Il nuovo Garante dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza del Comune di Palermo traccia le priorità del suo mandato e lancia un appello alle istituzioni e alla società civile.

Vito Lo Scrudato, scrittore, saggista, giornalista ed ex dirigente scolastico siciliano, nominato nel maggio 2026 nuovo Garante dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Città di Palermo, ha avviato il suo mandato puntando sull’ascolto, sul dialogo e sulla collaborazione tra istituzioni, scuola, sanità, magistratura minorile, forze dell’ordine, associazioni e mondo del volontariato, per costruire una rete capace di rispondere alle esigenze dei bambini, degli adolescenti e delle loro famiglie.
Nel primo documento programmatico diffuso dopo il suo insediamento, il nuovo Garante ha sottolineato come l’azione dell’ufficio debba svilupparsi nel solco dei principi sanciti dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, promuovendo interventi concreti a tutela dei minori e delle giovani generazioni. Lo Scrudato ha rivolto un ringraziamento ai Garanti che lo hanno preceduto e in particolare alla professoressa Giovanna Perricone, oggi Garante regionale, evidenziando il valore delle attività formative e dei progetti realizzati negli anni, considerati una base importante sulla quale costruire nuove iniziative.
Tra i primi atti del mandato vi è stata una comunicazione inviata al sindaco, al vicesindaco, al presidente del Consiglio comunale, ai consiglieri comunali, ai presidenti delle otto Circoscrizioni e ai consiglieri circoscrizionali. Il Garante ha chiesto incontri operativi per conoscere i progetti già avviati, le azioni in corso e le nuove proposte che potranno essere sviluppate a favore dell’infanzia e dell’adolescenza.
L’obiettivo dichiarato è quello di avviare una fase di ascolto e di mappatura dei bisogni emergenti della popolazione giovanile palermitana, per poi costruire una programmazione condivisa degli interventi. Analoga disponibilità è stata manifestata nei confronti delle istituzioni scolastiche, delle realtà sanitarie e sociosanitarie cittadine, delle autorità giudiziarie minorili e delle forze di polizia.
Un primo confronto è già avvenuto con una delegazione degli Stati Generali del Terzo Settore. Dal tavolo di lavoro è emersa la volontà di organizzare incontri direttamente nei quartieri e nelle periferie della città per raccogliere esigenze, criticità e proposte provenienti dai territori. L’obiettivo è arrivare alla definizione di un Piano degli interventi condiviso che coinvolga tutte le realtà impegnate nella tutela e nella crescita dei minori.
Per approfondire obiettivi, priorità e visione del nuovo mandato, noi de l’altroparlante abbiamo intervistato il professor Vito Lo Scrudato, che ha illustrato le linee guida della sua azione e le principali criticità che interessano oggi il mondo dell’infanzia e dell’adolescenza.
Professore Lo Scrudato, quale significato assume per lei questo nuovo incarico?
«Questo incarico rappresenta una sfida, dato che la situazione della popolazione giovanile da 0 a 18 anni si presenta con tutta una serie di disarmonie, a Palermo ma non solo a Palermo. Provare a dare un contributo realistico e concreto in questa direzione è una delle ultime attività che mi sento di esprimere prima di tornare esclusivamente alla scrittura. L’incarico intercetta inoltre un interesse fortissimo della mia dimensione professionale, che riguarda i processi di formazione. La mia lunga presenza nella scuola non è stata casuale, ma il frutto di una scelta consapevole, una vera vocazione. Su un piano più ampio si tratta di innescare processi formativi attraverso una serie di strumenti e leve che verranno attivati di volta in volta. So bene che non si tratta di un compito semplice, ma da qualche parte bisogna pur cominciare. Occorre mettersi all’opera».
Quale sarà il primo passo per affrontare le criticità che riguardano il mondo giovanile?
«Occorre preliminarmente individuare gli ambiti di maggiore criticità, localizzarli e comprenderli. Successivamente bisogna capire con quali strumenti, strutture e risorse arginare le criticità, le disarmonie e le devianze che interessano il mondo giovanile. Infine sarà necessario monitorare i risultati e gli esiti delle azioni intraprese. Si tratta di un’attività che complessivamente assume proporzioni vastissime, quasi titaniche. Mi torna spesso alla mente una frase di Padre Pino Puglisi: “Se ognuno fa qualcosa…”. Credo che quel messaggio sia ancora oggi estremamente attuale. Padre Puglisi ha cambiato il mondo giovanile e quello della formazione civile di Palermo. Se ciascuno farà la propria parte, il risultato potrà essere considerevole».
Quanto hanno influito la sua esperienza di dirigente scolastico, docente e scrittore nella sua formazione e nel rapporto con i giovani? E come influenzeranno il suo percorso da Garante?
«La mia esperienza professionale come dirigente scolastico e docente è decisiva nella formazione che oggi porto con me nell’espletamento del compito di Garante. La mia forte passione per la scrittura saggistica e narrativa rappresenta uno strumento che amplia gli orizzonti della conoscenza e permette di comprendere aspetti della realtà che altrimenti resterebbero inesplorati. Come sosteneva Leonardo Sciascia, la scrittura narrativa racconta spesso più della storiografia. Aggiungo però che deve essere una scrittura prodotta senza altre finalità se non quella della ricerca onesta della verità. Anche questo, a ben vedere, è un compito titanico. Nel mio recente romanzo Il sicario e i cristalli di Ballarò ho voluto promuovere un’azione di sensibilizzazione per mettere in guardia giovani e adulti contro il fenomeno delle tossicodipendenze. Attualmente sto lavorando a un nuovo progetto narrativo dedicato al fenomeno dei rapimenti finalizzati al traffico clandestino di organi, una realtà che in alcune aree del mondo non è affatto scomparsa e che continua a manifestarsi in forme particolarmente drammatiche».
Quali sono oggi i punti più deboli sui quali occorre intervenire con maggiore urgenza?
«Alcuni problemi sono visibili a occhio nudo. Penso alle tossicodipendenze, alle altre forme di dipendenza, all’abbandono di molti giovani all’interno di percorsi di vita inconcludenti e talvolta persino dannosi. Preoccupa inoltre la diffusione della violenza come modello esistenziale e comportamentale, insieme ad altre criticità che da decenni si consumano sulla pelle delle nuove generazioni. Non sono certamente aspetti di cui una società possa andare orgogliosa. Servirebbe un deciso cambio di rotta. Per raggiungere questo obiettivo, però, non bastano le prerogative di un semplice Garante dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza. Mi auguro che, davanti alla consapevolezza dello stato di emergenza che stiamo vivendo, si possano mettere in campo energie, competenze e risorse capaci di operare in sinergia. Solo così sarà possibile trasformare questa fase difficile in un’opportunità concreta di crescita e cambiamento».
Dorotea Rizzo
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