Dall’Università di Palermo, cuore pulsante della Sicilia e del Mediterraneo, emerge un monito destinato a cambiare il volto della giustizia globale: l’Italia si trova oggi al centro di un complesso intreccio legale dove la trasparenza climatica e la protezione degli investimenti energetici si scontrano nelle aule dei tribunali internazionali. Gastón Médici-Colombo, esperto di diritto internazionale presso l’Università “Rovira i Virgili” e ricercatore al Centro di Studi di Diritto Ambientale di Tarragona, ha presentato nel capoluogo siciliano una mappa dettagliata di quello che definisce “l’universo del contenzioso climatico internazionale”, evidenziando come il nostro Paese sia un nodo cruciale in questa rete di dispute che spaziano dai diritti umani alla regolamentazione dei gas serra.
Palermo al centro del contenzioso climatico globale
La scelta della Sicilia come sede per discutere il futuro del diritto ambientale non è casuale, trovandosi l’isola al centro di un bacino, quello mediterraneo, particolarmente vulnerabile ai cambiamenti climatici. Rivolgendosi alla platea universitaria, Gastón Médici-Colombo ha aperto i lavori sottolineando l’importanza del luogo: «È un piacere essere qui a Palermo per la conferenza finale di questo progetto». Il ricercatore ha spiegato che la sua presentazione non si sarebbe limitata a una singola corte, ma avrebbe offerto una panoramica dei molteplici forum internazionali e regionali dove vengono attualmente portate avanti rivendicazioni legate al clima. L’obiettivo è mappare un fenomeno che, pur sembrando chiaro a parole, nasconde una complessità terminologica profonda che riguarda la sovranità degli Stati e il benessere dei cittadini e delle cittadine.
Definire i confini del contenzioso climatico internazionale
Definire cosa sia una causa climatica non è un’operazione banale, poiché ogni azione umana, commerciale o industriale può avere riflessi sull’atmosfera. Médici-Colombo ha evidenziato come le scelte metodologiche influenzino drasticamente ciò che includiamo in questo campo. Secondo l’esperto: «Il termine contenzioso internazionale sul clima solleva le stesse difficoltà definitorie del termine più ampio “contenzioso climatico”». Ha spiegato che, mentre il termine “internazionale” punta chiaramente a fori sovranazionali, il significato di “contenzioso” e “cambiamento climatico” rimane aperto a diverse interpretazioni. Per alcuni, questo universo include solo le cause davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo; per altri, comprende anche gli arbitrati sugli investimenti energetici o le comunicazioni a organismi di monitoraggio non punitivi.
Accesso alle informazioni e contenzioso climatico in Italia
L’Italia è stata esplicitamente menzionata come protagonista di una disputa riguardante la democrazia ambientale e l’accesso alle informazioni. Uno dei casi più significativi del database del Sabin Center, citato da Médici-Colombo, riguarda proprio il nostro Paese e la Convenzione di Aarhus. Lo studioso ha illustrato come sia stata presentata una comunicazione (caso ASU contro Italia) davanti al comitato di conformità della Convenzione, riguardante la partecipazione pubblica e l’accesso alle informazioni durante il processo di aggiornamento dei Piani Nazionali per l’Energia e il Clima (PNEC) italiani. Questo caso dimostra come il contenzioso non riguardi solo le emissioni, ma anche il diritto dei cittadini e delle cittadine italiani a essere coinvolti nelle decisioni strategiche che influenzeranno il futuro del clima e del territorio nazionale.
Contenzioso climatico e tutela degli investimenti energetici
Un altro fronte caldo per l’Italia e per la regione mediterranea è quello delle dispute tra investitori e Stato, dove la transizione ecologica entra in rotta di collisione con i trattati commerciali. Médici-Colombo ha ricordato che la maggior parte di queste controversie è stata avviata da investitori nel settore delle energie rinnovabili che cercavano un risarcimento per la modifica dei regimi di sostegno, come le tariffe incentivanti, avvenuta in diversi Stati europei. «La maggior parte di queste è stata intentata da investitori in energie rinnovabili che cercavano un risarcimento per l’inversione o la modifica dei regimi di sostegno, in particolare le tariffe incentivanti, negli Stati europei, principalmente Spagna e Italia». Queste vicende mettono in luce un paradosso: strumenti legati agli investimenti possono sostenere le rinnovabili, ma possono anche creare un “effetto di gelo normativo”, scoraggiando gli Stati dall’adottare politiche climatiche ambiziose per timore di risarcimenti milionari.
Inquinamento marino e nuove frontiere del contenzioso climatico
Il mare che bagna la Sicilia è al centro di una rivoluzione giuridica globale grazie a un parere consultivo del Tribunale Internazionale del Diritto del Mare (ITLOS). In un passaggio del suo intervento, Médici-Colombo ha evidenziato una decisione storica che riguarda direttamente la protezione degli oceani e del Mediterraneo. Lo studioso ha infatti affermato che: «Una delle scoperte più importanti di questo parere è il riconoscimento delle emissioni di gas serra come inquinamento marino». Questa interpretazione cambia radicalmente le responsabilità degli Stati costieri, poiché equipara l’immissione di CO2 nell’atmosfera (che causa l’acidificazione degli oceani) allo scarico diretto di sostanze tossiche in mare, obbligando a una protezione molto più rigorosa dell’ecosistema marino.
La CIG come motore del contenzioso climatico mondiale
Nonostante la frammentazione dei casi, esiste un “centro di gravità” che coordina tutte le spinte legali a livello mondiale. Médici-Colombo ha dedicato ampio spazio al recente parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia (CIG) sugli obblighi degli Stati in materia di cambiamento climatico, adottato all’unanimità. Il ricercatore ha chiarito la centralità di questo organo: «Si può sostenere che l’opinione – della CIG – costituisca attualmente il centro di gravità del diritto e del contenzioso internazionale sul clima». Questo parere non solo chiarisce gli obblighi derivanti dai trattati esistenti, ma influenza anche le posizioni politiche globali, come dimostrato dalla recente risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, fungendo da bussola anche per le corti nazionali italiane e regionali.
Diritti umani: lo scudo legale nel contenzioso climatico
Il contenzioso si sta spostando massicciamente verso le corti regionali dei diritti umani, con l’Europa che fa da apripista. Gastón Médici-Colombo ha citato i 17 casi portati davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, tra cui le storiche sentenze KlimaSeniorinnen contro Svizzera e Green Nordic contro Norvegia. Questi processi analizzano se le politiche climatiche insufficienti violino il diritto alla vita o alla vita privata e familiare. Lo studioso ha inoltre menzionato l’innovazione della Corte Interamericana, che nel 2025 produrrà un documento di 200 pagine catalogando standard climatici avanzati, inclusi i diritti della natura e il “diritto a un clima sano”.
I rischi di un contenzioso climatico che ostacola la transizione
Nonostante l’entusiasmo per le vittorie legali degli attivisti, il contenzioso internazionale non è sempre un alleato della transizione ecologica. Médici-Colombo ha messo in guardia l’uditorio palermitano su come le stesse regole possano essere usate per ostacolare il progresso. Ha infatti osservato che: «Il contenzioso internazionale sul clima non opera sempre a favore dell’azione climatica; può rafforzare gli obblighi climatici e migliorare la responsabilità, ma può anche sfidare o vincolare le misure pubbliche». Casi portati da investitori di gas e carbone contro le politiche di abbandono dei combustibili fossili mostrano il lato oscuro di questo “universo” giuridico. In conclusione, la sfida che parte dalla Sicilia e attraversa l’Italia non è solo aumentare il numero di cause, ma capire quali funzioni svolgano e quali interessi servano realmente nel lungo periodo.
Mario Catalano
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