Il deserto dei bancomat: la fuga delle banche e il soffocamento finanziario dell’entroterra siciliano

La chiusura capillare delle filiali da parte dei grandi gruppi creditizi nazionalizzati ed europei non rappresenta soltanto un disservizio logistico, ma un vero e proprio atto di disimpegno strutturale nei confronti delle comunità interne dell'isola

0
1043
bancomat deserto aree interne servizi bancari sicilia
Reading Time: 2 minutes

Siamo in presenza di un’emergenza silenziosa che sta prosciugando la linfa vitale dei comuni dell’entroterra siciliano, ed è la progressiva scomparsa degli sportelli bancari e la scarsità dei bancomat. Mentre il dibattito pubblico si concentra sulle grandi infrastrutture di collegamento o sulle dinamiche macroeconomiche, decine di migliaia di cittadini e imprese locali si svegliano ogni giorno scoprendo di vivere in un “deserto finanziario”. La chiusura capillare delle filiali da parte dei grandi gruppi creditizi nazionalizzati ed europei non rappresenta soltanto un disservizio logistico, ma un vero e proprio atto di disimpegno strutturale nei confronti delle comunità interne dell’isola.

Le motivazioni portate avanti dagli istituti di credito fanno leva sulla digitalizzazione dei servizi, sui costi di gestione delle filiali fisiche e sull’affermazione dell’home banking. Tuttavia, in una regione segnata da un elevato indice di invecchiamento della popolazione e da un divario digitale ancora profondo nelle aree montane e collinari, la chiusura dell’unico sportello del paese si traduce nell’impossibilità concreta di accedere a servizi essenziali. Per un pensionato o un piccolo artigiano delle Madonie, dei Nebrodi o del Platani, prelevare contante, pagare un bollettino o chiedere una consulenza finanziaria significa oggi compiere trasferte di decine di chilometri lungo viabilità secondarie spesso dissestate, imponendo una vera e propria tassa di residenzialità.

La conseguenza più grave di questa desertificazione creditizia riguarda la drastica contrazione del credito alle piccole e medie imprese locali, alla cooperazione agricola e al commercio di vicinato. Storicamente, il rapporto di prossimità tra la banca del territorio e l’imprenditore rappresentava la garanzia principale per valutare la tenuta e il valore sociale di un progetto d’impresa, al di là dei freddi parametri degli algoritmi di calcolo del rischio. Con l’allontanamento dei centri decisionali e la scomparsa dei presidi fisici, il rubinetto dei finanziamenti si è inaridito, condannando al soffocamento economico chi sceglie di investire e produrre nelle aree interne.

Questo vuoto di presenza istituzionale ed economica genera inevitabilmente un terreno fertile per fenomeni degenerativi. Dove lo Stato e il sistema creditizio ufficiale si ritirano, si allarga l’ombra dell’usura, dell’economia informale e del condizionamento criminale. I clan mafiosi e le reti di prestafoglio abusivi dispongono infatti di una liquidità immediata che spingono verso piccoli commercianti e agricoltori strozzati dalla mancanza di liquidità e dal rifiuto dei crediti bancari. La desertificazione bancaria cessa così di essere una mera scelta contabile aziendale per rivelarsi una pericolosa vulnerabilità democratica e di ordine pubblico.

Arrestare questo declino richiede una risposta politica forte e non più rinviabile. Occorre promuovere incentivi per la riapertura di sportelli di prossimità, sostenere le banche di credito cooperativo rimaste sul territorio e sfruttare appieno la rete degli uffici postali come presidio finanziario sociale di base. Senza un accesso equo e capillare al credito, qualsiasi piano di rigenerazione e contrasto allo spopolamento delle aree interne della Sicilia rimarrà una semplice dichiarazione d’intenti sulla carta.

Roberto Greco