Don Ugo Di Marzo, nato nel 1980, viene da una famiglia credente e semplice, due fratelli e una sorella, ed è stato ordinato presbitero il 9 luglio 2011.
Caro Don Ugo, come hai incontrato la fede? Cosa ti ha portato a fare la scelta radicale del sacerdozio?

«Tre passaggi fondamentali mi hanno condotto il 15 ottobre 2002 ad intraprendere il cammino di discernimento al Propedeutico del Seminario Arcivescovile di Palermo.
L’inserimento a 11 anni nella parr. S. Espedito, nel quartiere dove mi ero trasferito da poco: lì da subito scoprii il valore della Comunità. E buona parte del mio modo di essere Parroco lo devo alla testimonianza del Parroco, don Giuseppe Pitarresi.
Importante, poi, la vicinanza al Gruppo RnS Maria della Noce di Palermo, fondato da P. Matteo La Grua.
Ma l’imprevedibile svolta nella mia vita arrivò nel 1998. Quasi 18enne partecipai al campo di discernimento vocazionale del Centro Diocesano Vocazioni a Mezzojuso, propostomi dalla mia insegnante di religione, senza sapere che questo avrebbe stravolto la mia vita.
Mi condusse dapprima ad intraprendere gli studi teologici per insegnare religione, pur lavorando e vivendo anche una bella esperienza sentimentale con una ragazza della Parrocchia. Poi la crisi alla G.M.G. di Roma 2000, ascoltando l’accorato invito a noi giovani di S. Giovanni Paolo II. E la scelta, infine, la presi alla G.M.G. di Toronto nell’estate 2002 e la comunicai a casa ed agli amici il 19 settembre 2002, nel giorno del mio 22esimo compleanno.
Difficoltà? Tante, ad iniziare dalla famiglia, che non comprese subito la mia scelta. Senza dimenticare che, durante il discernimento in seminario, mi è stato chiesto nel 2006 un tempo di pausa, il tempo più forte che il Signore ha voluto per farmi rivedere e consolidare la mia scelta».
Per te cosa significa essere un presbitero della Chiesa cattolica romana?
«Oggi è difficile rispondere a questa domanda. Se andiamo al Vangelo, scopriamo che il prete innanzitutto non è chiamato ad essere Parroco, operatore della carità o del sociale, servitore della gente o chissà che cosa. Pregando il Vangelo di Marco, scoprii una cosa fondamentale: Gesù chiamò i suoi perché stessero con Lui! Tutto il resto, per quanto importante e urgente da fare, viene solo dopo».
Tu fai parte anche dell’Istituto Gesù Sacerdote della Famiglia Paolina; come metti in pratica questa tua vocazione?
«In seminario ho avuto modo di conoscere da P. Emilio Cicconi ssp l’Istituto, fondato dal Beato Giacomo Alberione. Subito questa proposta mi ha attirato tantissimo. Gli esercizi spirituali annuali hanno salvato il mio sacerdozio nel 2014, in un momento di forte crisi e sono oggi un appuntamento annuale fisso fondamentale.
L’essere parte della grande famiglia paolina è un valore aggiunto per il mio ministero sacerdotale, vissuto sempre più sulle orme di San Paolo attraverso tutti i mezzi a mia disposizione, non ultimi i social».
Nelle tue due Parrocchie sono presenti tante realtà, tra cui i cenacoli dei Piccoli Figli della Divina Volontà di Palermo e della comunità religiosa Fiat! Totus Tuus di Linguaglossa, in cui si commentano i volumi di Libro di Cielo vergati da Luisa Piccarreta; che impressione hai di queste realtà?
«L’incontro con la Piccarreta è stato incredibilmente inatteso e casuale. Una parrocchiana mi chiese ospitalità per un ritiro tenuto dai padri e dalle sorelle della fraternità Fiat! Totus Tuus. Ho aperto le porte a questa prima esperienza, la Divina Volontà era solo l’inizio di una strada nuova che il Signore voleva evidentemente aprire a Roccella e allo Sperone.
Ciò che più mi ha colpito di quest’esperienza da quando l’accolgo in Parrocchia è la grande semplicità ed umiltà con cui viene vissuta l’adesione alla Divina Volontà, nella costante fedeltà alla Chiesa».
Riccardo Rossi