«In Italia vi è un diritto a morire? La risposta è no». Italia e Regno Unito a confronto sulla morte assistita (video)

Si è tenuto a Palermo il convegno “Morte assistita. Italia e Regno Unito a confronto” presso la sala Almeyda dell’Archivio Storico Comunale

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Morte assistita: il primo nodo è di natura terminologica, prima ancora che giuridica. Diritto a morire e aiuto al suicidio non sono, infatti, la stessa cosa come ci spiega l’avvocato Paolo Di Fresco, del foro di Milano, che, ha messo in guardia dalle confusioni del dibattito pubblico: «Nel dibattito politico talvolta si tende a confondere concetti diversi, con un uso spesso inappropriato delle parole per definirli. Bisogna distinguere il diritto a morire dall’agevolazione o dall’aiuto al suicidio». Una distinzione che, per il legale, ha conseguenze concrete: «Possiamo dire che effettivamente in Italia vi sia un diritto a morire, che vi sia stata un’apertura legislativa all’eutanasia? La risposta è no».

Questo primo nodo è stato sciolto per il convegno “Morte assistita. Italia e Regno Unito a confronto” che si è tenuto nella sala Almeyda dell’Archivio Storico Comunale, a Palermo. Un confronto, mai avvenuto prima tra i due ordinamenti e che arriva in un momento in cui in entrambi i Paesi il percorso legislativo si è arenato: nel Regno Unito il Terminally Ill Adults (End of Life) Bill, approvato dai Comuni nel giugno 2025, è decaduto alla Camera dei Lord lo scorso 24 aprile, mentre in Italia la materia resta affidata alla sola giurisprudenza.

Se l’orizzonte italiano resta incerto, il confronto con il modello inglese impone cautela metodologica. Lo ha chiarito la dottoressa Ilaria Fatta, studiosa della legislazione britannica: «L’ordinamento italiano e l’ordinamento inglese sono due ordinamenti totalmente diversi, per cui non ci può essere sovrapposizione dal punto di vista normativo». Eppure proprio dal raffronto può nascere qualcosa di utile: «Studiando le proposte di legge italiane e inglesi, in un confronto e in un dialogo, si potrebbe trovare una soluzione che renda questo aspetto così importante trattato non solo dal punto di vista etico, ma anche dal punto di vista legale».

A spostare il fuoco sul piano del rapporto tra diritto e religione è stato il professor Fabiano Di Prima, docente di Diritto ecclesiastico all’Università di Palermo: «La mia prospettiva, che è quella di chi studia diritto e religione, è proprio quella di chiamare a riflettere sul fatto che ci sono tante posizioni di chi guarda alla vita come un dono, ma tenendo al tempo stesso presente che ci sono altre visioni».

Da qui i moniti: prestare attenzione all’obiezione di coscienza e, soprattutto, vigilare sulle cure palliative, il cui accesso diseguale rischia di produrre, secondo Di Prima, “enormi trattamenti dispari”, problema presente anche nel caso italiano .

Indubbia è, però, l’evoluzione della giurisprudenza costituzionale; Di Fresco ha ricordato come alcune pronunce della Corte «effettivamente aprano all’agevolazione al suicidio, cioè alla possibilità che ci si avvalga dell’aiuto di qualcuno per porre fine a una propria vita di sofferenze». Un varco che potrebbe anche allargarsi: «Non possiamo trascurare la possibilità che una soluzione del genere apra a prospettive eutanasiche che il legislatore per il momento ha stoppato, ma che potrebbero rappresentare il futuro del nostro ordinamento».

Andrea Maria Rapisarda Mattarella 

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