Franco Lannino racconta Ediga, il rifugio del gatto (VIDEO)

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Un rifugio immerso nel verde, tra giochi, cure veterinarie e dedizione quotidiana: l’EDIGA accoglie a Palermo oltre 180 gatti fragili, offrendo assistenza, adozioni e un modello virtuoso di tutela animale basato solo su volontariato e autofinanziamento.

Tra gli alberi di un vialetto silenzioso, si entra in un luogo che sorprende: non un semplice rifugio, ma un piccolo parco attrezzato per felini. È la quotidianità dell’EDIGA, Ente Difesa Gatti, che a Palermo dal 1988 protegge gli animali che non possono più vivere in strada. Ci sono giochi sparsi qua e là, alcuni vissuti dal tempo ma ancora utili a stimolare curiosità e movimento, pedane di legno, piccoli ponti, casette. Nei padiglioni interni lettini morbidi e nicchie accolgono gatti che cercano riposo. Tutti vaccinati e controllati. Ogni giorno volontarie e volontari passano da una ciotola all’altra con precisione quasi rituale.

Fondato da Pola Narzisi e oggi presieduto dal fotografo palermitano Franco Lannino, il rifugio accoglie soprattutto gatti adulti con problemi di salute o traumi. «La missione è accogliere gatti che per seri e fondati motivi non possono più vivere nel territorio o in colonia», spiega Lannino. Dopo la morte della fondatrice nel 2013, la guida dell’associazione è passata a lui, che continua la missione originaria con determinazione.

La struttura richiede un impegno costante. Ogni settimana un veterinario visita il rifugio controllando terapie e condizioni sanitarie. Tutti i mici vengono seguiti al massimo, anche nei casi più difficili, come quello di Nico Asmatico: «Per lui abbiamo una bombola d’ossigeno dedicata perché a volte va in dispnea». È un dettaglio, sì, ma che racconta la profondità della cura che qui viene riservata a ciascun animale.

Durante il censimento di dicembre gli ospiti sono 185, ma in media nel corso dell’anno il rifugio accoglie circa 200 gatti. Sono prevalentemente adulti, spesso con patologie croniche o post traumatiche, che trovano nell’EDIGA un luogo dove rieducare il proprio corpo e la propria fiducia verso gli esseri umani. Lo si nota subito: alcuni ti vengono incontro, altri osservano curiosi, altri ancora dormono tranquilli sui lettini interni.

L’aspetto economico resta una delle sfide principali. «Non abbiamo nessun finanziamento pubblico, non ci aiuta nessuno», sottolinea Lannino. L’associazione vive grazie a donazioni private, attività autocreate e soprattutto al sostegno del 5 per mille. «L’unico aiuto è il 5 per mille di chi ci vuole bene e crede nella missione», aggiunge.

Per autofinanziarsi l’EDIGA gestisce un servizio di pensione per gatti: «Abbiamo 31 stanze ben arredate con terrazzino privato», spiega il presidente. Le stanze ospitano i gatti di chi deve assentarsi per lavoro, vacanza o salute. Esiste anche un servizio di “cat sitter” a domicilio e varie iniziative collaterali, tra cui il calendario dei “mici orfani”, arrivato quest’anno alla sua undicesima edizione.

Accanto all’accoglienza, l’EDIGA lavora anche per l’adozione. «Riusciamo più o meno all’anno a far adottare serenamente un centinaio di gatti», racconta Lannino. Questo anche grazie a una rete che si estende fino al Nord Italia. Un ponte di solidarietà che parte da Palermo e trova sbocco oltre lo Stretto.

Il messaggio finale del presidente è semplice e diretto. «Non abbandonate i gatti», dice. Dietro ogni animale accolto dal rifugio, c’è un gesto di responsabilità collettiva. Ediga non è un luogo triste, ma un laboratorio di cura e reintegrazione, un posto dove i gatti non sono più invisibili. Passeggiando lungo il vialetto tra gli alberi, mentre un micio si arrampica su una pedana e un altro chiede carezze, è chiaro che qui non si tratta solo di prendersi cura degli animali, ma di costruire un’idea più gentile di città.

Samuele Arnone

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