Enogastronomia: il momento del rilancio

Il viaggiatore contemporaneo è mosso dal desiderio di "entrare in relazione" con il territorio. Non cerca la semplice consumazione, ma l'autenticità e il contatto diretto con i produttori

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L’enogastronomia ha superato il ruolo di mero “servizio accessorio” per diventare il principale motore di attrazione internazionale dell’Italia, talvolta sorpassando persino il patrimonio storico-monumentale nell’immaginario dei viaggiatori globali. Il Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano, curato da Roberta Garibaldi con il supporto dell’Associazione Italiana Turismo Enogastronomico (AITE), traccia l’evoluzione di uno dei pilastri più dinamici dell’economia turistica del Paese.

Il sorpasso culturale: il gusto come primo attrattore

Per la prima volta, l’analisi si concentra in modo analitico sulla domanda internazionale provenienti dai mercati chiave: Germania, Regno Unito, Stati Uniti, Austria, Svizzera e Francia. I risultati evidenziano un’inversione culturale senza precedenti. L’Italia è associata in via prioritaria a “cibo e vino” dal 55% dei turisti tedeschi, svizzeri e austriaci, e dal 54% degli statunitensi. Solo la Francia si distingue mantenendo una preferenza originaria per il patrimonio storico (50% contro il 34% legato al cibo). Per i restanti mercati, l’identità enogastronomica è ormai il fattore più forte, identificativo e ambito dell’intera offerta nazionale. Inotre i dati consolidati mostrano che il turismo enogastronomico ha registrato un incremento costante (un +9% di crescita nell’ultimo anno monitorato), contribuendo in modo significativo al PIL nazionale attraverso l’effetto moltiplicatore sulle filiere agricole.

Profilo del turista, budget e destinazioni top

Il viaggiatore contemporaneo è mosso dal desiderio di “entrare in relazione” con il territorio. Non cerca la semplice consumazione, ma l’autenticità e il contatto diretto con i produttori. Il budget destinato alle esperienze è in forte ascesa. Si stima una spesa media per i viaggiatori enogastronomici di circa 155 euro al giorno, di cui 52 euro allocati per la ristorazione e 28 euro dedicati all’acquisto di prodotti tipici e souvenir agroalimentari. Per un pasto tipico, la spesa si attesta tra i 21 e i 60 euro nell’oltre 50% dei casi esaminati. I tour in cantina con degustazione si posizionano prevalentemente nella fascia 21-40 euro, mentre le visite alle acetaie e ai musei del gusto rimangono sotto i 20 euro per più della metà dei rispondenti. La Toscana si conferma l’epicentro dei desideri internazionali, guidata da icone territoriali come Montepulciano (scelta dal 42% di austriaci e svizzeri), Montalcino (27% degli statunitensi) e Bolgheri. Eccellenti performance si registrano anche per le Cinque Terre e per la Food Valley dell’Emilia-Romagna, quest’ultima selezionata dal 24% dei turisti americani. Si nota, inoltre, un crescente interesse verso le mete minori e i borghi rurali, interpretati come rifugi di tranquillità e custodi di tradizioni incontaminate.

Diversificazione dell’offerta: oltre il vino

Se l’enoturismo rimane l’architrave del settore, con il 38,1% dei viaggiatori che considera essenziale la visita in cantina e il 71,2% che partecipa attivamente a degustazioni guidate, il report mappa l’ascesa prepotente di nuovi segmenti. Innanzitutto l’oleoturismo. Le cene e gli aperitivi negli uliveti attraggono oltre il 50% dei turisti in tutti i mercati presi in esame. Si sta , altresì, consilidando il turismo della Birra e Caseario. Cresce l’interesse verso i micro-birrifici artigianali e i caseifici storici, segno che il turista desidera diversificare i propri percorsi di scoperta sensoriale. In crescita anche l’interesse per le esperienze Immersive, ossia corsi di cucina locale, laboratori di panificazione e attività di foraging (raccolta di erbe e prodotti spontanei) si stabilizzano come trend ad alto valore aggiunto.

La rivoluzione digitale: AI e social network

L’infrastruttura del turismo enogastronomico sta cambiando pelle a causa delle tecnologie digitali, evidenziando un profondo divario tra la domanda dei consumatori e l’offerta delle aziende agricole. L’AI non è più un elemento futuristico ma, come dichiarato da Roberta Garibaldi, costituisce la nuova “infrastruttura del turismo”. È utilizzata massicciamente nella pianificazione dei viaggi e nella personalizzazione degli itinerari, in particolar modo dai turisti provenienti da Stati Uniti e Francia. Piattaforme come Instagram e TikTok sono i luoghi virtuali dove si forma e si consolida la percezione del Made in Italy tra le nuove generazioni di tutto il mondo. Tuttavia, il report rileva una criticità strutturale: solo una minima percentuale delle imprese agricole e artigiane italiane presidia attivamente canali visuali avanzati o YouTube. Questo deficit di visibilità digitale rischia di escludere le eccellenze più piccole dai radar dei nuovi flussi turistici internazionali.

Governance e sfide per il futuro

Il Rapporto 2025 si chiude con una riflessione strategica rivolta a istituzioni e operatori privati. La competitività del sistema Italia non deve più basarsi sull’aumento indiscriminato dei volumi, bensì sulla tutela del valore.

Le linee guida tracciate includono una governance integrata in grado di connettere le piccole realtà produttive in un ecosistema più grande e leggibile dall’estero, preservandone l’autenticità senza snaturarle; la necessità di sviluppare offerte su misura che rispettino criteri etici, biologici e di rigenerazione territoriale, rispondendo a una domanda globale sempre più attenta all’ambiente. MA l’allarme che deriva dal report riguarda la professionalizzazione delle Competenze, in quanto il settore necessita con urgenza di nuove figure professionali ibride, capaci di coniugare il sapere agronomico e artigianale con le competenze di marketing digitale, accoglienza turistica e gestione dell’omnicanalità.

L’enogastronomia in Italia ha completato la sua metamorfosi da elemento di contorno a perno centrale del viaggio culturale. La sfida cruciale per i prossimi anni risiede nella capacità del tessuto produttivo, composto da piccole e straordinarie eccellenze, di digitalizzarsi e aprirsi all’intelligenza artificiale, garantendo al contempo quell’umanità e quel legame con la terra che il mondo intero continua a cercare.

Roberto Greco

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