La nuova povertà energetica in Italia nel 2025

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L’impennata dei costi dell’energia negli ultimi anni ha fatto esplodere il fenomeno della povertà energetica. Oggi oltre 2,2 milioni di famiglie italiane, circa il 9% del totale, vivono questa condizione, con un aumento del 25% rispetto a due anni fa. In media la spesa per luce e gas delle famiglie vulnerabili è salita del 35% tra il 2021 e il 2023, tanto che in molti casi le bollette superano il 15% del reddito familiare (ben oltre la soglia di sostenibilità del 10%). Le categorie più esposte sono le famiglie monoreddito, i nuclei numerosi con figli piccoli, gli anziani soli e le donne single, spesso costretti a ridurre o spegnere il riscaldamento domestico. Le aree più colpite sono i piccoli centri e le periferie, soprattutto nel Mezzogiorno: in media l’8-10% delle famiglie italiane è in povertà energetica, ma nel Sud e nelle aree interne il dato supera il 20%. Questo divario territoriale è netto: in Calabria quasi una famiglia su cinque (19,1%) non riesce a riscaldare adeguatamente la casa, seguono Basilicata (17,8%), Molise (17,6%), Puglia (17,4%) e Sicilia (14,2%), contro meno del 5-6% in regioni come Umbria, Marche, Friuli e Lazio. L’aumento generalizzato dei prezzi energetici, combinato a redditi stagnanti, sta quindi alimentando una nuova forma di disuguaglianza sociale in Italia.

Case inefficienti e ritardi negli incentivi

Le cause strutturali della povertà energetica risiedono anche nella scarsa efficienza energetica delle abitazioni italiane. Oltre la metà (58%) delle famiglie vulnerabili vive in case costruite prima del 1980, prive di isolamento termico adeguato. Soltanto il 28% di queste famiglie ha potuto effettuare lavori di efficientamento negli ultimi 5 anni, quasi sempre grazie a bonus o incentivi pubblici. Ciò significa che chi ha meno risorse spesso abita nelle case più “energivore”, pagando di più per riscaldarsi meno, un paradosso che amplifica le disuguaglianze.

Negli ultimi anni il governo ha introdotto misure di sostegno (come il bonus sociale in bolletta e superbonus edilizi), ma con risultati altalenanti. Per esempio, il bonus bollette straordinario varato per attenuare gli effetti del caro-energia è terminato ad aprile 2024, riportando le agevolazioni ai livelli ordinari e causando nuovi rincari per le famiglie a basso reddito. Sul fronte dell’efficientamento, molti interventi strutturali procedono a rilento: senza piani coerenti e continui di riqualificazione energetica del patrimonio edilizio, le case dei più poveri restano inefficienti e costose da gestire. Le associazioni dei consumatori sottolineano la mancanza di politiche di inclusione energetica adeguate, finora insufficienti a rispondere ai bisogni dei cittadini più fragili. In altre parole, gli incentivi ci sono stati ma non sono arrivati in tempo o in misura adeguata per molte famiglie vulnerabili, complice la complessità delle procedure burocratiche e i continui cambi di rotta sui bonus. Non a caso solo il 31% delle famiglie in difficoltà dichiara di conoscere nel dettaglio i bonus energetici disponibili, mentre un cittadino su due li trova troppo complicati e il 40% non ha mai ricevuto informazioni al riguardo dagli enti locali o dai fornitori. Questo vuoto informativo fa sì che proprio chi avrebbe più bisogno degli aiuti spesso non sappia di poterne usufruire, oppure rinunci perché si perde nei labirinti burocratici.

Storie di freddo, muffa e rinunce quotidiane

Dietro le statistiche ci sono famiglie che affrontano scelte dolorose nella vita quotidiana. Chiara, ad esempio, vive in un bilocale alle porte di Milano con un figlio adolescente e per sei anni è rimasta senza riscaldamento: quando il condominio è passato all’impianto autonomo, non poteva permettersi di comprare una caldaia nuova e ha trascorso in casa inverni gelidi finché un aiuto della Caritas le ha consentito di tornare a una vita dignitosa. “Sto ancora cercando di pagare le rate del mutuo, non posso permettermi il riscaldamento” raccontava durante quel periodo di difficoltà.

A Torino Laura, madre di due bambini, dopo aver perso il lavoro ha dovuto tagliare tutto il superfluo: «Per arrivare a fine mese… si fa solo colazione e cena. Il pranzo non esiste più. Evitiamo di mangiare così non consumiamo. Si va avanti per inerzia», spiega, contando gli euro con la calcolatrice quando fa la spesa. Luigi, 85 anni di Firenze con una pensione minima, teme ogni nuovo conguaglio: «Ho pagato la bolletta della luce ma mi terrorizza quella del gas. Se raddoppia mangerò al buio… Se gli aumenti saranno quelli paventati, mi ritroverò a dover scegliere se pagare l’affitto di casa o mangiare». Giuseppe, pensionato di Palermo, ammette di aver esitato a chiedere aiuto finché non si è visto recapitare una bolletta da 250 euro: «Non avrei potuto pagarla e (i volontari, ndr) lo hanno fatto loro – racconta, sottolineando come il caro-energia impatti – tutto quello che si muove in società, dalla singola persona, alla famiglia, alle imprese».

Anche nei comuni del Sud i tecnici comunali e gli assistenti sociali testimoniano situazioni drammatiche: case popolari umide e con muffa alle pareti, anziani costretti a rimanere a letto per il freddo, impianti di riscaldamento obsoleti che funzionano a singhiozzo. Nelle periferie di Palermo, ma anche nell quartiere Ballarò, il disagio abitativo va di pari passo con la povertà energetica: qui le associazioni di quartiere riferiscono di intere famiglie che vivono in abitazioni fatiscenti, poco illuminate e non climatizzate, dove d’estate si soffoca e d’inverno si gela. Per far fronte a questa emergenza, proprio a Ballarò è nata l’idea di una comunità energetica rinnovabile e solidale di quartiere, supportata da un coordinamento di associazioni locali, per condividere l’energia prodotta da impianti solari e abbattere le bollette delle famiglie più fragili. È un esempio di come dal basso ci si organizza per reagire, ma sono progetti che richiedono tempo, competenze e soprattutto sostegno istituzionale.

Il Mezzogiorno in affanno: il caso Sicilia

Il problema è particolarmente acuto nel Mezzogiorno, dove redditi più bassi e abitazioni più vecchie espongono una fascia ampia di popolazione alla vulnerabilità energetica. In Sicilia circa 14 famiglie su 100 vivono in povertà energetica, spesso in case isolate, mal coibentate e difficili da riscaldare. Paradossalmente, proprio in una delle regioni con maggiore insolazione d’Europa e potenziale per le rinnovabili, le politiche per aiutare questi nuclei familiari sono rimaste indietro. Nel 2025 in Sicilia si è registrato il flop di un importante programma regionale: un bando da 61 milioni di euro destinato a finanziare Comunità Energetiche Rinnovabili è andato deserto, senza neppure una domanda pervenuta. La misura, parte dei fondi europei FESR 2021-2027, doveva incentivare comuni, associazioni e realtà locali a installare impianti solari e condividere l’energia per ridurre le bollette e la CO₂, ma si è naufragata prima di partire.

Le cause? Procedure e requisiti troppo complessi e incoerenti con le normative nazionali, iter burocratici farraginosi che hanno scoraggiato gli enti locali, scarsa comunicazione e supporto tecnico da parte della Regione, tempi stretti senza adeguato accompagnamento nella progettazione. La vicenda ha innescato polemiche politiche: dall’opposizione il M5S ha parlato di “fallimento senza appello” del governo regionale Schifani, denunciando bandi scritti male e l’incapacità amministrativa di cogliere un’opportunità così importante. “Mentre altre regioni si muovono sulla transizione energetica, la Sicilia resta ferma al palo” attacca Nuccio Di Paola, esponente siciliano M5S. È un’occasione persa enorme: 61 milioni potevano essere investiti per abbassare le bollette di migliaia di famiglie, sostenere i comuni e creare autonomia energetica diffusa, invece tutto è rimasto fermo. Ancora una volta, commentano amaramente osservatori locali, una politica regionale miope ha trasformato un’opportunità in un’occasione mancata. E mentre le famiglie siciliane fanno i conti con bollette sempre più pesanti, nel resto d’Italia iniziano a diffondersi progetti di comunità energetiche come strumenti di resilienza: il ritardo accumulato rischia di allargare ulteriormente il divario.

Va detto che non mancano iniziative positive. Ad Acireale, ad esempio, nel 2024 è partito il progetto Energia in Periferia promosso dal Banco dell’Energia, che ha offerto sostegno concreto a 70 famiglie vulnerabili: pagamento di bollette arretrate, corsi sul risparmio energetico, sostituzione di vecchi elettrodomestici con modelli efficienti e persino la formazione di volontari come Tutor dell’Energia Domestica per assistere i cittadini in difficoltà. “Grazie a questo intervento 70 famiglie del comune di Acireale potranno affrontare le spese dell’energia e avranno in casa elettrodomestici meno dispendiosi” ha commentato Silvia Pedrotti, responsabile del Banco dell’energia. Progetti simili dimostrano che interventi mirati, frutto di collaborazione tra enti pubblici, privati e terzo settore, possono fare la differenza sul territorio. Tuttavia, perché abbiano un impatto su larga scala, serve che i piani regionali e nazionali procedano senza più ritardi né pastoie burocratiche.

Salute e qualità della vita nelle case gelide

Vivere in povertà energetica significa abitare in alloggi freddi d’inverno e surriscaldati d’estate, spesso umidi e malsani. Le conseguenze sulla salute e sul benessere possono essere gravi. Oltre il 60% delle famiglie coinvolte segnala stati di stress e ansia legati all’impossibilità di far fronte alle bollette. Ben 7 famiglie su 10 hanno dovuto tagliare spese essenziali, alimentari o sanitarie, pur di pagare luce e gas, con un drastico peggioramento della qualità della vita. L’inadeguato riscaldamento degli ambienti porta anche a problemi fisici: umidità e muffa proliferano in case non riscaldate a dovere, causando un aumento dal 30% al 50% delle patologie respiratorie secondo studi sanitari internazionali. Le abitazioni gelide d’inverno sono associate a tassi più alti di malattie cardiovascolari, depressione e perfino mortalità prematura: nel Regno Unito si stima che ogni anno i decessi invernali attribuibili al freddo domestico superino quelli causati da incidenti stradali o abuso di alcol. Nei bambini, crescere in case fredde e umide comporta maggior rischio di asma e infezioni respiratorie, oltre a ritardi nello sviluppo e problemi di salute mentale. In Italia il fenomeno dell’eccesso di mortalità invernale nei gruppi sociali più deboli non è trascurabile, anche se spesso nascosto dietro altre cause apparenti. Medici e sindacati (come SPI-CGIL dei pensionati) hanno lanciato allarmi sul fatto che molti anziani, per risparmiare, tengono il riscaldamento al minimo mettendo così a repentaglio la propria salute nei mesi freddi.

Allo stesso tempo, la povertà energetica crea un circolo vizioso di esclusione sociale: la casa non confortevole peggiora le condizioni di studio dei ragazzi e la produttività di chi lavora da casa; lo stress economico e termico può portare a isolamento sociale e problemi psicologici; gli arretrati nelle bollette possono sfociare in morosità e distacchi delle forniture, aggravando ulteriormente la situazione. È insomma una realtà multidimensionale che tocca non solo il portafoglio, ma anche la dignità personale e i diritti fondamentali (avere un’abitazione salubre, sicura e vivibile). Non a caso il 77% degli italiani oggi si dichiara preoccupato per l’aumento dei costi di energia e gas, temendo di non riuscire a sostenere le bollette negli anni a venire. Due cittadini su tre ritengono che, senza interventi strutturali, la povertà energetica sia destinata ad aggravarsi. Siamo di fronte a una “emergenza sociale” a tutti gli effetti, nuova ma strettamente legata alle disuguaglianze economiche preesistenti.

Le risposte: dalle istituzioni europee alle reti locali

Il contrasto alla vulnerabilità energetica è diventato un obiettivo esplicito anche a livello internazionale. L’Agenda ONU 2030 include l’accesso all’energia pulita e a prezzi accessibili tra i suoi Sustainable Development Goals (SDG7), da raggiungere entro il 2030. In ambito europeo, già le direttive del pacchetto energia del 2019 richiedevano agli Stati membri di definire e monitorare la povertà energetica, integrando misure di tutela per i consumatori vulnerabili. La nuova Direttiva UE sull’Efficienza Energetica del 2021, recepita nel Piano Nazionale Integrato Energia e Clima italiano – fornisce anche una definizione formale di povertà energetica, intesa come “mancanza di accesso ai servizi energetici essenziali che garantiscono standard di vita e di salute dignitosi (riscaldamento, acqua calda, raffrescamento, illuminazione e uso di elettrodomestici)”. Bruxelles spinge dunque i governi a identificare le famiglie vulnerabili e ad adottare strategie mirate: dalle tariffe agevolate, ai divieti di distacco delle forniture per morosità in situazioni di disagio, fino agli investimenti per migliorare l’efficienza delle abitazioni popolari. A livello comunitario sono stati stanziati fondi dedicati, come il prossimo Fondo Sociale per il Clima (in partenza nel 2026), che destinerà risorse ai Paesi membri – Italia compresa – proprio per mitigare l’impatto della transizione energetica su famiglie a basso reddito e PMI. Inoltre programmi UE come il Renovation Wave puntano a ristrutturare entro il 2030 milioni di edifici energivori in Europa, concentrandosi sulle case dei soggetti più poveri per ridurre consumi e bollette.

In Italia qualcosa si muove: nel 2023 è stato creato l’Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica (OIPE), che raccoglie dati e buone pratiche e funge da cabina di regia tra Ministeri, Autorità per l’energia (ARERA) e attori sul territorio. La Fondazione Banco dell’energia in collaborazione con l’Università Luiss ha pubblicato il primo volume dedicato a questo tema, che intreccia dati e testimonianze per sensibilizzare l’opinione pubblicare. Anche i grandi sindacati confederali hanno iniziato a includere il caro-bollette nelle loro piattaforme: la CGIL, ad esempio, tramite la Fondazione Di Vittorio ha contribuito all’indagine CircE sui territori, e la CISL ha chiesto al governo misure straordinarie contro la povertà energetica, equiparandola per importanza alla lotta contro la povertà assoluta.

A livello locale e associativo, intanto, proliferano iniziative di solidarietà energetica. Le Caritas diocesane segnalano che una quota crescente dei loro contributi economici va per aiutare famiglie in crisi con le utenze: solo la Caritas di Noto (Sicilia) nel 2022 ha destinato il 45% dei suoi sussidi ai “bisogni energetici” (pagamento di bollette, bombole, legna)caritas.diocesinoto.it. In Lombardia la Caritas Ambrosiana ha lanciato la campagna “Bolletta sospesa” per raccogliere fondi da destinare al saldo delle bollette di luce e gas di chi non ce la fa. Diverse amministrazioni comunali, da Nord a Sud, hanno aperto sportelli energia per offrire consulenza su bonus e consumi efficienti, o stanno sperimentando comunità energetiche solidali. Nel quartiere Sanità di Napoli un’associazione locale ha iniziato a installare pannelli solari sui tetti delle case popolari, condividendo l’energia prodotta con le famiglie vicine; a Enna un sindacato pensionati ha organizzato un gruppo d’acquisto per distribuire piccoli climatizzatori portatili a quegli anziani soli che vivevano in abitazioni gelide. Sono segnali di una società civile attiva, che però da sola non basta a risolvere un problema sistemico.

Verso un inverno 2025 più equo? L’arrivo della brutta stagione riaccende i riflettori su questa emergenza. Servono interventi coordinati e di lungo periodo. Da un lato, misure tampone come bonus in bolletta, rateizzazioni e fondi di solidarietà possono alleviare nell’immediato il peso delle bollette per le famiglie vulnerabili. Dall’altro lato sono indispensabili strategie strutturali: un massiccio piano di efficientamento energetico delle case popolari e dei condomini dei ceti medio-bassi, la semplificazione degli incentivi e l’educazione dei cittadini a consumi più consapevoli. “La povertà energetica non è un fenomeno isolato, ma una delle sfide sociali principali da affrontare oggi”, ricorda la prof.ssa Paola Valbonesi, presidente dell’OIPE. Solo unendo rigore tecnico, volontà politica e partecipazione dal basso si potrà sperare di garantire a tutti il diritto di vivere in una casa calda, asciutta e luminosa. In gioco non ci sono solo i conti economici, ma la salute, la dignità e il futuro di centinaia di migliaia di italiani.

Roberto Greco

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