Alibrandi: «Il Ponte sullo Stretto come catalizzatore di sviluppo. Messina e la Calabria verso un nuovo ecosistema integrato»

Per la Cisl l'opera è la chiave per connettere la Sicilia al resto del continente, trasformandola da isola geografica a centro logistico del Mediterraneo

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Il progetto del Ponte sullo Stretto non rappresenta soltanto una sfida ingegneristica, ma si configura come il punto nodale fondamentale per la riorganizzazione infrastrutturale e lo sviluppo economico dell’intero Mezzogiorno. È la visione della Cisl di Messina e Calabria. Secondo il sindacato, l’opera è la chiave per connettere la Sicilia al resto del continente, trasformandola da isola geografica a centro logistico del Mediterraneo: «Il Ponte sullo stretto per noi rappresenta un punto nodale fondamentale per essere regolatore delle infrastrutture», ha dichiarato con fermezza Antonino Alibrandi, segretario generale UST Cisl Messina, sottolineando come questa opera debba fare da traino a investimenti triplicati nel raddoppio ferroviario e nelle interconnessioni reali. Sulla stessa linea si pone Giuseppe Lavia, segretario generale USR Cisl Calabria, che vede nel Ponte: «Un’opera irrinunciabile che va legata a tutte le altre infrastrutture, ad iniziare da un’alta velocità capace di rompere l’isolamento dei territori».

Una sfida al declino e alla fuga dei giovani

La necessità di una svolta infrastrutturale emerge dai dati allarmanti sulla tenuta sociale del territorio messinese. Negli ultimi dieci anni, oltre 26mila giovani hanno abbandonato Messina, una cifra che nella realtà è probabilmente molto più alta. A questo si aggiunge una disoccupazione che supera le medie nazionali e un ricorso fuori controllo ai contratti part-time. Questa mancanza di “attrattività” può essere contrastata solo attraverso una pianificazione territoriale che metta a sistema il mare e la logistica. Antonino Alibrandi evidenzia come la rigenerazione debba partire dal recupero del rapporto culturale con il mare: «Serve abbattere la barriera culturale e recuperare il rapporto in termini culturali col mare, lavorare sulla pianificazione condivisa, costruendo un patto sociale con tutte le parti sociali, le istituzioni e la politica». Per Alibrandi, la città deve attrezzarsi non solo per lo svago della comunità, ma per tornare a essere un centro industriale e logistico d’eccellenza, sfruttando il ruolo strategico dell’Autorità Portuale che, nonostante le scarse risorse umane, sta svolgendo un lavoro straordinario per garantire l’interconnettività nello Stretto.

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La governance integrata: l’Area dello Stretto come ecosistema unico

Per trasformare la visione in azione politica, il tema centrale è quello della governance. Giuseppe Lavia pone l’accento sulla necessità di un dialogo costante tra le due sponde: «Il tema generale è quello di una governance integrata. Ci sono due città metropolitane, Reggio e Messina, che non devono più guardarsi a distanza». Lavia propone un “ecosistema” che sia produttivo e logistico allo stesso tempo, dove il “software” sia rappresentato dal dialogo istituzionale e dalle sinergie tra parti sociali. Tuttavia, il percorso non è privo di ostacoli burocratici. Il segretario generale USR Cisl Calabria segnala che la Città Metropolitana di Reggio Calabria soffre ancora per la mancata attribuzione delle deleghe previste dalla normativa: «Stiamo chiedendo che questo processo di trasferimento delle deleghe venga attuato in maniera complessiva, per rafforzare la logica di integrazione». L’obiettivo è superare la logica delle “monadi isolate” e fare squadra per bloccare quello che Lavia definisce il “muro della rassegnazione”.

Tra corsi e ricorsi storici: l’esempio dell’Autostrada del Sole

Nel dibattito attuale sul Ponte, Lavia richiama un parallelo storico legato al 1959 e alla costruzione dell’Autostrada del Sole. All’epoca, molti critici definivano l’opera come un “colossale nastro d’asfalto”, temendo che fosse inutile per il clima e l’economia del tempo: «Per fortuna in quell’occasione non ha vinto un certo tipo di cultura, ha vinto un altro tipo di cultura più proattiva e quell’opera è diventata il simbolo di quella stagione di sviluppo definita boom economico», osserva Lavia. La visione della Cisl è dunque quella di un’opera che funga da “capitalizzatore” per altre infrastrutture essenziali.

Blue Economy e recupero industriale: il “Distretto della cantieristica”

Messina possiede una storia industriale legata al mare che non può essere dimenticata. La Blue Economy in Sicilia vale quasi 17 miliardi di euro, e Messina è al secondo posto per numero di imprese e reddito prodotto in questo settore. Antonino Alibrandi lancia un appello per il rilancio dei cantieri navali e propone la creazione di un Distretto della cantieristica che metta in rete i sistemi della Sicilia e della Calabria: «Forse è tempo di cominciare a parlare del distretto della cantieristica e cominciare a ragionare su un’interconnessione di tutti i sistemi presenti in Sicilia e per il mio territorio, affinché al centro del ragionamento ci sia il soggetto pubblico». Questo sistema integrato permetterebbe di puntare sulla qualità della produzione, evitando una competizione al ribasso sui costi che danneggerebbe solo i lavoratori.

Rigenerazione urbana e innovazione scientifica

Il futuro dello Stretto passa anche per la riqualificazione del Waterfront messinese, dalla zona della Fiera alla Zona Falcata, fino all’area del Museo. Alibrandi immagina una città che si allarga, liberando il centro storico dall’assedio dei tir grazie al nuovo sistema portuale di Tremestieri, che deve essere portato a compimento: «Per liberare le città e i centri urbani di Messina e Villa San Giovanni dal traffico pesante e dai pericoli ad esso connessi». Un altro pilastro dello sviluppo è la ricerca. Si parla di un grande progetto per un Polo della Biodiversità Marina, un centro d’eccellenza con un acquario e una facoltà dedicata che renderebbe Messina un polo attrattivo unico nel Sud Italia. Giuseppe Lavia conferma questa visione, indicando l’università come: «Il centro gerarchico di ogni processo di sviluppo». Le università devono svolgere la loro “terza missione”, ovvero favorire il trasferimento tecnologico e governare le transizioni in corso: «Se pensiamo di fermare le transizioni non ci riusciamo. Noi dobbiamo comprenderle per governarle e orientare le vele rispetto al vento», conclude Lavia.

Mario Catalano

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