Il femminicidio di Elisa Polcino a Paupisi: uccisa insieme al figlio di 15 anni dal marito

Il 30 settembre 2025 Salvatore Ocone aggredì la moglie e i due figli con un grosso masso. Dopo la fuga fu arrestato in Molise. La figlia Antonia è sopravvissuta

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Elisa Polcino
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Elisa Polcino aveva 49 anni e fu uccisa il 30 settembre 2025 nella sua abitazione di Paupisi, in provincia di Benevento. Ad ucciderla il marito, Salvatore Ocone, 58 anni, arrestato poche ore dopo al termine di una fuga durante la quale aggredì anche i suoi due figli minorenni. Dopo l’aggressione, Ocone si allontanò in automobile portando con sé i due figli, Cosimo, 15 anni, e Antonia, 16. Un altro figlio della coppia, maggiorenne, viveva fuori regione per motivi di lavoro.

A lanciare l’allarme, nelle prime ore del mattino, fu una parente della donna, che trovò il corpo senza vita nell’abitazione della coppia di contrada Frasso. Elisa era sul letto, con diverse ferite e tracce di sangue. Secondo gli accertamenti medico-legali, a provocare la morte fu un unico violento colpo alla testa, inferto con un grosso masso del peso di circa 12 chilogrammi.

La fuga e il ritrovamento dei figli

Dopo averla uccisa, per circa dodici ore, l’uomo rimase irreperibile. Nel tardo pomeriggio venne individuato a Ferrazzano, in provincia di Campobasso. Nell’auto si trovavano ancora i due figli: Cosimo era già morto, mentre Antonia era gravemente ferita. La sedicenne fu trasportata d’urgenza all’ospedale Cardarelli di Campobasso e successivamente trasferita alla Neuromed di Pozzilli, in provincia di Isernia, dove venne sottoposta ad un delicato intervento chirurgico alla testa. Dopo circa sei mesi di ricovero e riabilitazione, fu dimessa nel marzo 2026.

Ocone venne condotto nella caserma dei Carabinieri di Campobasso. Agli investigatori avrebbe confessato di aver aggredito la moglie e i due figli con la stessa pietra, per poi lasciare la donna nell’abitazione e fuggire con i ragazzi. L’uomo fu arrestato con le accuse di duplice omicidio aggravato, tentato omicidio e sequestro di persona.

I dissidi con la moglie e la ricostruzione dell’aggressione

Nel corso delle prime dichiarazioni agli inquirenti, Ocone avrebbe parlato di contrasti con la moglie, sostenendo che Elisa avesse un atteggiamento autoritario e volesse “comandare in casa”. Si tratta della ricostruzione fornita dall’indagato, acquisita agli atti dell’inchiesta. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’uomo avrebbe colpito per prima la moglie mentre si trovava a letto. Il figlio Cosimo, probabilmente svegliato dalle urla, sarebbe intervenuto o si sarebbe alzato dalla propria stanza e sarebbe stato a sua volta aggredito. Successivamente Ocone avrebbe raggiunto la figlia Antonia nella sua camera. Durante la fuga verso il Molise, l’uomo avrebbe anche fatto una breve sosta in una chiesa del Beneventano, dove furono successivamente rilevate tracce di sangue.

L’interrogatorio e la custodia cautelare

Il 3 ottobre 2025, davanti al giudice per le indagini preliminari, Ocone si avvalse della facoltà di non rispondere. Il giudice convalidò il fermo e dispose la custodia cautelare in carcere. Il suo difensore riferì che l’uomo si trovava in uno stato confusionale e presentava, secondo la difesa, una condizione patologica caratterizzata da vuoti di memoria.

Nell’ordinanza cautelare, il gip evidenziò anche il rischio che, una volta libero, Ocone potesse tentare di raggiungere e uccidere il figlio maggiorenne. Secondo la ricostruzione giudiziaria, dopo aver capito che i due minori erano ancora vivi, l’uomo si sarebbe fermato nelle campagne di Ferrazzano senza però portarli in ospedale.

La perizia psichiatrica e il processo

Nel corso delle indagini è stata disposta nei confronti del marito di Elisa una perizia psichiatrica. Al termine degli accertamenti, Ocone è stato ritenuto imputabile: pur in presenza di un disturbo psicotico, secondo la valutazione peritale, non sarebbero emersi elementi sufficienti per ritenere esclusa o scemata la sua capacità di intendere e di volere al momento dei fatti.

Nel marzo 2026, dopo la chiusura delle indagini della Procura di Benevento, Salvatore Ocone è stato rinviato a giudizio.

La vicenda giudiziaria prosegue dunque in aula, mentre resta il dramma di Elisa Polcino e dei suoi due figli sopravvissuti che non potranno più abbracciare né la madre né il fratellino.

Serena Marotta