti e nuovi campioni, ma soprattutto vogliamo preparare questi ragazzi alla vita».
Parole che raccontano la filosofia di una realtà che in cento anni ha formato migliaia di giovani palermitani, diventando uno dei punti di riferimento del tennis nazionale. Un percorso costruito grazie al lavoro di dirigenti, tecnici, dipendenti e atleti che hanno permesso al Circolo di raggiungere risultati straordinari.
«Se siamo qui oggi lo dobbiamo ai fondatori, ai presidenti che mi hanno preceduto, ai nostri dipendenti che vivono questo luogo come una seconda casa, ai tecnici che dedicano ogni energia alla crescita dei ragazzi e ai nostri atleti. Senza di loro non avremmo potuto organizzare cinque incontri di Coppa Davis, una sfida di Federation Cup e cinquantadue edizioni dei Campionati Internazionali di Sicilia».
Nel suo intervento il presidente ha poi allargato lo sguardo al momento straordinario che sta vivendo il tennis italiano. «Oggi il tennis italiano attraversa probabilmente la fase più alta della sua storia. Certamente grazie a campioni straordinari come Jannik Sinner, ma anche grazie a programmazione, intuizione e visione». Un riconoscimento esplicito al lavoro della Federazione Italiana Tennis e Padel rivolto in particolare al Vicepresidente Nazionale della FITP (Federazione Italiana tennis e Padel) Isidoro Alvisi, indicata come modello di gestione sportiva.
Il Circolo guarda però soprattutto al futuro. Tra le novità annunciate da Lazzaro c’è l’impegno per rendere il tennis sempre più inclusivo. «Il nostro tradizionale torneo nazionale giovanile di settembre sarà arricchito dalla presenza dei tennisti in carrozzina. È un progetto che ci rende particolarmente orgogliosi».
Parallelamente prosegue il lavoro con l’amministrazione comunale per portare il tennis nelle piazze cittadine e consentire anche ai ragazzi provenienti da contesti meno favoriti di avvicinarsi a questo sport. «È un impegno che sentiamo profondamente perché rappresenta una parte fondamentale della nostra missione».
Tra i momenti più significativi delle celebrazioni del centenario vi è la mostra “Cento volte Tennis”, curata dagli architetti Laura Barreca e Pietro Airoldi, un percorso espositivo costruito attraverso fotografie, documenti, trofei, racchette e testimonianze che raccontano un secolo di vita sportiva e sociale del Circolo.
«È la mostra di una comunità che racconta la propria storia. Senza la storia non si può immaginare il futuro e noi vogliamo guardare al futuro con fiducia».
Proprio il futuro è al centro del nuovo progetto elaborato dall’architetto Sebastiano Provenzano, socio del Circolo, che ha realizzato il masterplan della futura palestra. Una struttura pensata per consentire agli atleti di allenarsi ai massimi livelli e continuare a competere nel panorama nazionale e internazionale.
L’annuncio più atteso è arrivato però nel finale del suo intervento. «Dopo vent’anni Palermo e il Circolo del Tennis Palermo torneranno a far parte del circuito internazionale maschile. Dal 5 all’11 ottobre ospiteremo una tappa del Challenger Tour. Palermo torna così a occupare il posto che le spetta nel tennis internazionale».
Un ritorno che conferma l’ambizione di una realtà che non vive il centenario come un punto d’arrivo ma come una nuova partenza. «Oggi compiamo cento anni. Per noi è finito il primo set. Da domani iniziano tutti gli altri».
Una frase che racchiude l’essenza di questa giornata. Perché il tennis insegna che ogni partita è fatta di ripartenze. Che non conta soltanto vincere, ma rispettare le regole, riconoscere il valore dell’avversario e accettare il sacrificio necessario per migliorarsi.
Ed è forse questa la lezione più preziosa che il Circolo del Tennis Palermo consegna alla città nel giorno del suo centenario: in un tempo attraversato da divisioni e conflitti, lo sport continua a rappresentare uno dei luoghi più autentici in cui imparare il rispetto, la solidarietà e il senso della comunità. Valori semplici e potentissimi che, da cento anni, scorrono tra le linee bianche dei campi della Favorita e che ancora oggi indicano una strada possibile verso un futuro più umano, più giusto e più sereno.
Federica Dolce