Il fentanyl non è (ancora) un’emergenza a Palermo

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In Sicilia, tra i tanti, abbiamo anche un problema legato alla droga, su questo non ci piove. Tra i tanti stupefacenti in circolazione sicuramente il crack, ormai da anni, si è infiltrato nel tessuto sociale dell’Isola, soprattutto nelle grandi città, manifestando i suoi effetti nei quartieri dove l’intervento dello Stato è più limitato e dove il degrado socioeconomico regna imperante. Ogni giorno sempre di più. Non accennano a diminuire i consumi di cocaina ed eroina, che anzi sono in aumento, come riferiscono i dati degli Enti preposti. Negli ultimi anni le istituzioni, in primo luogo la Regione Siciliana, si sono interessarsi attivamente al problema: a gennaio 2024 è stato inaugurato in via La Loggia il “Centro di pronta accoglienza”, supporto sanitario e sociale per le persone con dipendenze, soprattutto da crack e cocaina. A settembre dello stesso anno la Sicilia ha approvato la prima legge anticrack in Italia, con 23 milioni di euro di fondi messi a disposizione dalla Regione per applicarla concretamente nel triennio 2024-2026. Sono stati istituiti gli organi previsti dalla norma: il Comitato regionale di indirizzo sulle dipendenze (CRID), il Tavolo per la ricerca e il coordinamento partecipato in area dipendenze (TaRCoPaD) e la Rete regionale diffusa sulle dipendenze (RReDD). Siamo, però, ancora lontani dal risolvere il problema: il crack continua a girare per i quartieri di Palermo, e non sempre le norme repressive sono efficaci per il contrasto al fenomeno. Ciò che, sembra essere maggiormente potenziato sono le azioni di prevenzione.

A questo quadro si aggiunge un altro tassello: la narrazione mediatica continua a fare leva sulla paura, sulle “emergenze”, su ciò che fa scalpore a livello internazionale, magari penalizzando le realtà locali. Non può vigere soltanto la “legge del click”. Questo è noto a chi fa informazione, ma non sempre a chi divulga o rilancia determinati post sui social.

fentanyl fiala
Immagine generata con IA

Negli ultimi giorni, diverse testate giornalistiche, sia cartacee che native social, hanno rilanciato il concetto di “emergenza”: all’armi, il fentanyl è arrivato in Sicilia! A dire il vero, non è una novità: la tristemente celebre “droga degli zombie”, che negli Stati Uniti ha già mietuto circa centomila vittime solo nell’anno passato, è ormai diffusa in tutto il mondo.

La domanda che sorge spontanea, però, è un’altra: c’è davvero un’epidemia di fentanyl in Sicilia? Per capirlo, anche noi de l’altroparlante abbiamo parlato con Giampaolo Spinnato, direttore dell’U.O.C. Dipendenze Patologiche dell’Asp di Palermo.

La risposta di Spinnato è netta, e in parte spiazzante rispetto ai titoli che abbiamo letto in questi giorni su diversi quotidiani.

«Dire che il fentanyl è arrivato, secondo me, è un concetto sbagliato» esordisce Spinnato. «Nel senso che il fentanyl è presente, ma abbiamo avuto soltanto dei riscontri sporadici»: pazienti che hanno riferito di averlo utilizzato o provato, e casi individuati nelle analisi delle urine, spesso a insaputa degli stessi pazienti. «Stiamo parlando di situazioni assolutamente sporadiche, di meno di dieci osservazioni», precisa, tutte concentrate nell’ultimo anno. «Non posso essere certo che un riscontro di questo tipo non ci sia stato anche negli anni precedenti, semplicemente non l’abbiamo cercato».

Il riscontro concreto e scientifico non dà spazio ad allarmismi inutili: «Ne ho parlato anche con colleghi che hanno letto la stampa di questi giorni», racconta Spinnato. «Direi di ridimensionare questa emergenza fentanyl. Ovviamente sappiamo che è una sostanza che potrebbe, forse un domani, essere più presente, e quindi è giusto che ci sia un’attenzione maggiore. Forse, se ci fosse stata la stessa pronta attenzione sul crack, avrebbe avuto un impatto meno forte di quello che ha avuto». Il precedente statunitense, sottolinea Spinnato, insegna: «Negli Stati Uniti è esploso a distanza di alcuni anni», non da un giorno all’altro. «Non è ipotizzabile che il fentanyl, che poi è tutta una serie di famiglie di oppioidi sintetici di cui il fentanyl fa parte, possa domani prendere il posto che finora è stato dell’eroina, che ad oggi resta l’oppioide più utilizzato».

«In questo momento un’emergenza fentanyl di fatto non c’è», ribadisce il dirigente medico. «Se lei mi chiede: ma il fentanyl è presente a Palermo? Io le dico sì, è presente, perché anche se occasionalmente, sporadicamente, l’abbiamo trovato». Ma da qui a parlare di epidemia il passo è lungo. È una distinzione che, secondo il direttore, fa la differenza.

La vera preoccupazione, per Spinnato, è un’altra: «Non sottovaluterei una ripresa dell’eroina, perché abbiamo registrato una curva di consumatori in aumento». Più in generale, se un’emergenza va cercata, per il direttore oggi è quella del policonsumo: «La quantità di sostanze presente sul territorio è talmente vasta, i canali di approvvigionamento sono talmente variegati, che l’uso di sostanze è diventato molto complesso. Ci sono alcune che diventano prevalenti per un periodo, ma non si trasformano in un’emergenza generale». È il caso, per esempio, dei cannabinoidi sintetici: «Ci sono stati dei cannabinoidi sintetici sequestrati che hanno dato vita a situazioni gravi, portando al ricovero in ospedale e in rianimazione alcune persone. Sono segnalazioni che riceviamo continuamente. La maggior parte di queste, però, non si tramuta in un’emergenza clinica, proprio perché rappresentano usi sporadici». Il rischio maggiore è quello di un uso indiscriminato di sostanze, spesso in giovane età, delle quali non si comprendono i rischi: «Ci sono troppe sostanze in giro, e troppe persone ne utilizzano diverse contemporaneamente, a volte mescolandole, con conseguenze anche gravi».

Sul fronte dei protocolli di contrasto, Spinnato spiega: «Seguiamo un protocollo. Trattiamo il caso nella stessa maniera in cui trattiamo un’overdose da eroina. Cambiano ovviamente i dosaggi, il tempo di somministrazione, le caratteristiche. È chiaro che l’overdose da fentanyl è molto più pericolosa di quella da eroina, perché il fentanyl è molto più potente». Il rischio di overdose, aggiunge, «non è lo stesso: il fentanyl ha un rischio di overdose molto più grande rispetto all’eroina». Secondo le sue stime, «una persona che usa fentanyl ha un rischio di andare in overdose fino a 50 volte più alto rispetto a chi usa eroina».

«La differenza tra dose efficace e dose letale è sempre molto vicina», spiega ancora. «Se si varia di poco la dose, la dose efficace diventa la dose letale. Nel caso del fentanyl la finestra è ancora più stretta. È più facile passare da una dose efficace a una dose letale». Sulla potenza percepita, però, la differenza tra le due sostanze è netta: «I pochi pazienti che avevano usato sia fentanyl che eroina mi descrivevano un effetto del fentanyl molto, molto più potente di quello dell’eroina. Alcuni sono rimasti impauriti, al punto da dire che non volevano più saperne niente».

«Il giorno in cui arriverà davvero sarà un grosso problema, non c’è dubbio» conclude Spinnato. «Ma ad oggi non c’è un’emergenza fentanyl».

Alcuni dati per saperne di più: il fentanyl è un oppioide sintetico, sviluppato per la prima volta negli anni ’60 come potente analgesico per uso medico, in particolare per il dolore post-operatorio o oncologico severo, e ancora oggi utilizzato legalmente in ambito ospedaliero sotto forma di cerotti, fiale o compresse. La sua diffusione come droga da strada nasce soprattutto negli Stati Uniti, dove dalla metà degli anni 2010 ha sostituito in larga parte l’eroina, complice il basso costo di produzione: viene sintetizzato chimicamente, senza bisogno delle coltivazioni di papavero necessarie per l’eroina, spesso in laboratori clandestini in Messico a partire da precursori chimici provenienti dalla Cina.

Nei prossimi giorni continueremo ad approfondire il tema, raccogliendo le informazioni di enti, associazioni e di tanti altri operatori che ogni giorno sono in campo per tutelare la Comunità. Perché se un’emergenza fentanyl, ad oggi, non c’è, anche solo il modo in cui se ne parla è già qualcosa da raccontare con attenzione, aggiornando l’opinione pubblica ogni volta che si renda utile farlo.

Samuele Arnone

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