Gentiana Kopili, 45 anni, il 14 giugno di un anno fa si stava recando al lavoro quando fu aggredita alle spalle mortalmente. Per lei circa 17 coltellate inferte nella parte posteriore del corpo che non le lasciarono scampo. Cercò di difendersi dalla furia del marito che la raggiunse a bordo di un monopattino colpendola alle spalle, e infierendo sul corpo senza vita della donna, colpendola a calci mentre era a terra.
Dopo l’omicidio della ex moglie – avvenuto nei pressi di un parco in viale Giovanni Benadduci, a Tolentino, in provincia di Macerata – Nikollaq Hudhra, 55 anni, si sedette su una panchina ad aspettare l’arrivo del carabinieri. Fu condotto in caserma. Dopo l’arresto, nel corso dell’interrogatorio tenutosi nella caserma di Tolentino, il 55enne ammise di avere cercato di uccidere l’ex compagna altre due volte, riferendo di avere agito per “salvare i figli”. L’uomo era ossessionato dall’idea che l’ex moglie volesse avvelenarlo. Ma non era vero.
Il successivo 17 giugno 2025, Nikollaq Hudhra confessò l’omicidio e il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Macerata convalidò l’arresto, disponendo la permanenza in carcere per l’uomo, predisponendo anche una perizia psichiatrica per il 55enne.
La coppia, originaria dell’Albania, viveva in Italia. I due si erano sposati nel 2002 e separati legalmente nel 2022. Dalla loro unione erano nati due figli, entrambi maggiorenni al momento dell’omicidio della loro madre, di 21 e 22 anni. La vittima lavorava come badante e in passato aveva denunciato il marito per maltrattamenti.
L’esame autoptico sulla salma della 45enne rivelò 17 coltellate inferte nella parte posteriore del corpo, fendenti che provocarono un’emorragia interna, che fu fatale per la vittima.
Intanto la perizia psichiatrica che riguardò il suo assassino rivelò un disturbo psichiatrico e una patologia che avevano inciso sulla capacità di intendere e di volere dell’uomo al momento dell’omicidio. Nikollaq Hudhra fu valutato socialmente pericoloso, ma in grado di stare a processo. Fu trasferito dal carcere di Ferrara in una REMS con un trattamento farmacologico.
Serena Marotta
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