Dal dolore alla speranza: la testimonianza di Diana e Terenzio (VIDEO)

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Diana e Terenzio Zoroberto, sposi di Palermo, entrambi 54enni, con tre figli: Margherita, Andrea e Gioele. La figlia, per varie patologie, muore a 20 anni nel 2017.

Da Sinistra verso destra, Terenzio, Margherita, Diana

Avete dovuto affrontare il dolore della morte di vostra figlia Margherita, ci spiegate come?

“Con molta semplicità, affidandoci completamente a Dio! Margherita aveva diverse patologie già dalla nascita, molto invalidanti, come la spina bifida e la talassemia (il paziente talassemico necessita di una trasfusione di sangue ogni 15 giorni); gli ultimi anni della sua vita li ha trascorsi in sedia a rotelle. La ragazza, pur facendo una vita difficile tra ospedali e dolori, era sempre molto serena, piena di voglia di vivere, era anche fidanzata: era lei che ci incoraggiava quando eravamo con le pile scariche. La trattavamo alla pari, come gli altri figli, non aveva alcun trattamento di favore; se occorreva, la punivamo. Nell’ultimo momento della sua vita terrena, trascorso in terapia intensiva, in coma farmacologico, il medico ci ha proposto di effettuare su di lei una tracheotomia. Ci siamo guardati in faccia e abbiamo deciso insieme che non volevamo questo accanimento terapeutico per nostra figlia; abbiamo scelto di affidarla completamente a Dio, pregando che sia fatta la Sua volontà e non la nostra, cioè il meglio per Margherita e non per noi. Abbiamo pregato in continuazione, per strada, a casa, al lavoro e dopo circa ventiquattro ore è salita in cielo tra le braccia del Padre”.

Nella Diocesi di Palermo accompagnate i genitori che perdono i figli, mi spiegate come?

“Attraverso lo sportello L’Amore oltre…: insieme ad un’altra coppia, tre counselor (mediatori specializzati) e un sacerdote, riceviamo le famiglie che hanno avuto il lutto di un figlio. Il fatto stesso che decidano di partecipare agli incontri denota un grande passo verso la richiesta di aiuto, sostegno e ascolto. Ci incontriamo una volta al mese con le famiglie e ad ogni appuntamento scegliamo un tema su cui confrontarci, ad esempio: “Come affronti l’assenza di tuo figlio/a durante il periodo delle feste?” Iniziamo con la lettura del Vangelo o di un salmo, per creare un momento di preghiera insieme e di raccoglimento. A seguire, iniziamo noi a parlare con la nostra testimonianza, per mettere a proprio agio i partecipanti; dopo chiunque è libero di intervenire. Nasce così un’empatia, anche perché chi li accoglie ha vissuto sulla propria pelle la perdita di un figlio. Altro tema affrontato: “Perché proprio a me? Dov’era Dio?” Noi raccontiamo che a 25 anni, quando abbiamo avuto Margherita e avendo saputo delle sue diverse patologie, abbiamo vissuto questa rabbia verso Dio! Nel tempo, ci siamo sempre più abbandonati alla fede e affrontato tutto con gioia, grazie a Dio. Anche perché Margherita era sempre sorridente ed è stata lei ad insegnarci come affrontare la sofferenza in una maniera totalmente nuova. Questo sportello, dopo due anni di attività, ad ottobre riparte con un altro anno di incontri”.

Avete parlato di fede: che ruolo ha nella vostra vita?

“È al centro della nostra vita. Come fondamento preghiamo più volte al giorno. Poi ci mettiamo al servizio degli altri, rispondendo alle richieste dello Spirito Santo. Noi cerchiamo di portare con la nostra testimonianza una visione diversa di come affrontare il dolore”.

Riccardo Rossi

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