La frana di Niscemi riapre la ferita del dissesto idrogeologico

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Le immagini arrivate da Niscemi sono impressionanti:il terreno sembra essersi letteralmente spaccato, con un distacco tra la superficie e il sottosuolo chevaria dai 15 ai 25 metri.Un solco profondo che attraversa il territorio e che rende evidente, in tutta la sua drammaticità,la fragilità di un’area abitata da circa 24.000 persone.

Il comune del Nisseno sorge in unazona collinarecaratterizzata da versanti esposti a sud-ovest e nord-ovest. Proprio su uno di questi,sul versante nord-occidentale, si è verificatol’evento franoso,che ha avuto inizio intorno alle ore 13 del 25 gennaio, nel tratto di collegamento tra lastrada provinciale SP10 e il centro abitato,un’area già delicata dal punto di vista geomorfologico.

Una frana complessa 

Quella che interessa Niscemi, con ogni probabilità, è unafrana complessa, cioè composta da piùtipologie di movimenti franosiche agiscono contemporaneamente o in fasi successive. Principalmente, però, è stato registrata unafrana “ascorrimento”,cioè un fenomeno che si verifica quando avviene una rottura profonda del terreno in prossimità di un pendio. Questa tipologia di frana si estende orizzontalmente lungo una superficie di scivolamento. Il terreno della zona infatti è composto da unasuccessione di strati di rocce e materiali di diversa consistenza,tra cui sono presenti dei livelli diargilla.

L’argilla ha una caratteristica fondamentale: è impermeabile. Le abbondanti precipitazioni che hanno colpito il Sud Italia nei giorni precedenti, legate al passaggio delciclone Harry,hanno permessoall’acqua di infiltrarsi in profonditàfino a raggiungere proprio questi strati. Quil’acqua ha creato una sorta di “pellicola lubrificante”, riducendo l’attrito.Le masse rocciose sovrastanti, appesantite dall’acqua, hanno quindi iniziato a muoversi verso valle,spinte dalla gravità e dall’inclinazione del pendio. La Regione Siciliana sta però valutando la possibilità che vi siano anche altre cause. 

Regione attiva il monitoraggio Ingv e Ogs sull’area della frana

Ha già preso il via ilmonitoraggio tecnico-scientifico dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv)e dell’Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale (Ogs)sul fenomeno franoso nel Nisseno. L’attività di sorveglianza straordinaria è stata richiesta dalla presidenza della Regione e sarà realizzata in stretta collaborazione con i dipartimenti della Protezione civile nazionale e regionale. 

«La sicurezza dei cittadini è la nostra priorità assoluta –precisa il presidente della Regione Renato Schifani– e per questo ci stiamo affidando a istituti di rilevanza scientifica internazionaleche, attraverso indagini rigorose e tecnologie avanzate, ci permetteranno dicomprendere pienamente il fenomeno.Si tratta di studi complessi che si avvarranno anche della collaborazione di altri enti per analisi dettagliate, per individuare sistemi di sorveglianza ed elaborare proposte eprovvedimenti miratiper la tutela del territorio e della popolazione».

Ingv e Ogs

Nel dettaglio,l’Ingv effettuerà il monitoraggio geochimico dell’areaper verificare la possibile presenza dianomalie di gas crostali,con particolare attenzione al metano, e il monitoraggio geofisico che prevede l’installazione di una rete di stazioni Gnss (Global navigation satellite system) distribuite lungo l’area della frana e nella fascia instabile, al fine di misurare in tempo reale gli spostamenti del suolo e le accelerazioni del movimento.

Contemporaneamente l‘Ogs effettuerà indaginiattraverso l’esecuzione di unaprospezione geoelettrica 3De una prospezione sismica ad alta risoluzione con le quali sarà possibileidentificare le caratteristiche del sottosuolo,individuare eventualipiani di scivolamentoe definire con maggiore precisione i volumi di terreno coinvolti nel movimento franoso. 

Perché questa frana è diversa

Le frane possono manifestarsi in modi molto diversi. Alcune hanno caratteristiche simili alle valanghe, come le colate di fango, altre avvengono attraverso la caduta improvvisa di massi: sono le cosiddette frane da crollo, rapide e quasi istantanee. La frana di Niscemi invece è un fenomeno decisamente più lento.

La velocità di una frana di questo tipo può variare enormemente, dapochi secondi fino a durare mesi, anni o addirittura secoli.A Niscemi il movimento principale si è sviluppato nell’arco di alcune ore, ma il fenomeno continua ancora oggi. Non è raro, infatti, che frane di questo genererestino attive a lungo nel tempo.

I fattori che ne determinano l’evoluzione

La velocità di una frana dipende da diversi fattori. Il primo è ilgrado di saturazione d’acquadel terreno: nei suoli argillosi, un’elevata quantità d’acqua riduce attrito e coesione, facilitando movimenti più rapidi. Al contrario, terreni meno saturi tendono a muoversi più lentamente.

Un secondo elemento è iltipo di materiale coinvolto. Rocce molto compatte tendono a crollare velocemente, mentre terreni incoerenti – composti da argilla, sabbia e detriti – favorisconoscivolamenti o colate più lente e fluide.

Determinante è anche lapendenza del versante, infatti, inclinazioni maggiori accelerano il movimento per effetto della gravità, mentre pendenze più dolci rallentano l’avanzamento della frana. Infine, conta ilvolume del materiale coinvolto,perché lefrane di grandi dimensioni tendono a muoversi più lentamente, mentre quelle più piccole risultano generalmente più rapide.

Il nodo della prevenzione

Il caso di Niscemi riporta al centro del dibattito iltema del dissesto idrogeologicoin Italia. Il problema non è la mancanza di studi, perché il territorio nazionale è stato ampiamente mappato e le aree a rischio sono note. Ciò che continua a mancare è una veramentalità della prevenzione, capace di tradursi in investimenti strutturali e duraturi.

Servirebbero risorse significative destinate a opere di mitigazione del rischio idrogeologico, prima cheeventi come quello di Niscemi trasformino fragilità conosciute in emergenze. Quando il terreno cede, come dimostrano le immagini di questi giorni, non si tratta mai di un evento improvviso, ma dell’esito prevedibile di un equilibrio che si spezza.

Sonia Sabatino 

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