Il femminicidio di Amina Sailouhi scoperto dalla figlia di 10 anni

La donna fu uccisa dal marito, Khalid Achak, 50 anni, anche lui marocchino, un anno fa, il 3 maggio 2025

Text with image

Each element can be added and moved around within any page effortlessly. All the features you need are just one click away.

Reading Time: 2 minutes

Amina Sailouhi era una donna marocchina di 43 anni uccisa dal marito, Khalid Achak, 50 anni, anche lui marocchino, un anno fa, il 3 maggio 2025. A chiedere aiuto al 118 fu la piccola figlia, di 10 anni,  della coppia: «Papà ha appena ucciso la mamma, venite ad aiutarmi» aveva riferito al numero unico di emergenza. L’omicidio della donna si consumò all’interno di una palazzina di un complesso di case popolari in via Cerca a Caleppio, una frazione del comune di Settala, in provincia di Milano.

Amina, Sara Campanella, Tania Bellinetti, Ilaria Sula e tante altre donne sono tutte vittime di femminicidio, indipendentemente dalla zona geografica di provenienza. Tutte donne che sono state uccise nello stesso anno, da Nord a Sud. Una fine atroce, terribile consumata il piĂą delle volte tra le mura domestiche, come nel caso di Amina.

Amina Sailouhi lavorava in un bar-ristorante a Caleppio, il marito invece era impiegato in un’azienda di condizionatori. Secondo quanto riferì agli inquirenti il killer dopo l’arresto, il loro sarebbe stato un matrimonio “combinato” dalle rispettive famiglie in Marocco.

Leggi anche–> Un anno fa l’assassinio di Sara Campanella

Il cinquantenne è entrato in azione nella serata del 3 maggio 2025:  quando i carabinieri arrivarono in casa, la vittima presentava varie ferite d’arma da taglio. Stando ad una prima ricostruzione, la 43enne fu aggredita a coltellate prima delle 22, ma l’allarme fu lanciato un’ora dopo dalla figlia, che si era svegliata e aveva trovato la madre esanime in camera da letto. Da qui l’arresto del padre della piccola, che aveva confessato di aver ucciso la moglie davanti ai carabinieri, con l’accusa di omicidio volontario. Contestate anche le aggravanti di aver commesso il fatto nei confronti della moglie, in stato di ubriachezza e in presenza della figlia minore, che fu affidata ad un parente.

GiĂ  in passato l’uomo era stato protagonista di aggressioni nei confronti della moglie. Infatti la signora Amina il 26 novembre del 2022, aveva denunciato il coniuge per le continue violenze. Da quell’esposto erano state attivate le procedure previste dal “Codice Rosso”. Stando a quanto reso noto dalla Procura di Milano, il procedimento si stava per chiudere in considerazione della richiesta di processo a carico del cinquantenne, con l’accusa di maltrattamenti in famiglia. Ma nei confronti del marito di Amina non fu disposto alcun provvedimento restrittivo. La vittima allora, dopo essere stata visitata in una clinica, fu presa in carico da un centro antiviolenza e le fu suggerito di trasferirsi in una casa protetta ma lei si rifiutò.

«Sono esploso dalla rabbia. Ho preso il coltello e, dopo il primo colpo, non ho capito piĂą nulla e non ricordo altro». Queste le parole di Khalid Achak alle domande del giudice per le indagini preliminari durante l’udienza di convalida dell’arresto, che si è svolta il 5 maggio 2025.

L’uomo in quell’occasione aveva anche parlato di matrimonio “combinato”, delle liti che avvenivano sempre piĂą spesso in casa e che aveva il timore che i parenti della vittima stessero cercando di prendersi i suoi beni. Sulla sera del 3 maggio di un anno fa, spiegò il cinquantenne, la vittima, dopo una lite avvenuta per un capriccio della bambina di cui lui avrebbe preso le difese,  avrebbe minacciato di autoinfliggersi delle ferite e quindi di denunciarlo. Da qui lui ebbe uno “scatto di rabbia” culminato nell’omicidio della moglie.

Serena Marotta

Ultimi Articoli