Lo sport come terreno neutro, capace di azzerare le differenze e creare vera inclusione. È questa la filosofia che ha guidato il progetto promosso dallaCooperativa Ideazionee finanziato confondi regionali, che ha coinvolto oltreventi ragazzi e ragazze tra i 14 e i 18 anni, economicamente svantaggiati o condisabilità motorie e cognitive, in un percorso di avvicinamento allo sport e alla socialità attraverso il tennis.
L’iniziativa, sostenuta dall’Assessorato Regionale della Famiglia, delle Politiche Sociali e del Lavoro, si è svolta daottobre a dicembrepresso ilKalaja Tennis Club di Palermo, trasformando il campo da tennis in un vero e proprio spazio di condivisione e crescita. Non solo attività sportive, ma anche momenti educativi e di aggregazione, durante i quali i giovani partecipanti hanno potuto apprendere regole di gioco e di vita, sperimentando il valore dello stare insieme.
Tennis, inclusione e unione
Fondamentale, in questo senso, il lavoro svolto sul campo.«Abbiamo avuto anche dieci, quindici ragazzi contemporaneamente in campo– spiegaGiuseppe D’Amico, maestro di tennis e presidente del Kalaja Tennis Club –. Questo significa veramente inclusione: parlare, chiacchierare, scambiare opinioni. Non importava il gesto tennistico quanto il gesto di solidarietà , formativo da un punto di vista sociale».
Il progetto ha previsto ancheattività di gruppo extra-sportive, come l’arte della panificazione e della pizza, culminate in momenti conviviali condivisi da tutti i partecipanti. Occasioni pensate per rafforzare il senso di appartenenza e favorire relazioni autentiche, al di là delle differenze individuali.
«Questo progetto è la prova che, grazie a queste opportunità e alla buona volontà degli enti attuatori, si possono utilizzare le risorse economiche realizzando esperienze di altissimo impatto formativo per i ragazzi meno avvantaggiati – sottolineaSalvo Fallea, presidente della Cooperativa Ideazione– risultando magari decisive nel loro processo di crescita, facendoli deviare da strade sicuramente non positive».
Un valore particolarmente rilevante emerge anche per i ragazzi con disabilità intellettive e relazionali.«Per loro lo sport è lo strumento che dà la possibilità di essere considerati come tutti quanti e non più come cittadini di serie B –chiarisceRoberta Cascio, ex atleta paralimpica e attuale delegata dellaFISDIR–. Purtroppo si fanno ancora tante differenze, mentre lo sport ti fa vedere che queste differenze non ci sono: siamo tutti uguali nella nostra diversità ».
Un progetto che dimostra come lo sport, se vissuto nel modo giusto, possa diventareeducazione, inclusione e futuro.
Roberta Mannino