Il volontariato del futuro tra intelligenza artificiale e resilienza civile

L'iniziativa, che ha visto la partecipazione dell'ingegnere Salvo Cocina, direttore della Protezione Civile regionale, che ha posto al centro del dibattito le nuove sfide poste da cambiamenti climatici, emergenze ambientali e trasformazioni sociali

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Orto Botanico di Catania
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Nella suggestiva cornice dell’Orto Botanico di Catania si è svolto, nei giorni scorsi, un importante momento di confronto dedicato al ruolo del volontariato nel sistema della Protezione Civile siciliana. L’iniziativa, che ha visto la partecipazione dell’ingegnere Salvo Cocina, direttore della Protezione Civile regionale, che ha posto al centro del dibattito le nuove sfide poste da cambiamenti climatici, emergenze ambientali e trasformazioni sociali.

Dalla gestione dell’emergenza alla resilienza civile

Secondo il professore Vincenzo Piccione, docente del Dipartimento di “Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali” dell’Università di Catania, presente all’evento, il modello tradizionale di Protezione Civile, fondato prevalentemente sulla gestione dell’emergenza una volta verificatasi, non è più sufficiente ad affrontare le sfide contemporanee. «Viviamo in un’epoca caratterizzata da una vera e propria policrisi – ha spiegato il professore Piccione -. Disastri naturali, pandemie, cambiamenti climatici e fenomeni imprevedibili ad alto impatto impongono un cambio di paradigma. Non basta più reagire alle emergenze: occorre costruire comunità capaci di prevenirle, affrontarle e adattarsi ai cambiamenti».

Da qui la proposta di una transizione verso la “resilienza civile”, un modello nel quale la responsabilità della mitigazione dei rischi non ricade esclusivamente sulle istituzioni ma coinvolge attivamente i cittadini. In questo contesto il volontario non rappresenta più una figura sussidiaria, ma diventa una componente strategica del sistema.

Il reddito di resilienza civile

Tra le idee più innovative emerse dal confronto vi è quella del cosiddetto “Reddito di Resilienza Civile”. Una proposta che mira a riconoscere concretamente il valore sociale ed economico dell’impegno volontario. «Si tratta di una forma di sostegno economico destinata a chi svolge attività continuative di assistenza, mutuo soccorso, tutela ambientale e supporto alle comunità – ha spiegato Piccione -. L’obiettivo è evitare che l’impegno civico rappresenti un costo personale e familiare, valorizzando invece chi dedica tempo e competenze al bene comune». In questa prospettiva, il volontario assume il ruolo di “soccorritore mutualista”, sostenuto dalle istituzioni e pienamente riconosciuto come attore fondamentale della coesione sociale.

L’Intelligenza Artificiale al servizio dei volontari

Particolare attenzione è stata dedicata al rapporto tra volontariato e innovazione tecnologica. Secondo il professore, l’Intelligenza Artificiale non sostituirà il volontario, ma ne potenzierà le capacità operative attraverso un utilizzo etico e responsabile delle tecnologie.

Il concetto chiave è quello di “Algoretica”, ovvero l’applicazione di principi etici nella gestione dei dati e degli algoritmi. In questa prospettiva i volontari potrebbero diventare vere e proprie “sentinelle aumentate”, dotate di strumenti avanzati come droni, sensori e sistemi di monitoraggio in grado di raccogliere informazioni in tempo reale.

L’applicazione più immediata riguarda la prevenzione degli incendi boschivi, dove l’incrocio tra dati climatici e geospaziali potrebbe consentire di prevedere l’evoluzione dei fenomeni e attivare tempestivamente sistemi di allerta. Una collaborazione tra uomo e macchina nella quale il controllo umano rimane comunque centrale.

Università, istituzioni e intelligenza collettiva

La trasformazione proposta richiede però un profondo cambiamento culturale e istituzionale. Da un lato, l’università dovrebbe assumere un ruolo sempre più strategico nella formazione delle nuove competenze necessarie a governare la complessità tecnologica e ambientale. Dall’altro, il Dipartimento della Protezione Civile dovrebbe diventare capace di coordinare una rete multidisciplinare composta da volontari, associazioni ambientaliste, operatori sociali e istituzioni. L’obiettivo sarebbe quello di costruire un sistema partecipativo e diffuso sul territorio, orientato non soltanto alla gestione delle emergenze ma anche al raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda ONU 2030.

Un altro aspetto centrale riguarda il cosiddetto “Civismo Quotidiano” e la proposta di introdurre una “Divisa Civica”, simbolo di appartenenza e riconoscibilità per i volontari anche al di fuori delle situazioni emergenziali. Figure che potrebbero svolgere un ruolo fondamentale nella promozione delle buone pratiche ambientali, nella sensibilizzazione dei cittadini e nella costruzione di reti di vicinato capaci di contrastare l’isolamento sociale. «Conoscere in anticipo le vulnerabilità presenti in un quartiere e sapere chi potrebbe aver bisogno di aiuto in caso di crisi può fare la differenza», ha sottolineato Piccione.

Un nuovo patto sociale per il futuro

La riflessione conclusiva guarda al futuro delle comunità e della democrazia. Piccione sostiene che il rischio di una società costantemente esposta alle emergenze è reale, ma può essere contrastato attraverso un nuovo modello di partecipazione civica.

«La vera sfida non è semplicemente sopravvivere alle crisi – ha concluso il docente di UniCt-. ma trasformarle in occasioni di crescita collettiva. Serve un nuovo patto sociale in cui lo Stato riconosca e sostenga il volontariato attraverso formazione, strumenti e tutele, mentre i cittadini contribuiscono attivamente alla cura della comunità e dell’ambiente». Una visione che supera il concetto tradizionale di intervento emergenziale e punta alla costruzione di comunità consapevoli e capaci di affrontare le sfide del XXI secolo con strumenti nuovi e una rinnovata cultura della responsabilità condivisa.

Sonia Sabatino