Per cinque anni ha lavorato come volontaria all’interno di alcuni reparti del Policlinico di Catania, collaborando con medici e specialisti in un percorso di supporto ai pazienti fondato sull’integrazione tra medicina convenzionale e approcci complementari. Oggi quella esperienza si è trasformata in un incarico ufficiale. Giordana Proto è infatti la prima professionista non medica in Italia ad avere ottenuto, attraverso una selezione pubblica, una collaborazione all’interno di due reparti di una struttura ospedaliera.
La professionista opererà a supporto dei pazienti dell’Unità Operativa Complessa di “Chirurgia e Centro Trapianti” e della Unità Operativa Semplice Dipartimentale di “Pediatria a indirizzo reumatologico” del Policlinico etneo, formalizzando un percorso che, secondo i promotori dell’iniziativa, rappresenta un nuovo modello di collaborazione tra competenze differenti all’interno del sistema sanitario.
Dalla malattia personale alla scelta professionale
Alla base della sua storia c’è un’esperienza personale. Proto racconta di avere convissuto per oltre trent’anni con diverse patologie autoimmuni, una condizione che l’ha spinta a rimettersi sui libri dopo una prima laurea in “Scienze Politiche”. Da qui il percorso di formazione in “Scienze olistiche, educazione alimentare naturale e nutrizione”, seguito da ulteriori studi in ambito biologico e da un’esperienza maturata in Svizzera, dove i modelli di medicina integrata sono diffusi da tempo.
«La mia storia nasce da 35 anni di malattia – racconta -. Ad un certo punto ho capito che dovevo cercare una strada complementare che potesse affiancare il percorso terapeutico tradizionale. È stata prima di tutto una necessità personale». Negli anni, quella ricerca si è trasformata in un’attività professionale svolta tra Italia e Svizzera, fino all’avvio della collaborazione con il Policlinico di Catania.
«Non sostituiamo i medici, lavoriamo insieme»
Proto tiene a precisare un aspetto che considera centrale nel proprio lavoro: il ruolo della medicina naturale integrata non è sostituire la terapia prescritta dagli specialisti. «La parola chiave è integrazione – spiega -. Il medico fa la diagnosi e imposta il percorso terapeutico sulla base delle evidenze scientifiche e delle linee guida. Il nostro compito è supportare quel percorso con strumenti complementari che possano contribuire al benessere complessivo del paziente».
L’attività riguarda in particolare persone che affrontano patologie croniche o percorsi terapeutici complessi. Tra questi anche i bambini seguiti dall’Unità di Pediatria a indirizzo reumatologico, dove il supporto si concentra sugli aspetti nutrizionali e sugli stili di vita, sempre in raccordo con il team medico. «Non mi sostituisco ai medici – sottolinea ancora Giordana Proto -. Lavoro insieme a loro. Spesso sono gli stessi specialisti a chiedere un confronto per valutare quali strumenti possano essere affiancati alle cure già in corso».
La svolta dopo cinque anni di volontariato
L’incarico è arrivato al termine di una collaborazione durata cinque anni, durante i quali Proto ha operato come volontaria all’interno della struttura ospedaliera. Un periodo che ha consentito di costruire un dialogo costante con i professionisti coinvolti nei percorsi di cura e di sperimentare sul campo un approccio multidisciplinare.
Secondo la professionista, il valore della nuova esperienza sta soprattutto nell’apertura verso modelli organizzativi già consolidati in altri Paesi. «La vera notizia è che la medicina italiana sta iniziando ad aprirsi a una visione più ampia della presa in carico del paziente – afferma -. Non si tratta di scegliere tra medicina tradizionale e medicina naturale, ma di creare una sinergia tra professionalità diverse».
Un approccio che guarda alla persona
Si tratta, dunque, di un’attività di supporto orientata alla persona nella sua complessità: alimentazione, integrazione, educazione agli stili di vita e attenzione agli effetti collaterali dei trattamenti rappresentano alcuni degli ambiti sui quali si concentra l’intervento.
«Ilfarmaco ci salva la vita e dobbiamo esserne consapevoli – chiarisce infine Proto -. Ma accanto alle cure esistono strumenti che possono aiutare il paziente ad affrontare meglio il percorso terapeutico. L’obiettivo è mettere insieme competenze diverse per offrire un sostegno più completo». L’ingresso ufficiale di questa figura professionale all’interno di una struttura pubblica apre così una nuova fase per il Policlinico di Catania e alimenta il dibattito sul ruolo che gli approcci integrati potranno avere nella sanità italiana dei prossimi anni.
Sonia Sabatino
