“La Cultura Mafiosa” a Bagheria: la scuola come strumento di educazione (VIDEO)

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Con il ciclo di incontri “La Cultura Mafiosa: Ricerca e Analisi Psicologica”, studenti, docenti, psicologi, magistrati e familiari delle vittime si ritrovano insieme per parlare di mafia non come mito o leggenda criminale, ma come fenomeno culturale da comprendere e smontare.
L’obiettivo è chiaro: trasformare la mafia in materia di studio, analizzandone linguaggio, potere, relazioni e radici psicologiche.

Se la legalità deve essere parte integrante della formazione, la scuola di conseguenza diventa il punto di partenza per costruire cittadini consapevoli, capaci di riconoscere e respingere la mentalità mafiosa.
È da questo presupposto che nasce “La Cultura Mafiosa: Ricerca e Analisi Psicologica”, progetto promosso dal Comune di Bagheria e coordinato dal professor Girolamo Lo Verso, che si distingue per l’approccio profondo e partecipativo.

Si lavora in gruppo, si leggono testi, si ascoltano storie, si mettono in scena psicodrammi. Gli studenti sono protagonisti attivi, non spettatori.
Nelle scuole, questo ciclo di incontri infatti non si limita alla denuncia o alla memoria, ma entra nel cuore del pensiero mafioso: si analizzano i meccanismi di potere, si riflette sul linguaggio, sulle relazioni e sull’identità.
E soprattutto, si dà voce agli studenti, protagonisti attivi di un cambiamento culturale.

L’intervista a Biagio Sciortino

Abbiamo intervistato l’assessore Biagio Sciortino, promotore dell’iniziativa.
Nato a Bagheria il 5 dicembre 1963, Sciortino è Assessore comunale al contrasto delle dipendenze patologiche, alla Legalità, ai Beni confiscati, al Patrimonio e Spettacolo.
È inoltre Presidente nazionale delle Comunità Terapeutiche Italiane (Intercear), esperto sulle dipendenze patologiche presso il Ministero della Salute e direttore della Casa dei Giovani, associazione ONLUS fondata nel 1983 da Padre Lo Bue, impegnata nel recupero e nella cura delle dipendenze.

Assessore Sciortino, qual è l’idea alla base di questo ciclo di incontri?

«Ho voluto proporre un approccio diverso al tema mafioso. Non solo repressione o denuncia, ma riflessione culturale, psicoanalitica e sociologica.
Lavorare con i gruppi permette di esplorare tutto ciò che riguarda le persone e i contesti in cui vivono.
La mafia non è solo un fenomeno criminale, è anche un modo di pensare, di relazionarsi, di esercitare il potere».

Il programma coinvolge molte scuole e figure importanti. Ci racconta cosa prevede?

«È un percorso articolato, che tocca vari istituti superiori di Bagheria.
Ogni incontro parte da un libro o da una testimonianza, per stimolare il dialogo con gli studenti.
Ci saranno momenti forti, come l’intervento di Roberta Gatani, nipote del giudice Paolo Borsellino, che parlerà del libro “Cinquantasette giorni, ti porto con me alla casa di Paolo”, scritto insieme a Salvatore Borsellino.
Poi la dottoressa Vittoria De Lisi, fidanzata dell’agente di scorta Vincenzo Li Muli, porterà la sua testimonianza diretta durante l’incontro dedicato al libro “Cinque vite” di Mari Albanese».

Come si concluderà questo ciclo?

«L’ultimo incontro sarà il 13 dicembre, dedicato al lavoro clinico e psicologico nei gruppi, con il dottor Leonardo Seidita, l’assessore Emanuele Tornatore e la collaborazione della Casa dei Giovani.
Discuteremo i testi “Il lavoro clinico con i gruppi” di Lo Verso e “Gruppi online e psicodramma” di Maurizio Gasseau, Wilma Scategni e Seidita, con una messa in scena psicodrammatica».

C’è anche un’iniziativa rivolta direttamente agli studenti?

«Sì, abbiamo istituito una borsa di studio comunale dedicata al tema della mafia, in collaborazione con scuole, enti culturali e associazioni del territorio.
È destinata agli studenti di ogni ordine e grado e serve a promuovere la riflessione sulla cultura della legalità e sulla memoria delle vittime.
La mafia così viene “costretta” a diventare argomento di studio».

Potrebbe farci un accenno anche al recupero dei beni confiscati?

«È un punto centrale. I beni confiscati devono tornare a vivere e a produrre valore sociale.
Penso a Villa Castelli, oggi centro giovanile dedicato a don Milani, diventata luogo di incontro e partecipazione.
I giovani mostrano interesse per autori come Sciascia, vogliono capire, chiedono.
E capiscono che denunciare non è debolezza, ma rispetto per se stessi e per gli altri.
Tutto passa dalla scuola, perché è lì che si costruisce la coscienza civile».

L’intervista ad Andrea Giostra

Andrea Giostra presso il Liceo Scientifico D’Alessandro

Abbiamo poi intervistato anche Andrea Giostra, psicologo, criminologo e scrittore, per raccogliere la sua opinione sull’efficacia di questo ciclo di incontri e sull’impatto formativo sugli studenti.
Giostra, uno dei relatori nel primo incontro del ciclo “Cultura Mafiosa” del 23 ottobre, ha guidato gli studenti del Liceo Scientifico D’Alessandro di Bagheria nella lettura di alcuni testi fondamentali che possono aiutare a comprendere la mentalità mafiosa:

«La mia impressione è stata molto positiva – ci ha spiegato Giostra. – Ho trovato un gruppo di ragazzi del liceo davvero interessati a capire e a conoscere.
Questo ciclo di incontri è costruito più su un piano culturale che ideologico, perché prima di tutto bisogna conoscere: conoscere i fatti, conoscere la cultura mafiosa e gli autori che l’hanno raccontata.
Penso a Leonardo Sciascia con il suo libro Il giorno della civetta o a Giovanni Falcone con Cose di Cosa Nostra, o ancora a Paolo Borsellino, che ha scritto diversi saggi fondamentali su questo tema.

Purtroppo, una delle cose che ho notato è che molti studenti non conoscevano questi testi.
Quando, alla fine, la preside ha chiesto loro di condividere le impressioni dell’incontro, una ragazza si è alzata e ha detto che non sapeva chi fosse Sciascia né aveva mai letto nulla di suo, ma che dopo quell’incontro avrebbe comprato e letto i suoi libri.
Anche altri ragazzi hanno espresso lo stesso desiderio.
Per me questo è un risultato importante: significa che si è aperta una piccola breccia nella conoscenza dei nostri autori siciliani, come Sciascia, che per primo ha raccontato la mafia».

Cultura mafiosa”, dunque, è un percorso che può tenere viva la memoria di una storia che ha cambiato molte coscienze, trasformandola in materia di studio, di riflessione e di crescita civile.
Come sostiene Nicola Gratteri, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, “delinquenti non si nasce, ma si diventa”: per questo è importante agire e insistere nell’educazione e nei percorsi formativi scolastici, con iniziative che possono stroncare la delinquenza già tra i banchi di scuola.

Il programma degli incontri

22 ottobre 2025 – Liceo Scientifico D’Alessandro
Relatori: Girolamo Lo Verso, Leonardo Seidita, Andrea Giostra
Tema: Cose di Cosa Nostra di Falcone e Il giorno della civetta di Sciascia

28 ottobre 2025 – Liceo Classico Scaduto
Relatori: Girolamo Lo Verso, Flora Inzerillo, Leonardo Seidita
Tema: D’amore e d’altre cose: Eros, vita e clinica

5 novembre 2025 – ITC L. Sturzo
Relatori: Leonardo Agueci, Cecilia Giordano
Tema: Quando Giovanni diventò Falcone di Girolamo Lo Verso

14 novembre 2025 – ITC L. Sturzo
Relatori: Girolamo Lo Verso, Leonardo Seidita, Roberta Gatani
Tema: Cinquantasette giorni, ti porto con me alla casa di Paolo

25 novembre 2025 – IPIA Salvo D’Acquisto
Relatori: Leonardo Seidita, Emanuele Tornatore, Vittoria De Lisi
Tema: Cinque vite di Mari Albanese

5 dicembre 2025 – Liceo Artistico R. Guttuso
Relatori: Girolamo Lo Verso, Leonardo Seidita
Tema: La vita è altrove di Graziella Zizzo

13 dicembre 2025 – Liceo Classico Scaduto
Relatori: Maurizio Gasseau, Leonardo Seidita, Emanuele Tornatore, Calogero Lo Piccolo
Tema: Il lavoro clinico con i gruppi e Gruppi online e psicodramma
Attività: Sessione di psicodramma collettivo con la Casa dei Giovani

Dorotea Rizzo

Dorotea Rizzo
Dorotea Rizzo
Giornalista pubblicista con laurea in Lettere, specializzata in editing, giornalismo web e cura di mostre. Collabora con siti web, redazioni giornalistiche ed enti culturali a Palermo.

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