Passare dalla solidarietà sui social a quella concreta, fatta di azioni e abbracci. È stato organizzato principalmente con questo obiettivo il sit-in a Messina, a un mese esatto dal crollo della palazzina di Pistunina. «La motivazione che ha spinto a indire questo sit-in è soprattutto umana, ma vorrei anche tenere accesi i riflettori sulla vicenda, perché i familiari delle vittime e i cittadini attendono risposte», dichiara a l’altroparlante Amalia Ferro, che ha organizzato l’incontro insieme al gruppo di “Rinascita Messina”.
Per non dimenticare le vittime
«Messina negli ultimi anni è stata scenario di tante tragedie che fondamentalmente non eravamo abituati a vivere – racconta ancora Ferro –. La mia paura è che accada sempre la stessa cosa: arriva la notizia, parte la solidarietà sui social, se ne parla per tutto il tempo in cui rimane in prima pagina e poi, lentamente, tutto viene dimenticato. In questo caso vorrei che non succedesse».
Presente al presidio anche la famiglia di Lairu Warnakulasuriya, che risulta ancora disperso insieme a Santino Magazzù. «C’era la moglie di Lairu insieme alle due figlie di 14 e 21 anni – riferisce Amalia Ferro -. C’era anche la sorella che si alternava nei turni lavorativi con Lairu. Quel pomeriggio sarebbe toccato a lei, ma aveva ritardato di qualche minuto, per cui c’era ancora il fratello dentro quando è avvenuta la tragedia. Adesso lei si porta dietro anche un senso di colpa incredibile. La ragazzina di 14 anni mi ha detto che il suo unico obiettivo adesso è studiare, perché questo è ciò che voleva suo padre».
Il dramma della famiglia Warnakulasuriya
Al di là del conforto umano, il gruppo si sta occupando anche di tutta una serie di questioni che hanno investito la famiglia Warnakulasuriya, tra cui il problema abitativo: «La loro abitazione è stata distrutta perché vivevano proprio a ridosso della palazzina crollata». Ma, secondo quanto raccontato da Amalia Ferro, c’è anche la questione lavorativa: «Lairu e la sorella lavoravano entrambi presso la famiglia Leone, quindi ci sono due famiglie che si ritrovano senza un’entrata economica – ricorda -. Noi stiamo provando ad aiutarli a trovare un lavoro e una casa nuova. Cerchiamo di dare un aiuto concreto e materiale».
Aperto pure al dialogo, il sit-in è stato l’occasione per un momento di confronto: «Quando sarà più chiaro cosa è successo ed emergeranno elementi dalle indagini, torneremo in strada a chiedere giustizia – annuncia Amalia Ferro –. Perché adesso c’è il lutto, c’è il dolore, c’è la solidarietà alle famiglie. Ma dopo il lutto arriva il momento in cui la giustizia deve dare delle risposte».
Dalle indagini alla prevenzione
Tanti sono, infatti, gli interrogativi rimasti ancora aperti. I familiari dei due dispersi attendono l’esito delle analisi che diranno se tra i resti umani trovati tra le macerie della palazzina vi siano anche quelli di Lairu e Santino, in modo tale da poter dare loro un’adeguata sepoltura. E resta, ovviamente, il nodo principale: come è crollata la palazzina? Le risposte arriveranno dalla Procura di Messina, che si sta occupando delle indagini.
«È risaputo che gli iter giudiziari sono lunghi, non possiamo attendere per agire almeno a livello politico. Perché il miglior modo per ricordare le vittime di questa tragedia è quello di interrogarsi su come sia potuta succedere e iniziare a fare prevenzione per evitare che ne accadano altre» sottolinea al nostro giornale l’ingegnere Gaetano Sciacca, dirigente di lungo corso della Regione Siciliana e fondatore del movimento politico “Rinascita Messina”.
«Dobbiamo prendere coscienza del fatto che bisogna fare prevenzione e ciò significa controllare tutti gli edifici in cemento armato che abbiano più di 50 anni – conclude l’ingegnere Sciacca -. È necessario fare le verifiche anche per l’adeguamento sismico, soprattutto sugli edifici strategici come gli ospedali e le caserme. Noi saremo in strada a chiederlo per la sicurezza dei cittadini e per la memoria delle vittime».
Sonia Sabatino
