I codicilli dell’esavalente e la lezione di Palermo: il grande paradosso dei vaccini in Italia

La tragedia della bimba non vaccinata a Palermo svela i paradossi delle leggi italiane: tra multe irrisorie, ricorsi e burocrazia, quando la salute pubblica diventa una trattativa

0
1105
vaccini esavalente palermo tragedia
Reading Time: 3 minutes

Ci sono tragedie che hanno il dono spietato di strappare il velo delle nostre finzioni burocratiche con la violenza d’un lampo a ciel sereno, come nel caso dei vaccini. La recente e terribile morte a Palermo di una bambina di appena quattro anni per un sospetto caso di difterite, un’infezione che la medicina occidentale considerava ormai un pezzo da museo, confinata nei manuali di storia della patologia, non è solo un dramma privato che lascia sgomenti. È il punto di rottura in cui la retorica sulle «libertà di scelta» si scontra con il peso della realtà. La piccola non era stata vaccinata: una decisione genitoriale maturata, a quanto pare, sul terreno fertile di pregiudizi antiscientifici e paure infondate. E mentre i laboratori completano gli accertamenti e la macchina dei controlli scatta con il consueto e tardivo fervore, la vicenda proietta un’ombra chiarissima su tutto il nostro impianto normativo: ci ricorda, con tragica nitidezza, cosa accade quando lo Stato trasforma la tutela della vita in un’estenuante trattativa di carte e timbri.

I vaccini, tra codicilli e scappatoie

Nel Paese dei mille codicilli e delle altrettante scappatoie, la profilassi sanitaria finisce immancabilmente per somigliare a una rappresentazione teatrale di pirandelliana memoria, dov’è difficile distinguere il camice del medico dalla toga del magistrato o dal cappello da giullare di certi comitati di quartiere. L’esavalente, questo prodigio della sintesi biochimica che comprime sei minacce mortali in un’unica e minuscola siringa, ha ottenuto in Italia l’ambito riconoscimento istituzionale: è diventata obbligatoria per legge. E quando in Italia una cosa diventa obbligatoria, si sa, significa semplicemente che ha inizio la fase delle trattative.

Con quella precisione tutta nostrana per cui si regolamenta il centimetro ma si smarrisce il senso del volo, la norma prescrive una sofisticata escalation di rimedi. Se il genitore scettico, illuminato dalle sibilline rivelazioni di un blog gestito da un naturopata improvvisato di Voghera, decide di sottrarre la prole al punturone, scatta la grande macchina burocratica. Prima l’invito bonario della ASL, poi il colloquio persuasivo dove il medico di sanità pubblica cerca di spiegare la microbiologia a chi scambia la ricerca scientifica per un complotto della finanza internazionale. Se la tenacia dell’ignoranza resiste, arriva la multa: una cifra che oscilla tra i cento e i cinquecento euro. In pratica, il prezzo di una contravvenzione per divieto di sosta con rimozione forzata. Con la sola differenza che la macchina in seconda fila blocca il traffico, mentre la mancata vaccinazione intacca l’immunità di gregge; ma il listino prezzi statale tratta entrambe le perplessità morali con la medesima distaccata indulgenza.

Il paradosso dei controlli sui vaccini obbligatori

A questo punto la commedia si fa tragica e investe i banchi di scuola. Sotto i sei anni la porta si chiude; sopra i sei, la frequenza è garantita per diritto costituzionale, trasformando la classe in un curioso microcosmo epidemiologico dove la retorica del bene comune si scontra con il formalismo delle circolari ministeriali. E se l’ostinazione resiste persino alle contravvenzioni, ecco convocato il Tribunale per i Minorenni per limitare la patria potestà, trasformando un atto di prevenzione medica in un contenzioso penale.

L’Italia è quel luogo straordinario dove si preferisce muovere la magistratura togata anziché far digerire al cittadino l’idea che la salute collettiva non sia un’opzione al menu. Ennio Flaiano sosteneva che in Italia la linea dritta è solo un modo per arrivare più tardi al punto: il percorso dell’esavalente lo conferma con spietata lucidità. Si parte da un principio scientifico elementare e si finisce smarriti nei cavilli dell’articolo 333 del Codice Civile, dimostrando che se il virus è un organismo primitivo, la burocrazia che pretende di fermarlo possiede una complessità magnificamente barocca.

Roberto Greco