La settimana de l’altroparlante: cosa vi siete persi

Anche nella settimana appena trascorsa il nostro giornale vi ha accompagnato allo scoperta di nuovi temi con i suoi approfondimenti e le sue analisi che spaziano dalle analisi di alcune situazioni critiche non solo regionali, al ricordo di vittime della mafia, del terrorismo e ad argomenti che riguardano la cultura e il luogo in cui viviamo

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Anche nella settimana appena trascorsa, quella dal 22 al 28 giugno, il nostro giornale vi ha accompagnato allo scoperta di nuovi temi con i suoi approfondimenti e le sue analisi che spaziano dalle analisi di alcune situazioni critiche non solo regionali, al ricordo di vittime della mafia, del terrorismo e ad argomenti che riguardano la cultura e il luogo in cui viviamo.

Ci sono luoghi in Sicilia dove l’articolo 32 della Costituzione, quello che garantisce la tutela della salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, non ha mai superato la recinzione di un campo di pomodori o il perimetro di una baracca di cartone. Campobello di Mazara, Cassibile, le campagne del vittoriese: qui, quando finisce la giornata di raccolta, migliaia di braccianti agricoli stranieri tornano in ghetti invisibili alle istituzioni ma fondamentali per l’economia agroalimentare dell’isola. In questi insediamenti informali la sanità pubblica ufficiale non esiste. Se un bracciante si taglia con una zappa, respira pesticidi senza protezione o manifesta una polmonite a causa del freddo dell’inverno passatoci dentro una tenda, il Servizio Sanitario Regionale non interviene, a meno che la situazione non precipiti in un codice rosso da Pronto Soccorso. A farsi carico di questo pezzo di umanità è una rete parallela e silenziosa fatta di medici volontari, associazioni del terzo settore e parrocchie. Una sanità di frontiera che opera nei camper adibiti ad ambulatori mobili, curando patologie che l’Italia pensava di aver debellato da decenni.

Viaggio nelle baraccopoli siciliane: dove anche il diritto alla cura non esiste

La mattina del 23 giugno 1980, Roma è già avvolta dalla cappa afosa dell’estate che comincia. Alle 7:50, un uomo sui quarant’anni esce di casa in viale Jonio. Non ha la scorta, non ha un’auto blindata. Cammina verso la fermata dell’autobus della linea 392, un rito quotidiano che lo confonde tra la folla dei pendolari. Quell’uomo è Mario Amato, sostituto procuratore della Repubblica, e da due anni ha ereditato l’indagine più scottante e pericolosa d’Italia: quella sulla galassia dell’eversione nera nella Capitale. Alla fermata, alle sue spalle, si avvicina un giovane. Un colpo secco alla nuca, calibro 38, spezza la sua vita sul colpo. Il killer fugge in sella a una moto guidata da un complice. Poche ore dopo, una telefonata rivendica l’agguato a nome dei Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR): “Abbiamo eseguito la sentenza di morte contro il giudice Amato, per il quale lo Stato non ha voluto la protezione”. È la firma del neofascismo stragista su uno dei delitti più annunciati, e drammaticamente evitabili, degli Anni di Piombo.

Il magistrato che guardava nell’abisso: la solitudine e il sacrificio di Mario Amato

La voce di Rosa Balistreri non era soltanto musica: era un boato sotterraneo, uno strappo nel tessuto del silenzio siciliano, il graffio di una terra bellissima e tragica che sputava in faccia al mondo la propria miseria e il proprio orgoglio. Oggi, mentre la Sicilia e l’Italia intera si preparano a varcare la soglia del 2027 per celebrare il centenario della sua nascita, quel timbro rauco e pastoso torna a vibrare nelle piazze, nelle scuole e sui muri dell’isola. Il programma di celebrazioni non è una semplice operazione di nostalgia storiografica, ma un atto di restituzione culturale dovuto a una donna che visse la vita come una ferita aperta e il canto come un’arma di riscatto civile.

100 rose per Rosa

Salvatore Bennici era un cittadino e un lavoratore che credeva fermamente nei valori dell’onestà e della libera iniziativa economica. Nato a Licata nel 1934, a sessant’anni si trovava alla guida di una piccola ma solida impresa edile attiva nel settore del movimento terra e dei subappalti. La sua reputazione sul territorio era quella di un uomo schivo, dedito interamente alla famiglia e al lavoro, stimato per la sua dirittura morale e la sua determinazione a non scendere mai a patti con logiche di compromesso o clientelari. La tragica escalation che avrebbe condotto alla sua eliminazione fisica ebbe inizio quando la sua impresa riuscì ad aggiudicarsi un importante subappalto pubblico nel limitrofo comune di Palma di Montechiaro. I lavori consistevano nel completamento di un’arteria stradale e nella posa delle condutture idriche destinate alla rete dell’acquedotto e delle fognature. Bennici aveva ottenuto questa commessa in modo del tutto trasparente, seguendo i canali legali ed eludendo le consuete maglie di controllo e spartizione preventivamente pianificate dalle consorterie mafiose locali. Per i clan dell’area agrigentina, abituati a considerare i cantieri pubblici come una risorsa economica esclusiva da lottizzare, quell’affermazione pulita rappresentò una sfida intollerabile alla propria egemonia sul territorio.

La solitudine di un uomo giusto: l’assassinio di Salvatore Bennici e la morsa del racket nell’Agrigentino

La sera di domenica 26 giugno 1983 l’Italia era interamente assorbita dallo scrutinio delle elezioni politiche generali, una circostanza che i killer ritennero ideale per agire in un clima di generale distrazione mediatica e istituzionale. Avendo deciso di lasciare a riposo la scorta per la giornata festiva, Caccia si concesse la consueta passeggiata serale con il proprio cane cocker spaniel. Intorno alle 23:30, a pochi metri dal portone della sua abitazione in via Sommacampagna 9, nella zona pre-collinare di Torino, il Procuratore venne affiancato da una Fiat 128 verde con a bordo due uomini. Senza scendere dal veicolo, i sicari esplosero una prima scarica di quattordici colpi di arma da fuoco. Successivamente, uno di loro discese dall’abitacolo per finire il magistrato ormai riverso al suolo con tre colpi di grazia a bruciapelo. La figlia Paola, che si trovava in casa a studiare per un esame universitario accanto alla madre colpita da un improvviso calo di pressione, udì nel silenzio della notte un rumore sordo e serrato, simile a una sventagliata di mitragliatrice. Fu la portinaia dello stabile a suonare alla porta, invitandola a scendere per strada perché era successo qualcosa. Sull’asfalto giaceva il corpo esanime di Bruno Caccia, vegliato dal cane che abbaiava disperatamente con un tono straziante.

Il martirio dimenticato di Bruno Caccia: l’ombra della ‘ndrangheta e i misteri irrisolti di una giustizia parziale

Il disastro aereo di Ustica, avvenuto il 27 giugno 1980, rappresenta uno dei capitoli più complessi, dolorosi e dibattuti della storia della Repubblica Italiana. La perdita del DC-9 della compagnia Itavia, con la morte di tutte le ottantuno persone a bordo, ha innescato un lungo percorso investigativo, politico e diplomatico caratterizzato da omissioni, depistaggi e reticenze internazionali. Ricostruire oggi questa vicenda richiede l’adozione di un metodo rigoroso che integri le risultanze tecniche, le analisi medico-forensi, il quadro geopolitico dell’epoca e i più recenti sviluppi della cronaca giudiziaria, segnati dalle udienze del 2025-2026 sull’archiviazione del caso e dalle rinnovate pressioni dei familiari delle vittime sulle istituzioni.

Strage di Ustica: la rincorsa alla verità contro il “muro di gomma” tra geometrie geopolitiche e veti di Stato

Il panorama delle sostanze stupefacenti in Europa sta attraversando una trasformazione strutturale senza precedenti, caratterizzata da una complessità e da una velocità di adattamento che mettono a dura prova i sistemi di sicurezza e di salute pubblica del continente. La presentazione del Rapporto europeo sulle droghe 2026, redatto dall’Agenzia dell’Unione europea sulle droghe (EUDA) in collaborazione con il Commissario europeo per gli Affari interni e la Migrazione, Magnus Brunner, ha tracciato un quadro inquietante che va ben oltre la semplice rilevazione statistica. Si assiste a una transizione epidemiologica in cui le tradizionali droghe di origine naturale cedono progressivamente il passo a molecole sintetiche altamente sofisticate, caratterizzate da una potenza devastante a fronte di dosaggi infinitesimali, e a un mercato nero eccezionalmente resiliente, capace di rimodulare rotte e strategie logistiche in tempo reale.

Il nuovo abisso delle droghe in Europa

 

Continua il suo percorso la rubrica l’altroSport, che si occupa dello sport siciliano a tutto tondo. Abbiamo, inoltre, continuato a occuparci di sport inclusivo, scoprendo e raccontandovi storie e realtà inaspettate. Storie di persone che fanno la differenza. Inoltre abbiamo seguito, per voi, inaugurazione di mostre ed eventi culturali.

Sono proseguite, inoltre, le nostre rubriche settimanali. Come lo scadenziario fiscale e tributario del mese di giugno e gli altri approfondimenti che riguardano le novità dal mondo fiscale e tributario. Anche questa settimana potete adottare il vostro amico a quattro zampe. Date un’occhiata alla nostra rubrica Adotta un cucciolo.

A proposito… cosa avete fatto nel weekend? Avete seguito i nostri consigli? Prosegue, inoltre, la rubrica dedicata alla poesia e narrativa. Un appuntamento settimanale che non sta deludendo i nostri lettori. Volete inviarci le vostre? Mandate una mail a info@laltroparlante.it. Continuate a leggerci perchè sulle nostre pagine potrete trovare storie, racconti di vita ed esperienze fuori dal comune.