L’esodo estivo: 25 milioni di auto verso le vacanze

Fino a domenica il Paese si mette in coda. Bollino nero domani mattina, rosso nei pomeriggi. E l'83% dei cantieri sparisce fino al 7 settembre

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C’è un momento preciso in cui l’Italia smette di essere un’idea vaga e diventa una cosa fisica, con un peso, una lunghezza e una temperatura interna. È adesso. Da oggi a domenica, secondo le previsioni dell’Osservatorio mobilità stradale di Anas, si muoveranno sulla rete nazionale oltre venticinque milioni di autoveicoli. Non venticinque milioni di persone: venticinque milioni di mezzi. Dentro ci sono famiglie intere, cani rassegnati, materassini gonfiabili incastrati tra il lunotto e le teste dei bambini, e almeno una discussione irrisolta sul fatto che si doveva partire alle cinque.

A certificare la liturgia ci pensa Viabilità Italia, l’organismo presieduto dal direttore del Servizio Polizia Stradale, che da giorni scandisce il calendario con l’unico sistema simbolico ancora universalmente compreso da Bolzano a Pachino: il bollino. Rosso nei pomeriggi di oggi, domani e domenica. Nero domani mattina, che è il grado massimo, l’apocalisse cromatica, il momento in cui l’esodo raggiunge quello che i comunicati chiamano con delicatezza «massima criticità» e che chiunque abbia mai preso un casello sa tradurre in una parola sola.

Il bollino è probabilmente l’ultima forma di semaforo morale rimasta in circolazione. Ti dice che sbagli, ti dice quando, e tu parti lo stesso. Perché la ferie non sono una scelta razionale, sono una scadenza: la settimana che porta a Ferragosto è ancora oggi quella in cui la gran parte delle attività economiche del Paese abbassa la saracinesca, e allora tanto vale muoversi tutti insieme, compatti, come uno stormo che ha smarrito il capofila ma non l’entusiasmo.

Duemilacinquecento persone e un miracolo che dura un mese

Dall’altra parte della barricata c’è chi il weekend non lo fa. Anas ha potenziato il presidio su tutto il territorio: «Circa 2.500 tra tecnici e personale di esercizio, insieme agli operatori delle Sale operative territoriali e della Sala situazioni nazionale, sono impegnati per assicurare un presidio costante della rete», ha dichiarato l’amministratore delegato Claudio Andrea Gemme. Duemilacinquecento persone che guardano un Paese partire e restano ferme davanti a un monitor: c’è del Sorrentino, in questo, e nessuno se ne accorgerà mai.

Poi c’è il dato che merita da solo un piccolo saggio di antropologia nazionale. Fino al 7 settembre saranno chiusi o sospesi 1.175 cantieri sui 1.414 attivi. L’ottantatré per cento. Non è che i lavori finiscono: vanno in ferie anche loro. Per un mese abbondante le transenne si ritirano, i restringimenti si dissolvono, la segnaletica gialla evapora, e l’automobilista italiano vive l’illusione temporanea di abitare in un Paese finito. Poi torna tutto, puntuale come il rientro a scuola, e non se ne parla più fino all’agosto successivo.

Il rosario delle strade

L’elenco delle arterie critiche, letto tutto di seguito, è una specie di poema geografico. La A2 «Autostrada del Mediterraneo» tra Campania, Basilicata e Calabria. La statale 106 Jonica e la 18 Tirrena Inferiore. La 131 Carlo Felice in Sardegna, che porta il nome di un re e il traffico di un continente. La Pontina, che insieme all’Appia regge da sola il rapporto tra Roma e il mare. L’itinerario E45, l’Aurelia, l’Adriatica, la Romea, la SS36 del Lago di Como e dello Spluga, la SS26 della Valle d’Aosta, la Val Trebbia, l’Alemagna. Nomi che sembrano usciti da un elenco di consoli romani e santi minori, e che invece sono semplicemente i posti dove domani mattina staremo tutti fermi.

Per la Sicilia il bollettino segnala la A19 Palermo-Catania e la A29 Palermo-Mazara del Vallo. Non serve aggiungere molto: sono due strade che i siciliani conoscono nel dettaglio, curva per curva, cantiere per cantiere, con quella confidenza un po’ rancorosa che si ha soltanto con i parenti stretti. In compenso, a differenza dei parenti, ad agosto danno il meglio di sé.

E poi si torna

La parte migliore, ovviamente, è che finisce. Dalla settimana di Ferragosto le partenze proseguono, ma già da domenica 16 agosto è attesa la prima fase del controesodo, con i rientri che si fanno più consistenti nella seconda metà del mese e picchi concentrati tra la domenica e il lunedì. Le stesse strade, la stessa coda, la stessa famiglia, la stessa macchina. Solo che all’andata c’era l’attesa e al ritorno c’è la sabbia nei tappetini e una cartella di lavoro che aspetta.

«La sicurezza deve guidare ogni spostamento», ha ricordato Gemme, invitando a rispettare limiti di velocità e distanza di sicurezza. È il tipo di frase che si legge distrattamente e che invece contiene tutto: ogni anno, in questo enorme rito collettivo che è l’unica cosa che facciamo ancora davvero tutti insieme, qualcuno non arriva. Vale la pena arrivare tardi. Vale la pena, soprattutto, arrivare.

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