La sentinella silenziosa del Mediterraneo: la Giornata della Macchia in Sicilia tra resilienza, policy making e l’urgenza della desertificazione

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Il 21 novembre rappresenta un appuntamento di fondamentale importanza nel calendario ambientale italiano, fungendo da duplice celebrazione della salute territoriale perchè, in questa data, si osserva la “Giornata Nazionale degli Alberi”, la cui istituzione, ai sensi della Legge 14 gennaio 2013, n. 10 , sottolinea il ruolo insostituibile del verde per l’ecosistema, dalla fornitura di riparo, cibo e acqua, fino alla produzione di materie prime essenziali come legname e medicine.

In Sicilia, a questa ricorrenza nazionale si è affiancato un riconoscimento di carattere specificamente regionale: la “Giornata Regionale della Macchia Mediterranea“, istituita formalmente dalla Giunta Regionale di Governo con Deliberazione del 28 novembre 2019, a firma dell’allora Presidente Nello Musumeci. Questa scelta non è stata casuale, ma è nata dall’esigenza di dedicare una giornata simbolica al bioma che, più di ogni altro, caratterizza il paesaggio siciliano e ne garantisce la stabilità ecologica.

La genesi del riconoscimento: la spinta locale

L’istituzione della Giornata Regionale non è stata un atto calato dall’alto, ma il risultato di una vigorosa mobilitazione civica e istituzionale partita dal territorio. La Deliberazione è giunta a seguito della richiesta promossa dall’Associazione Ramarro Sicilia e, soprattutto, dal Comitato Promotore della “Carta dei Comuni Custodi della Macchia Mediterranea”. Questo documento programmatico, presentato nel novembre 2016 e che vide il Sindaco di Caltagirone, Avv. Gino Ioppolo, come primo firmatario, ha raccolto da allora un’ampia adesione, coinvolgendo circa la metà dei 391 Comuni siciliani e una vasta rete di Enti, inclusi Parchi Nazionali e Regionali, Università, e Ordini Professionali.

Questa diffusione capillare del consenso tra i soggetti di governance locale dimostra che la tutela della Macchia è percepita non come un mero adempimento normativo, ma come una priorità di gestione attiva del territorio. Tale “proprietà locale” (local ownership) dell’iniziativa fornisce una base operativa solida per gli eventi collaterali, come la “Settimana della Macchia Mediterranea” (che si svolge dal 14 al 21 novembre), un periodo esteso di celebrazioni e iniziative di sensibilizzazione e progetti ambientali che vedono la partecipazione attiva, tra gli altri, dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Sicilia.

Nell’atto deliberativo di istituzione, il Governo Regionale ha formalizzato il valore inestimabile di questo bioma, riconoscendo che, nonostante la Macchia Mediterranea incida territorialmente in modo modesto (circa il 2% della superficie globale), essa accoglie ben il 20% delle specie animali e vegetali del Pianeta. La comunità scientifica è concorde nel definire la Macchia come un “elemento fondamentale per il contrasto all’inquinamento ambientale”, la cui tutela è essenziale proprio in considerazione della sua estrema vulnerabilità a rischi significativi come gli incendi e la progressiva desertificazione.

Il mosaico di biodiversità siciliana: il valore intrinseco e paesaggistico della macchia

La Macchia Mediterranea in Sicilia è un complesso di formazioni vegetali sclerofille, sempreverdi e incredibilmente resilienti, che costituiscono la spina dorsale del paesaggio naturale dell’Isola. La sua composizione e struttura variano in base alla quota e alle condizioni pedologiche.

Composizione ecologica e endemismi

Tipicamente, la macchia è dominata da specie arboree e arbustive adattate alla siccità estiva, come il Leccio (Quercus ilex), la Quercia da sughero (Quercus suber), e il Carrubo (Ceratonia siliqua). Formazioni significative di sughereta pura si trovano, ad esempio, nel territorio di Caronia. Superando gli 800 metri di quota e salendo fino a 1.200-1.400 metri sul livello del mare, il paesaggio transita al piano supramediterraneo, dove prevalgono le querce caducifoglie, come la roverella.

La ricchezza floristica siciliana, pur sotto la crescente pressione climatica e antropica, è straordinaria, rendendo la Macchia un vero e proprio hotspot di biodiversità. L’isola vanta specie endemiche di grande rilievo, come la Crassula basaltica e la Crepis bivoniana. In alcuni ambienti umidi o palustri, che rappresentano nicchie ecologiche particolarmente fragili, si trovano specie rare come il lino d’acqua (Samolus valerandi).

A livello faunistico, la Macchia funge da rifugio naturale per numerose specie. Tra i mammiferi tipici di questo ecoregione si annovera la crocidura siciliana (Crocidura sicula). L’ecosistema supporta anche una ricca erpetofauna, inclusa la testuggine comune e il Gongilo, noto localmente come tiraciatu. Molti di questi rettili si adattano anche a vivere nelle colate laviche o sui muri a secco, dimostrando la loro integrazione nel paesaggio, come nel caso del Parco dell’Etna.

I santuari di conservazione

La tutela di questo patrimonio è affidata a una rete estesa di Aree Naturali Protette. Le Riserve Naturali Orientate della Sicilia rappresentano i presidi fondamentali per la Macchia, in particolare nella Sicilia occidentale, dove il bioma incornicia paesaggi costieri incontaminati.

Esempi iconici di questa simbiosi tra Macchia e territorio includono la Riserva Naturale Orientata dello Zingaro, affacciata sul Tirreno con le sue falesie calcaree che degradano sul mare. Altre aree vitali sono la Riserva Naturale Orientata di Monte Cofano e la Riserva dello Stagnone. La Macchia, in questi contesti, non è un elemento uniforme. La sua presenza in ecosistemi diversificati — dalle rocce aride ai confini di zone umide come Capo di Feto, il cui equilibrio dipende strettamente dalla vegetazione circostante — evidenzia una profonda capacità di adattamento e, di conseguenza, la necessità di strategie di conservazione altamente localizzate e mirate, aderenti a un approccio ecoregionale di conservazione.

Il quadro legislativo siciliano: strumenti di governance e integrazione policy

La risposta della Sicilia all’urgenza di proteggere la Macchia Mediterranea si è concretizzata nella creazione di una struttura istituzionale dedicata e nel rafforzamento delle politiche di sviluppo sostenibile.

Il comitato per la Macchia Mediterranea: organo di coordinamento e riforma

Contestualmente all’istituzione della Giornata, la Giunta Regionale ha previsto l’istituzione di un “Comitato per la Macchia Mediterranea” presso l’Assessorato regionale dell’Agricoltura. Questo organo ha un duplice obiettivo: coordinare tutti gli adempimenti relativi alla Macchia e, soprattutto, porre in essere azioni volte a migliorare il sistema legislativo vigente in un’ottica di tutela e valorizzazione del patrimonio vegetale e animale.

La composizione del Comitato è strategica e riflette la necessità di una gestione trasversale e multidisciplinare della risorsa naturale. Oltre a essere presieduto dall’Assessore Regionale per l’Agricoltura, ne fanno parte figure chiave della gestione territoriale: il Dirigente Generale del Dipartimento Regionale dello Sviluppo rurale e territoriale, il Comandante del Corpo Forestale Regionale, il Dirigente Generale del Dipartimento regionale dei beni culturali e dell’Identità siciliana, e il Segretario generale dell’Autorità di Bacino del Distretto idrografico della Sicilia.

L’inclusione di organi tecnici fondamentali, come il Corpo Forestale (responsabile per l’Antincendio Boschivo, AIB) e l’Autorità di Bacino (cruciale per la gestione idrica), eleva il Comitato da mero organo consultivo a potenziale motore esecutivo. La sua facoltà di coordinamento può tradursi in protocolli operativi vincolanti per la gestione del territorio, in particolare per affrontare le sfide interconnesse di prevenzione incendi e gestione della siccità. Il successo della Giornata e della Settimana dipenderà dalla capacità del Comitato di convertire la sensibilizzazione in piani d’azione concreti e misurabili, che intervengano direttamente sul bilancio idrico e sul rischio desertificazione.

L’integrazione politica con la dieta mediterranea

Un ulteriore elemento di forza del quadro legislativo siciliano è l’integrazione della tutela ambientale con le politiche di sviluppo economico e culturale. La Legge Regionale n. 12 del 2022, mirata al riconoscimento e alla promozione della Dieta Mediterranea (Patrimonio Culturale Immateriale UNESCO), promuove esplicitamente lo sviluppo del territorio rurale, orientando le politiche verso il sostegno della multifunzionalità e della sostenibilità ambientale in agricoltura, includendo la valorizzazione del paesaggio e del patrimonio naturalistico.

Questo collegamento istituzionale rafforza il principio secondo cui la salute dell’ecosistema, di cui la Macchia Mediterranea è parte integrante, è indissolubilmente legata alla salute umana e alla qualità delle produzioni agroalimentari (filiere corte).

Macchia e resilienza climatica: la battaglia istituzionale contro la desertificazione

Il Mediterraneo è globalmente riconosciuto come uno degli epicentri della crisi climatica, subendo trasformazioni che avranno conseguenze profonde sugli ecosistemi. La Macchia Mediterranea, come ecosistema termofilo, si trova in prima linea in questa battaglia.

Il Mediterraneo: epicentro di vulnerabilità

Studi scientifici, inclusi quelli condotti da ricercatori dell’Università di Heidelberg, indicano che l’area del Mediterraneo rischia la desertificazione nel prossimo futuro, un evento definito “probabile” secondo i modelli climatici più recenti, in particolare alla luce del continuo rilascio di CO2​ di origine antropica e delle ricorrenti siccità previste per i prossimi 70 anni. Il rischio è monitorato con strumenti specialistici, come le elaborazioni periodiche dello European Drought Observatory (EDO).

L’evidenza scientifica, supportata da analisi come quelle dell’ENEA (che ha sviluppato un modello regionale specifico, ENEA-REG) , dimostra che il clima mediterraneo sta perdendo la sua prevedibilità storica. La limitata intensità del vento sta causando una diminuzione del rimescolamento verticale della colonna d’acqua, generando una pronunciata stratificazione termica e un conseguente aumento anomalo delle temperature superficiali del mare. Queste condizioni esacerbano la vulnerabilità degli ecosistemi terrestri.

Il modello MEDALUS e i servizi ecosistemici

Per analizzare e gestire questa vulnerabilità, il modello concettuale MEDALUS (Mediterranean Desertification and Land Use) è il framework integrato di riferimento. Questo modello analizza la sensibilità alla desertificazione attraverso la valutazione sinergica di fattori naturali e antropici, raggruppati in aree chiave.

I fattori critici che aumentano il rischio desertificazione in Sicilia includono una “Qualità del Clima” caratterizzata da deficit idrici strutturali e una distribuzione e intensità degli eventi pluviometrici sfavorevoli. Di fronte a questo, la “Qualità della Vegetazione” — cioè la Macchia stessa, con la sua resilienza, biomassa e grado di copertura — assume un ruolo cruciale di protezione del suolo e di regolazione del ciclo idrologico.

La Macchia, in questo contesto, agisce come una vera e propria infrastruttura critica di sicurezza. Non è una vittima passiva, ma un agente attivo contro il collasso pedologico e idrologico. Una macchia ben gestita contribuisce significativamente a:

  • Riduzione dell’Erosione del Suolo: La presenza di copertura vegetale riduce l’erosione del suolo fino al 35%, un dato fondamentale per prevenire la perdita di terriccio prezioso, specialmente in climi caratterizzati da deflussi idrici intensi.
  • Migliore Ritenzione Idrica: La gestione sostenibile aiuta a stabilizzare i livelli di umidità del suolo, mitigando l’impatto della siccità.

I dati scientifici derivanti da studi come il progetto INCREASE , che ha misurato gli effetti fisici, chimici e biologici del clima sulla Macchia, mostrano che l’ecosistema è vitale per il sequestro del carbonio e per la regolazione della chimica dell’acqua. Senza l’azione protettiva della Macchia, l’erosione accelererebbe i processi di desertificazione in un clima già strutturalmente deficitario. Di conseguenza, l’investimento nella Macchia non è solo un atto di conservazione, ma una strategia prioritaria per la sicurezza territoriale.

Le pressioni critiche: incendi, uso del suolo e strategie di conservazione dinamica

Nonostante l’enorme valore ecologico, la Macchia Mediterranea è costantemente minacciata da fattori di stress diretti, in particolare incendi e impatto antropico non mitigato.

La minaccia degli incendi e la gestione del rischio

Gli incendi boschivi rappresentano la pressione più devastante sull’ecosistema. Le foreste più colpite in Sicilia sono, con buona approssimazione, proprio le porzioni di macchia mediterranea e boschi di leccio, che complessivamente costituiscono circa il 65% delle superfici interessate dagli incendi. Questa vulnerabilità è legata alle caratteristiche intrinseche della vegetazione sclerofilla e alla combinazione di siccità e pressione antropica. I mesi a maggior rischio, luglio e agosto, concentrano il 63,5% del totale degli incendi sul quinquennio, evidenziando una criticità estiva che richiede pianificazione strategica preventiva.

Il Piano Antincendio Boschivo (AIB) regionale siciliano, che opera su una superficie boscata pari a circa l’11% del territorio , riconosce la necessità di una pianificazione specifica nei comprensori ricchi di macchia. L’efficacia operativa dipende dalla razionalità nell’impiego delle risorse e dall’efficienza del coordinamento intersettoriale. È essenziale prevedere e pianificare, con cadenza almeno triennale, corsi di formazione, aggiornamento e addestramento per il personale nel settore dell’antincendio boschivo.

Mitigazione antropica e infrastrutture verdi

La Regione Siciliana sta sviluppando strumenti per mitigare l’impatto di nuove opere industriali attraverso l’integrazione di ecosistemi locali. Per esempio, nei pareri relativi alla pianificazione di impianti fotovoltaici a terra, viene richiesta la creazione di fasce arboree perimetrali, tipicamente larghe 10 metri, utilizzando essenze proprie dell’ecosistema Macchia Mediterranea, Gariga e Prateria steppica. Questa misura serve non solo a ridurre l’impatto visivo, ma anche ad azzerare gli effetti di desertificazione del suolo circostante, dimostrando che la Macchia viene impiegata come una vera e propria “infrastruttura verde” nelle politiche di compensazione ambientale.

Il paradigma della conservazione dinamica

Le sfide climatiche richiedono un approccio proattivo. L’integrità del paesaggio della Macchia è compromessa dalla pressione antropica, dalla progressiva desertificazione e dalla diminuzione della fauna che aiuta a mantenere la pulizia del sottobosco. Gli esperti sottolineano che, per la tutela della biodiversità a lungo termine, le vecchie strategie di conservazione statica sono insufficienti. È necessario adottare un “nuovo paradigma più dinamico di conservazione” , integrando le previsioni relative ai cambiamenti climatici all’interno delle strategie di pianificazione.

La celebrazione della Giornata della Macchia in autunno inoltrato (21 novembre) deve, di conseguenza, tradursi in un momento strategico per la pianificazione e l’attuazione della gestione attiva invernale e primaverile, essenziale per ridurre la carica combustibile in vista dei mesi critici di luglio e agosto. Pratiche di gestione sostenibile, come la silvopastorizia controllata, che in contesti come le dehesas hanno dimostrato di arricchire il suolo e mitigare gli estremi climatici , sono cruciali per la resilienza del 65% delle aree a maggior rischio incendi.

Valore aggiunto e prospettive economiche sostenibili: dalla Macchia alla bioeconomia

La Macchia Mediterranea è stata a lungo percepita, in alcune regioni, come un “paesaggio trascurato o improduttivo”. Tuttavia, un’analisi approfondita ne rivela il potenziale straordinario come motore di bioeconomia e di sviluppo sostenibile, in particolare in Sicilia.

Le essenze fitoterapeutiche: un capitale naturale

La Macchia è una fonte inestimabile per prodotti ad alto valore aggiunto. Gli oli essenziali estratti dalle piante autoctone siciliane presentano attività fitoterapeutiche di grande interesse. Il mondo della chimica e della farmacia riconosce che gli oli essenziali che si ottengono da piante che crescono rigogliose in Sicilia, come l’Origano e il Timo, sono tra quelli che mostrano attività antibatteriche e antimicotiche più spiccate in assoluto, superando anche un centinaio di altri oli terapeutici in natura.

La sfida per l’economia regionale risiede nella valorizzazione di queste piante che, trasformate in oli essenziali, generano un impatto economico significativo. La filiera della trasformazione coinvolge anche gli oli essenziali di agrumi, estratti a freddo dalle bucce e impiegati nel settore alimentare (come aromatizzanti per bevande, cocktail finish e prodotti da forno), farmaceutico, e nella pasticceria e gelateria. Questo settore dimostra che la Macchia non è un costo di conservazione, ma un vero e proprio capitale naturale che può finanziare la sua stessa tutela attraverso la creazione di filiere di qualità, in linea con gli obiettivi di sostenibilità della Legge sulla Dieta Mediterranea.

Ecoturismo e fruizione del paesaggio

La bellezza e l’integrità ecologica delle formazioni di Macchia sono un elemento chiave per lo sviluppo del turismo sostenibile e degli itinerari rurali. Le riserve naturali siciliane, come lo Zingaro, Monte Cofano e Lo Stagnone, dimostrano l’armonico incontro tra attività antropica e natura, offrendo itinerari di scoperta. La Regione Siciliana promuove attivamente questi percorsi, come il “Grand Tour delle aree carsiche evaporitiche della Sicilia occidentale”, che valorizzano la ricchezza paesaggistica e la biodiversità.

L’agricoltura integrata

La gestione attiva della Macchia è vantaggiosa anche per l’agricoltura. Studi sulla gestione sostenibile della Macchia evidenziano che le aziende agricole che integrano tali pratiche possono ospitare fino al 40% in più di biodiversità rispetto a quelle che non lo fanno. La Macchia non deve essere disboscare ma integrata nell’agro-ecosistema, dove funge da fonte di materiale organico che arricchisce il suolo e garantisce risorse alimentari (foraggio) anche durante i periodi di siccità, elemento chiave nei sistemi silvopastorali mediterranei.

Cosa può fare la politica

La Giornata Regionale della Macchia Mediterranea, celebrata in Sicilia il 21 novembre, non è soltanto un evento commemorativo, ma un cruciale momento di riflessione sulla resilienza territoriale dell’Isola di fronte alle minacce incalzanti del cambiamento climatico e della desertificazione. La Macchia, grazie al suo ruolo essenziale nel contrasto all’erosione del suolo e nella ritenzione idrica, è il principale indicatore della salute territoriale siciliana.

L’istituzione del Comitato per la Macchia Mediterranea e il vasto sostegno istituzionale e civico dimostrato dalla rete dei Comuni Custodi forniscono un framework di governance avanzato. Tuttavia, l’efficacia a lungo termine di queste strutture dipenderà dalla capacità di tradurre le intenzioni di tutela in azioni concrete, misurabili e finanziabili, superando la percezione di improduttività della Macchia e capitalizzando sul suo valore ecologico e bioeconomico.

La strategia regionale deve evolvere da una conservazione reattiva a una pianificazione proattiva e dinamica , incentrata sui seguenti pilastri:

Raccomandazione di Policy Azione Strategica Dettagliata Contesto di Urgenza e Strumenti di Riferimento
Monitoraggio Clima-Ecologico Integrato Implementazione e adattamento su scala regionale del framework MEDALUS per la mappatura della vulnerabilità territoriale, integrando l’uso di telerilevamento e sistemi GIS. Necessità di contrastare la desertificazione, evento ritenuto “probabile” nei prossimi 70 anni.
Potenziamento del Sistema AIB Incremento degli investimenti nella formazione e nel coordinamento intersettoriale per la prevenzione incendi, con attenzione specifica alle aree di Macchia e Leccio, le più colpite (65% delle superfici). Riduzione del rischio estivo (luglio/agosto), che concentra oltre il 63% degli incendi.
Sviluppo della Bioeconomia Sostenibile Promozione e sostegno finanziario alle filiere per l’estrazione e la commercializzazione di oli essenziali ad alta attività fitoterapeutica, come Timo e Origano. Valorizzazione economica e creazione di valore aggiunto per finanziare la gestione attiva.
Gestione Attiva del Paesaggio Promozione di buone pratiche di gestione sostenibile (come nei sistemi silvopastorali) per massimizzare la ritenzione idrica e ridurre la carica combustibile, sfruttando i servizi ecosistemici per la riduzione dell’erosione. Attuazione di strategie in linea con la sostenibilità ambientale promossa dalla L.R. Dieta Mediterranea.

 

La Macchia Mediterranea in Sicilia è, in sintesi, la “foresta che cresce” e che, se gestita con lungimiranza scientifica e politica, rappresenta la forza duratura della regione contro l’incombente collasso ambientale.

Roberto Greco

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