Anche nella settimana appena trascorsa, quella dall’15 al 21 giugno, il nostro giornale vi ha accompagnato allo scoperta di nuovi temi con i suoi approfondimenti e le sue analisi che spaziano dalle analisi di alcune situazioni critiche non solo regionali, al ricordo di vittime della mafia e ad argomenti che riguardano la cultura e il luogo in cui viviamo.
Fu un momento preciso, nella storia tormentata del secondo dopoguerra italiano, in cui la Sicilia cessò di essere soltanto una terra di latifondi, macerie e spinte separatiste per trasformarsi in quello che sarà definito il laboratorio politico più avanzato d’Europa. Quel momento porta la data del 15 giugno 1946. Mentre l’Italia intera sta ancora contando i voti del referendum del 2 giugno che ha sancito la fine della monarchia sabauda e la nascita della Repubblica, a Roma viene promulgato un provvedimento legislativo decisivo: il decreto legislativo luogotenenziale che definisce le prime norme per l’elezione dell’Assemblea Regionale Siciliana (ARS).
15 giugno 1946: nasce l’ARS. Quando la Sicilia anticipò la Costituzione
La mattina del 16 giugno 1982, sotto il cielo terso di una Palermo che si preparava a vivere l’estate dei mondiali di calcio, viale della Regione Siciliana, la circonvallazione, si trasformò improvvisamente in un prolungamento dell’inferno. Intorno alle ore dieci, all’altezza del civico 9201, circa cinquecento metri prima dello svincolo per Sferracavallo in direzione Trapani, un commando militare di Cosa Nostra aprì il fuoco contro una Mercedes W115 adibita al trasporto dei detenuti. Fu un’azione di una violenza inaudita, passata alla storia come la strage della circonvallazione, in cui persero la vita il boss catanese Alfio Ferlito e l’intera scorta che lo accompagnava. Le cronache giornalistiche dell’epoca e la memoria storica ricordano il sacrificio di quattro giovani vite spezzate: il carabiniere Salvatore Raiti, di vent’anni; l’appuntato Silvano Franzolin, di ventiquattro anni; il carabiniere Luigi Di Barca, di venticinque anni; e l’autista privato del mezzo, Giuseppe Di Lavore, di ventotto anni. Questo eccidio, oltre a rappresentare una delle pagine più dolorose della storia criminale italiana, svelò la saldatura strategica tra i Corleonesi di Totò Riina e la mafia catanese di Nitto Santapaola, segnando un punto di non ritorno nei rapporti tra lo Stato e la criminalità organizzata.
Il giorno dei lupi: la strage della circonvallazione e l’epilogo di una guerra di mafia invisibile
Il nuovo rapporto dell’UNICEF “Children’s Climate Risk Report 2026” dipinge un quadro allarmante della situazione dei bambini nel mondo di fronte alla crisi climatica. Con un linguaggio che non lascia spazio a interpretazioni ambigue, il documento rivela che praticamente tutti i bambini del pianeta, circa 2,3 miliardi, sono esposti ad almeno un pericolo climatico, e la situazione è ben peggiore di quanto si potesse immaginare. Il numero più sconcertante è quello dei bambini che vivono in zone soggette ad almeno tre pericoli climatici sovrapposti: 1,1 miliardi, una cifra che rappresenta quasi la metà della popolazione infantile mondiale.
La figura di Calogero “Lillo” Morreale si colloca al centro di una delle stagioni più intense e drammatiche della storia politica e sindacale della Sicilia occidentale. All’età di trentacinque anni, Morreale incarnava la nuova generazione di dirigenti che, a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, tentavano di traghettare le storiche rivendicazioni del mondo rurale verso una moderna coscienza democratica e amministrativa. Egli ricopriva contemporaneamente cariche di primo piano a Roccamena, un piccolo centro agricolo nell’entroterra palermitano: era segretario della locale sezione del Partito Socialista Italiano (PSI), dirigente di zona dell’Alleanza Contadini, presidente dell’Ente Comunale di Assistenza (ECA) e agente della compagnia assicurativa Unipol.
La variante Garcia e il sangue del Belice: l’assassinio politico-mafioso di Calogero Morreale
Un’aria che si può tagliare con il coltello: nel cuore del polo industriale siracusano, tra l’1 e il 13 giugno 2026, l’invisibile è diventato opprimente, con la stazione di Augusta-Marcellino che ha registrato un picco spaventoso di 1196 µg/m³ di idrocarburi non metanici, quasi sei volte oltre la soglia di riferimento di 200 µg/m³. Non si tratta solo di numeri su un grafico, ma di una realtà che ha spinto i cittadini dell’Aerca (Area a elevato rischio di crisi ambientale) di Siracusa a inviare ben 714 segnalazioni di molestie olfattive in meno di due settimane tramite l’app Nose. Questo sistema di “citizen science”, nato dalla collaborazione tra Arpa Sicilia e il Cnr-Isac, ha trasformato gli abitanti di Augusta, Melilli, Priolo, Siracusa, Floridia e Solarino in veri e propri sensori umani, capaci di dare voce a un disagio ambientale che i soli strumenti tecnici a volte faticano a perimetrare nella sua interezza.
Tra Priolo e Augusta il respiro si ferma davanti a picchi record e malesseri diffusi
Il 20 giugno 1979 l’aula di Montecitorio è avvolta in un’atmosfera densa, quasi elettrica, tipica dei grandi passaggi della storia repubblicana. L’Italia sta faticosamente uscendo dalla stagione più drammatica degli Anni di Piombo, porta ancora le ferite fresche del sequestro e dell’assassinio di Aldo Moro e si trova nel pieno di una transizione politica delicatissima. Eppure, in quel pomeriggio di inizio estate, l’attenzione dei deputati e delle tribune della stampa non è rivolta soltanto alle fragili geometrie di governo, ma a un voto che sta per scardinare un tabù secolare. Quando il computo delle schede termina, il verdetto è chiaro: con 433 voti favorevoli su 615 votanti, Leonilde Iotti, per tutti Nilde, viene eletta Presidente della Camera dei deputati.
È la prima volta nella storia d’Italia che una donna sale su uno dei tre scranni più alti dello Stato, rompendo un monopolio maschile che pareva inscalfibile. Prima di lei, la presidenza della Repubblica, del Senato e della Camera erano state terreno esclusivo di una classe dirigente rigorosamente in giacca e cravatta. Quell’elezione non rappresenta soltanto un traguardo personale per la deputata reggiana, ma una svolta simbolica, istituzionale e culturale per l’intero Paese.
Il soffitto di cristallo di Montecitorio: il 1979 e lo scranno storico di Nilde Iotti
Di fronte al primo vero esodo stagionale dell’anno, l’istantanea che emerge dai dati dell’Osservatorio Touring Club non lascia spazio a dubbi: l’estate del 2026 è l’anno del “Grande Ritorno” e del low cost. Il 66% dei nostri connazionali ha scelto di non varcare i confini nazionali, preferendo la penisola alle sirene dell’esotismo oltreoceano o alle capitali europee. Ma non si tratta di un ritorno dettato da un ritrovato spirito patriottico o da una romantica riscoperta del Belpaese. A guidare le scelte dei viaggiatori è un realismo stringente, a tratti spietato, imposto da un costo della vita che ha trasformato il diritto al riposo in un esercizio di equilibrismo finanziario.
Continua il suo percorso la rubrica l’altroSport, che si occupa dello sport siciliano a tutto tondo. Abbiamo, inoltre, continuato a occuparci di sport inclusivo, scoprendo e raccontandovi storie e realtà inaspettate. Storie di persone che fanno la differenza. Inoltre abbiamo seguito, per voi, inaugurazione di mostre ed eventi culturali.
Sono proseguite, inoltre, le nostre rubriche settimanali. Come lo scadenziario fiscale e tributario del mese di giugno e gli altri approfondimenti che riguardano le novità dal mondo fiscale e tributario. Anche questa settimana potete adottare il vostro amico a quattro zampe. Date un’occhiata alla nostra rubrica Adotta un cucciolo.
A proposito… cosa avete fatto nel weekend? Avete seguito i nostri consigli? Prosegue, inoltre, la rubrica dedicata alla poesia e narrativa. Un appuntamento settimanale che non sta deludendo i nostri lettori. Volete inviarci le vostre? Mandate una mail a info@laltroparlante.it. Continuate a leggerci perchè sulle nostre pagine potrete trovare storie, racconti di vita ed esperienze fuori dal comune.