Eclissi del libro o metamorfosi del segno?

Siamo di fronte a una crisi del supporto o a una rivoluzione cognitiva? Per capire perché i giovani leggono "meno" (o meglio, in modo diverso), dobbiamo immergerci in un ecosistema dove la parola scritta non è scomparsa, ma si è frammentata, ibridata e democratizzata

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C’è un’immagine che perseguita i nostalgici della carta: un vagone della metropolitana dove una selva di pollici scorre freneticamente su schermi retroilluminati, mentre l’oggetto-libro, quel rettangolo di cellulosa che ha dominato il Novecento, appare come un reperto archeologico. Ma limitarsi a diagnosticare la “morte della lettura” tra i giovani sarebbe un errore di prospettiva, un peccato di pigrizia intellettuale.

Siamo di fronte a una crisi del supporto o a una rivoluzione cognitiva? Per capire perché i giovani leggono “meno” (o meglio, in modo diverso), dobbiamo immergerci in un ecosistema dove la parola scritta non è scomparsa, ma si è frammentata, ibridata e democratizzata.

Possiamo senza dubbio affermare che è terminato il monopolio della pagina, di carta ovviamente. Ora è il momento dell’economia dell’attenzione. Il primo fattore è strutturale. Il libro non compete più solo con il cinema o la televisione, ma con un ecosistema digitale progettato per massimizzare ilengagement. La lettura tradizionale richiede“deep attention”(attenzione profonda), uno stato cognitivo che necessita di tempo lineare e isolamento. Al contrario, i nativi digitali sono immersi nella“hyper attention”: una modalità che predilige il multitasking, il passaggio rapido tra flussi informativi e una bassa soglia di tolleranza alla noia. In questo contesto, un romanzo di 400 pagine è un investimento ad alto rischio. Se la gratificazione non è immediata, lo smartphone offre mille alternative a portata di tap. Ma «non è che i giovani non abbiano più la capacità di concentrarsi; è che la loro attenzione è diventata una risorsa scarsa, contesa da algoritmi che conoscono le loro debolezze meglio di qualunque incipit letterario».

Se guardiamo, inoltre, i dati di vendita, la saggistica e la narrativa classica soffrono, ma il fenomeno delBookTok(la sezione di TikTok dedicata ai libri) ha dimostrato che i giovani possono ancora decretare il successo di un titolo, portandolo in cima alle classifiche in pochi giorni. Tuttavia, i generi cambiano: spopolano ilRomantasy, i Manga e la narrativaYoung Adult.

Ma la vera rivoluzione è altrove. Perchè i giovani leggono costantementeWattpad e Fanfictionossia piattaforme dove la lettura è un atto sociale e collettivo,Webtoon, i fumetti verticali ottimizzati per lo smartphone eThread di X (Twitter) e Newsletterche in realtà sono forme di micro-editoria che sostituiscono l’approfondimento giornalistico classico. E tutto ciò significa che la lettura si è fattanomade e modulare. Non si legge più “un libro”, si fruisce di un contenuto che spesso parte da un testo, diventa un podcast e finisce in una serie Netflix. È latransmedialità: il linguaggio non è più un compartimento stagno.

Per un giovane, il testo puro è spesso percepito come “muto”. La scrittura digitale ha introdotto nuovi elementi sintattici: le emoji, le GIF, i meme. Questi non sono semplici decorazioni, ma portatori di significato emotivo che la parola scritta, da sola, fatica a trasmettere con la stessa rapidità. Siamo tornati a una forma discrittura geroglifica moderna, dove l’immagine integra il segno. Questo cambia il modo in cui il cervello processa l’informazione: la lettura diventa meno sequenziale e più spaziale. Si “scansiona” la pagina (o lo schermo) alla ricerca di punti di ancoraggio visivi.

Un tempo, possedere una libreria era un segno distintivo di appartenenza a una classe colta. Oggi, l’accesso all’informazione è universale e gratuito. Il libro fisico, in un’epoca di precarietà abitativa e traslochi frequenti, può diventare un ingombro. Al contempo, l’istituzione scolastica fatica a proporre la lettura come piacere, mantenendola spesso nel recinto del “dovere”. Se il libro è percepito solo come uno strumento di tortura accademica su temi distanti dalla contemporaneità, il divorzio tra giovani e carta diventa inevitabile.

Non siamo quindi nell’era della fine della lettura, ma in quella della suadisintermediazione. I giovani stanno sviluppando nuove competenze critiche: sanno navigare tra fonti diverse, riconoscono i pattern visivi, creano comunità attorno a storie condivise. Il rischio, però, rimane: la perdita della capacità di gestire il pensiero complesso e articolato che solo la struttura lunga di un libro può offrire. La sfida per l’editoria e la scuola non è “vietare lo schermo”, ma costruire ponti. Insegnare che la lettura lenta è una forma di resistenza, un lusso che ci si concede per sottrarsi alla dittatura dell’istante.

Il libro non morirà, ma smetterà di essere il centro del villaggio. Diventerà un’isola di silenzio in un oceano di rumore. E forse, proprio per questo, tornerà a essere prezioso. Ma sta ad ognuno di noi dargli la possibilità di non morire. Per sempre.

Roberto Greco

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