Evita Andújar porta a Palermo De Rerum Natura: un viaggio nel femminile tra arte, radici e rinascita

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Evita Andújar è un’artista che dipinge per conoscersi, scoprire le sue radici e per liberarsi in una rinascita. Ogni sua opera nasce come un attraversamento emotivo, un dialogo intimo con la propria interiorità che diventa racconto universale.

Andalusa, romana d’adozione, con una formazione pittorica e restaurativa solida e una sensibilità istintiva, Evita ha costruito nel tempo un linguaggio personale e immediatamente riconoscibile: gestuale, spontaneo, emotivo, capace di trasformare il corpo femminile in una mappa di radici, foglie, sguardi e domande.

A ospitare De Rerum Naturae, questo nuovo corpus di lavori dell’artista andalusa – un vero “corpo unico”, come lo definisce chi lo ha curato – è la galleria “Il Casino delle Muse”, diretta dal critico d’arte Giuseppe Carli. È lui a sostenere e accompagnare questo percorso di crescita dell’artista, intuendone la forza simbolica, la visione contemporanea, la connessione profonda tra natura, donna e rinascita.

Accanto all’arte, la mostra intreccia un’altra storia femminile: quella di Sofia Papa, giovane imprenditrice siciliana che ha scelto la sostenibilità radicale per rilanciare un prodotto di nicchia, identificativo e prezioso come il vino naturale prodotto nella sua azienda “Radici”. Un progetto che dialoga perfettamente con la poetica di Andújar, fatto di cura, autenticità e trasformazione.

La mostra inaugurata a Palermo il 22 novembre alla galleria “Il Casino delle Muse”, a pochi giorni dal 25 novembre, Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, è stata un’occasione che amplifica il valore simbolico dell’esposizione, ponendo al centro il corpo, la voce e la forza del femminile.

Noi de L’Altroparlante abbiamo voluto intervistare l’artista per poter conoscere meglio il suo mondo.

Nel titolo della tua mostra De Rerum Natura evochi la riflessione sulla natura dell’esistenza. In che modo questo concetto si intreccia con la rappresentazione della donna nelle tue opere?

«Il concetto di natura nei miei quadri – racconta Evita Andújar – proviene da un lungo percorso interiore. Io cerco l’essenza femminile della donna, caricando le immagini di anima. Per questo emerge spesso una dualità, una dicotomia tra anima e immagine. In questo momento del mio lavoro, l’anima emerge attraverso la natura: foglie che proteggono, radici che permettono di tornare al cielo. Le donne sembrano nascoste, ma in realtà esprimono se stesse attraverso la bellezza del fogliame, e quindi dell’anima».

Nei tuoi quadri le figure femminili sfuggono dagli stereotipi e sembrano dialogare silenziosamente con lo spettatore. Quale messaggio vuoi trasmettere attraverso i loro sguardi?

«Il messaggio non lo decido io a priori – continua Andújar – perché le opere mi parlano mentre le dipingo. Io non comando nulla, mi lascio fluire. È la pittura che agisce nell’inconscio. Quando l’opera è finita, sorprende anche me. E la cosa più bella è che accade lo stesso al pubblico: ognuno ritrova qualcosa di sé».

La tua pittura nasce da gesti spontanei e profondi. Come trasformi le emozioni personali in immagini che parlano della condizione femminile contemporanea?

«Mi metto completamente in gioco. Ogni pennellata deve essere sentita, perfetta. A un certo punto si crea una sintonia, quasi una melodia: l’opera comincia a formarsi da sola. Le emozioni trovano il loro spazio e diventano immagine».

In occasione del 25 novembre, come pensi che l’arte possa contribuire alla consapevolezza e alla forza interiore delle donne?

«Io non sono una femminista alla vecchia maniera – dice l’artista – credo nella collaborazione tra uomini e donne. Ma ciò che vedo è che le nuove generazioni non sempre comprendono la lotta che ci ha portate fin qui. La donna oggi viene messa in caselle e, invece, noi siamo tante cose. Le mie opere vogliono tramandare alle giovani un ideale di libertà e rispetto, non solo dagli uomini ma anche tra le donne».

La natura è spesso protagonista dei tuoi lavori. Quale significato simbolico attribuisci a questo legame tra donna e natura?

«La natura per me è un’essenza femminile. È madre, cresce, dà vita. La donna è simile: va curata e rispettata. In un momento storico in cui dobbiamo proteggere ciò che abbiamo, la natura diventa lo specchio della donna contemporanea: creatrice, fragile e potente insieme».

Nei tuoi dipinti emerge una dimensione autobiografica. Quanto spazio lasci all’interpretazione dello spettatore?

«C’è tutto di autobiografico, perché ogni opera nasce dalle mie esperienze. Ma quando l’opera incontra il pubblico, diventa autobiografia altrui: gli altri ritrovano se stessi, e questa è la magia dell’arte».

In che modo nei tuoi lavori si manifesta la tensione tra apparire ed essere, influenzata dai social media?

«Preferisco i colori freddi, blu, verdi, viola. Osservando i selfie sui social sentivo che mancava anima. Così ho inserito nelle immagini un pezzo della mia interiorità, trasformando fotografie effimere in immagini che durano, che cercano l’essere e non l’apparire».

Guardando al futuro, quale trasformazione speri di suscitare nello spettatore e quale ruolo può avere l’arte nella libertà delle donne?

«Essere una donna artista è già una sfida. Continuare a parlare di donne può dare fastidio, ma è unia rivoluzione necessaria. La nostra visione femminile può cambiare le cose, rendere le anime più soavi».

A questo percorso si aggiunge il punto di vista di Giuseppe Carli, curatore e gallerista che per completare la comprensione dell’artista e delle sue opere abbiamo voluto brevemente intervistare.

Giuseppe, come definiresti questo corpus di opere?
«Preferisco parlare di un corpo unico perché qui troviamo tutta l’evoluzione di Evita: dagli acrilici ai primi esperimenti con l’olio, fino ai lavori recenti legati alla natura e al radicamento. È una lotta tra anima e apparenza, tra mostrare e nascondersi. Una ricerca che richiama Lucrezio e il suo tentativo di liberare l’uomo dalle paure».
Perché la collaborazione con l’azienda agricola Radici e il vino “Morphé”?

«Per la vicinanza simbolica con il 25 novembre – spiega Carli – ho coinvolto l’azienda di Sofia Papa, una giovane donna che produce vini naturali in anfore di terracotta. Il suo processo di cura della pianta e della sostanza mi ha ricordato i quadri di Evita. È nato così un dialogo tutto al femminile, tra arte, natura e trasformazione».

De Rerum Natura diventa così un ponte tra donne, natura, arte e territori: un invito a guardarsi dentro, a lasciarsi proteggere e al tempo stesso a emergere.

Un inno alla rinascita femminile che trova nella Sicilia, nella sua terra e nelle sue artiste, una voce potente e contemporanea.

Federica Dolce

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