Dalla dipendenza ai canditi: la rinascita di Nino Modica

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Nino Modica

«Il candito mi ha salvato la vita: lo tratto, lo vedo e lo amo come una persona, perché è stato con lui che sono rinato.»

Continua l’approfondimento de l’altroparlante nel mondo delle dipendenze, in particolare raccontando delle storie di uomini e donne che hanno cercato e incontrato l’Associazione Amici di San Patrignano Sicilia, per iniziare un percorso di vita nella comunità di San Patrignano.

Oggi vi raccontiamo la storia di Nino Modica, un uomo che era caduto nella dipendenza dal gioco. Un vortice perverso che lo attirava sempre più in una rete. Il rischio? Perdere tutto, non solo il denaro.

Qual è stata la molla che ha fatto scattare la sua necessità di recuperare la vita e chiedere aiuto per uscire dalla dipendenza dal gioco?

«Non è stato un momento improvviso. Ho iniziato a giocare da grande, verso i 46-47 anni, dopo aver perso un patrimonio personale e aver accumulato debiti con la mia famiglia e con agenzie di scommesse. Ho avuto problemi anche con gli usurai. Un giorno, dopo un tentativo di suicidio, mia sorella, come se fosse mossa da un sesto senso, mi ha chiamato e mi ha detto: “Nino, che cosa c’è? C’è un problema, parliamone”. È stato grazie a mia sorella, alla mia compagna e alla mia famiglia che ho deciso di chiedere aiuto. Ho intrapreso un percorso di rinascita, entrando nella comunità di San Patrignano.»

Ma qual è stata la causa che ha fatto scattare la spirale della dipendenza dal gioco?

«Non c’è stata una causa immediata. Il gioco inizia piano piano: prima con pochi euro, poi sempre di più, fino a diventare il centro della vita. La mattina ti svegli e pensi subito a giocare. L’adrenalina è irresistibile e la perdita dei soldi genera il bisogno di recuperare, alimentando la spirale della ludopatia. Anche quando vincevo, quei soldi venivano immediatamente reinvestiti.»

Durante la sua permanenza nella comunità Amici di San Patrignano Sicilia, c’è stato un episodio o una circostanza che l’ha particolarmente colpita?

«Mi ha colpito capire che tutte le dipendenze funzionano allo stesso modo: droga, alcol o gioco d’azzardo. Confrontarmi con ragazzi tossicodipendenti mi ha fatto comprendere che la ludopatia è una forma di dipendenza diversa, ma ugualmente devastante. Questa consapevolezza è stata fondamentale per la mia rinascita.»

Come è iniziata la sua ludopatia?

«Ho iniziato a giocare a vent’anni, poi ho smesso per 30 anni. Riprendere il gioco da adulto è stato fatale: inizialmente con piccole scommesse, poi sempre più alte fino a perdere tutto. In due anni, il gioco d’azzardo ha preso completamente il controllo della mia vita.»

Che lavoro faceva prima della dipendenza?

«Ho lavorato per vent’anni negli uffici della Caronte & Tourist e poi come imprenditore, gestendo ristoranti e pizzerie.»

E oggi che lavoro fa?

«Grazie a San Patrignano, ho imparato l’arte dei canditi. Oggi gestisco un laboratorio artigianale di canditi, esportati in tutto il mondo. Per me il candito è simbolo di rinascita, perché rappresenta il percorso che mi ha salvato dalla ludopatia e dalla dipendenza dal gioco.»

Quali sono stati i momenti più difficili e cosa l’ha aiutato a superarli senza ricadere nella dipendenza?

«Entrare a San Patrignano a cinquant’anni è stato duro. I primi mesi piangevo tutte le notti. Guardandomi allo specchio, mi chiedevo se volessi continuare a vivere nel gioco o se volevo rinascere. Ho scelto di rimanere e affrontare la mia rinascita: la volontà di vivere è stata più forte della ludopatia. Anche quando mi sono rotto il tendine d’Achille, mi era stato detto che potevo tornare a casa. Io non ho mollato. Sono rimasto a San Patrignano.»

Come ha affrontato il desiderio di giocare durante il percorso?

«Non è stato un problema fisico, ma mentale. L’istinto di giocare era sempre presente ma, confrontandomi con altri ragazzi affetti da dipendenze, ho capito che non poteva essere la mia vita. Ho scelto di cambiare strada e questa decisione è stata fondamentale per la mia rinascita.»

Come vede oggi il suo futuro e cosa significa per lei libertà?

«La libertà è svegliarsi felice, guardare chiunque negli occhi e sorridere. Ho restituito il sorriso a mia madre, distrutto dalla mia dipendenza dal gioco, e vivo una vita piena e onesta. Continuerò a seguire ragazzi in difficoltà e a far crescere il mio laboratorio dei canditi, unendo artigianato alimentare e recupero sociale.»

Ha timore che il desiderio di gioco possa tornare?

«No, ho sofferto troppo. La ludopatia e la dipendenza dal gioco appartengono al mio passato. Aiutare altri ragazzi mi ricorda ogni giorno quanto sia importante restare sulla strada giusta.»

Cosa significa per lei oggi aiutare gli altri con il laboratorio dei canditi?

«Il laboratorio ha anche una dimensione sociale: faccio venire ragazzi in difficoltà per tirocinio, li formo e li inserisco nel mondo del lavoro. Ho assunto anche una ragazza dall’Africa dopo sei mesi di tirocinio. Aiutare gli altri è parte della mia rinascita e della mia vita oggi.»

Questa seconda storia che abbiamo raccontato è una testimonianza potente. La storia di Nino è quella di un uomo che ha trovato nella forza di volontà, nella consapevolezza e nell’amore della propria famiglia il coraggio di risalire.

Oggi, accanto alla sua attività ed ai suoi canditi, dolci come la sua rinascita, Nino aiuta e sostiene chi vive quella stessa dipendenza da cui lui è uscito.

La sua non è la voce di un uomo vinto dal gioco, ma di chi sceglie ogni giorno di vivere la sua vita, con consapevolezza e speranza.

Federica Dolce

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