Il femminicidio di Tiziana Vinci uccisa un anno fa dall’ex a La Spezia

La donna aveva 54 anni ed era sposata dal 1998. Nell’ultimo periodo si stava separando dal marito che aveva denunciato per stalking e violenze

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Tiziana Vinci
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Tiziana Vinci, 54 anni, fu uccisa a coltellate un anno fa a La Spezia. Erano le 11 del mattino del  13 agosto  2025 quando l’ex marito, Umberto Efeso, 57 anni, la raggiunse sul luogo di lavoro e dopo una discussione la accoltellò. A lanciare l’allarme fu una collega della donna, che vide Tiziana cadere a terra e l’uomo fuggire via dalla villetta di via Genova, nella parte alta di La Spezia, dove la donna faceva la collaboratrice domestica.

Sull’uomo pendeva un divieto di avvicinamento alla donna con l’applicazione del braccialetto elettronico all’indagato, dopo che la 54enne lo aveva denunciato per stalking e violenze. “Ti taglio la testa” e “Prima o poi ti beccherò”, queste alcune delle minacce fatte dall’ex alla vittima.

I due, genitori di sei figli, originari di Taranto, ma da vent’anni a La Spezia, negli ultimi mesi si stavano separando, erano sposati dal 1988. Tanto che Tiziana, nel frattempo, si era trasferita a Follo, nella casa di uno dei figli.

Dopo circa un’ora dal femminicidio, il cinquantasettenne si costituì dai Carabinieri di Ceparana, in provincia di La Spezia. E mandò anche dei messaggi di scuse e richieste di perdono al suo datore di lavoro e ad un amico. Poi aveva accompagnato i militari a recuperare la lama che usò per uccidere la moglie, che aveva sotterrato tra la vegetazione.

Negli ultimi giorni il dispositivo applicato alla caviglia del cinquantasettenne era malfunzionante. Infatti i carabinieri avevano segnalato il guasto all’azienda di telefonia che si occupava del segnale e che avrebbe dovuto riparare il guasto. Ma la revisione non fu fatta. Il giorno dell’aggressione mortale alla moglie il dispositivo non lanciò alcun segnale.

Dopo la chiusura delle indagini, il 57enne fu rinviato a giudizio, a gennaio del 2026. Per lui fu confermata dalla Procura di La Spezia la contestazione del reato di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dall’avere commesso il fatto ai danni della moglie.

Serena Marotta

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