La settimana de l’altroparlante: cosa vi siete persi

Anche nella settimana appena trascorsa il nostro giornale vi ha accompagnato allo scoperta di nuovi temi con i suoi approfondimenti e le sue analisi che spaziano dalle analisi di alcune situazioni critiche non solo regionali, al ricordo di vittime della mafia, del terrorismo e ad argomenti che riguardano la cultura e il luogo in cui viviamo

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Anche nella settimana appena trascorsa, quella dal 29 giugno al 5 luglio, il nostro giornale vi ha accompagnato allo scoperta di nuovi temi con i suoi approfondimenti e le sue analisi che spaziano dalle analisi di alcune situazioni critiche non solo regionali, al ricordo di vittime della mafia, del terrorismo e ad argomenti che riguardano la cultura e il luogo in cui viviamo.

Nel panorama della lotta alla criminalità organizzata in Sicilia, la figura di Antonino Burrafato si colloca nell’alveo di quell’eroismo silenzioso e quotidiano che caratterizza i più fedeli servitori dello Stato. Il contesto in cui maturò la decisione di eliminare Burrafato è strettamente legato alle dinamiche carcerarie del 1982, anno in cui la Sicilia era funestata da una sanguinosa seconda guerra di mafia. In quel periodo era temporaneamente detenuto presso i Cavallacci di Termini Imerese il boss Leoluca Bagarella, noto come “don Luchino”, esponente apicale dell’ala militare dei Corleonesi e cognato del capo supremo di Cosa Nostra, Totò Riina. Bagarella si trovava nella struttura in transito e sperava di poter usufruire di un permesso straordinario per far visita al padre in fin di vita o, successivamente, per presenziarne al funerale. Tuttavia, l’arrivo all’ufficio matricola di una nuova ordinanza di custodia cautelare a carico del boss impose, per legge, l’impossibilità assoluta di concedere qualsiasi tipo di beneficio o licenza temporanea.

Il dovere oltre il ricatto: l’assassinio del vicebrigadiere Antonino Burrafato e la giustizia ritrovata

Nei primi anni sessanta, la Sicilia divenne il teatro di un conflitto interno a Cosa Nostra di inusitata violenza, storicamente classificato come la prima guerra di mafia del dopoguerra. Questa faida non rappresentò soltanto uno scontro per il controllo del territorio palermitano, ma segnò una transizione epocale e strutturale all’interno dell’organizzazione criminale. Come evidenziato nelle analisi storiche di studiosi come Salvatore Lupo e nelle sentenze del giudice Cesare Terranova, il conflitto non fu una semplice disputa tra fazioni, bensì una profonda riorganizzazione degli equilibri di potere di Cosa Nostra, determinata dal passaggio da una mafia rurale e latifondista a una mafia urbana, finanziaria e imprenditoriale, arricchita dalle speculazioni edilizie del sacco di Palermo e proiettata verso i mercati internazionali. A metà mattinata del 30 giugno, giunse una telefonata anonima alla Questura di Palermo che segnalava la presenza di un’Alfa Romeo Giulietta di colore azzurro abbandonata in una stradina sterrata che collegava la provinciale di Gibilrossa a fondo Sirena, nei pressi di Villa Serena, un’area adiacente alle proprietà del boss Giovanni Prestifilippo, strettamente legato ai Greco. La vettura presentava gli sportelli accostati e uno pneumatico posteriore forato. Sul posto si diresse immediatamente una pattuglia di Carabinieri guidata dal tenente Mario Malausa, comandante della tenenza di Roccella, insieme ad agenti della Squadra Mobile della Polizia di Stato.

La strage di Ciaculli: l’autobomba che cambiò la storia della lotta alla mafia

Nel mercato dei servizi cloud, pilastro fondamentale di qualsiasi economia moderna, i fornitori statunitensi controllano oggi circa il settanta per cento della quota totale in Europa, lasciando agli attori locali una porzione marginale che non supera il tredici per cento. Questa situazione trasforma ogni set di dati, ogni modello di intelligenza artificiale e ogni startup emergente in un’entità che poggia su terra presa in affitto, governata da leggi straniere che sfuggono al controllo delle autorità europee. Il 2025 è stato identificato come l’anno della svolta strategica, il momento in cui l’Europa deve decidere se essere un partecipante attivo o un semplice spettatore in una corsa globale che vede gli Stati Uniti e la Cina procedere a velocità diverse ma ugualmente distaccate dai ritmi del Vecchio Continente.

Verso una sovranità digitale europea: il modello italiano

La storia della lotta alla criminalità organizzata a Palermo e in Sicilia è costellata di figure eroiche la cui memoria, talvolta, rischia di essere offuscata dalle grandi stragi degli anni successivi. Tra questi servitori dello Stato spicca Gaetano Cappiello, una giovane Guardia di Pubblica Sicurezza la cui esistenza venne tragicamente spezzata a Palermo il 2 luglio 1975. Il suo trasferimento in Sicilia lo aveva portato a operare nella delicatissima Squadra Investigativa della Squadra Mobile della Questura di Palermo, un ufficio che in quegli anni si trovava in prima linea nel contrasto a una criminalità mafiosa sempre più aggressiva. Nonostante la giovane età, aveva solo ventisette anni, Cappiello aveva già saputo farsi apprezzare dai superiori e dai colleghi per la sua generosità e per la sua costante disponibilità ad assumere i compiti più rischiosi.

Gaetano Cappiello: l’eroe dimenticato nella Palermo degli anni di piombo

La parabola esistenziale e professionale di Francesco Ferlaino costituisce uno dei capitoli più significativi e, al contempo, meno indagati della storia della magistratura italiana del secondo dopoguerra. La sua fermezza metodologica e la sua totale impermeabilità alle pressioni ambientali lo resero una figura isolata in un contesto geografico in cui la criminalità organizzata iniziava a penetrare capillarmente i gangli vitali della società e delle istituzioni. La sua determinazione e il suo amore per la Calabria si traducevano in un impegno professionale quotidiano che escludeva qualsiasi forma di protagonismo mediatico, focalizzandosi esclusivamente sulla tutela dello Stato di diritto e della legalità costituzionale.

Il silenzio e la lupara: Francesco Ferlaino, il pioniere dimenticato nella terra delle trame oscure

A guardarlo dal molo del porto canale, il Canale di Sicilia sembra ancora quel mare generoso che per generazioni ha fatto la fortuna di Mazara del Vallo. Ma basta salire a bordo di un motopesca che rientra da una battuta di strascico al largo, a settanta miglia dalle coste tunisine, per capire che il racconto del mare è cambiato. Oggi, le reti dei marinai mazaresi non tirano su solo il pregiatissimo gambero rosso o i merluzzi. Tirano su tonnellate di plastica. Bottiglie, cassette di polistirolo, copertoni, reti fantasma, sacchetti sfilacciati. Ci ha accoilti a bordo del suo motopesca, il capitano Giovanni (nome di fantasia per tutelarne l’attività commerciale), 56 anni, una vita spesa sulle rotte che dividono la Sicilia dall’Africa settentrionale. Le mani sono spesse, segnate dal sole, dal sale e dai cavi d’acciaio. Lo sguardo è quello stanco di chi è appena rientrato dopo venti giorni di mare. «Succede che mancano le isole ecologiche dedicate nei porti. La legge “SalvaMare” sulla carta dice che i pescatori possono conferire gratuitamente i rifiuti pescati accidentalmente. Ma la realtà siciliana è che i comuni e le autorità di sistema portuale non si mettono d’accordo su chi deve pagare i costi di smaltimento. Quindi tu arrivi stanco morto dopo tre settimane di mare, hai i sacchi di plastica sul ponte che ti tolgono spazio di lavoro e sicurezza, e non sai dove metterli. Spesso i cassonetti del porto sono stracolmi o chiusi a chiave. Ci è capitato che ci dicessero: “Teneteveli a bordo o pagate la ditta privata per lo smaltimento”. Ma ti sembra normale che io debba pagare per aver pulito il mare di tutti?»

I pescatori di plastica: la flotta di Mazara schiacciata tra mare sporco e follia burocratica

La figura di Filippo Basile si scontrava radicalmente con lo stereotipo del burocrate indolente o accondiscendente verso i poteri forti. Egli si distingueva per una straordinaria passione per il servizio pubblico, vissuta con un’intelligenza morale che trasmetteva in modo a tratti impetuoso, ma sempre sorretto da un’assoluta precisione e dignità professionale. Lungi dall’essere un mero esecutore di direttive o un uomo incline al compromesso clientelare, Basile rifiutava categoricamente il servilismo e odiava la mediocrità di chi cercava scorciatoie per avanzamenti di carriera o nomine di comodo. Per lui, le regole possedevano un valore universale e dovevano essere applicate con rigore identico sia agli alleati che agli avversari, senza mai piegarsi alle esigenze di chi controllava influenti pacchetti di voti. Questa visione moderna e dinamica dell’amministrazione lo spingeva a guardare oltre i limiti della struttura piramidale burocratica per promuovere un modello organizzativo basato sulla condivisione del sapere e sulla valorizzazione delle competenze dei dipendenti. Appassionato di storia e affascinato dalle nascenti tecnologie informatiche, di cui intuì immediatamente la portata rivoluzionaria per l’efficienza degli uffici pubblici, Basile riuscì in appena un anno a trasformare uno stanzone ministeriale polveroso in un moderno centro di documentazione informatizzato e in una biblioteca all’avanguardia che oggi porta il suo nome. Credeva fermamente che la formazione del personale non fosse un adempimento burocratico, ma lo strumento principale per attuare le riforme e far dialogare le potenzialità dei singoli con le necessità dei cittadini.

Il dovere e l’onestà oltre il silenzio: l’assassinio di Filippo Basile e la resistenza morale della pubblica amministrazione

 

Continua il suo percorso la rubrica l’altroSport, che si occupa dello sport siciliano a tutto tondo. Abbiamo, inoltre, continuato a occuparci di sport inclusivo, scoprendo e raccontandovi storie e realtà inaspettate. Storie di persone che fanno la differenza. Inoltre abbiamo seguito, per voi, inaugurazione di mostre ed eventi culturali. Abbiamo inoltre inaugiurato una nuova rubrica: L’isola oltre l’isola, in cui vi raccontiamo le isole minori della Sicilia.

Sono proseguite, inoltre, le nostre rubriche settimanali. Come lo scadenziario fiscale e tributario del mese di luglio e gli altri approfondimenti che riguardano le novità dal mondo fiscale e tributario. Anche questa settimana potete adottare il vostro amico a quattro zampe. Date un’occhiata alla nostra rubrica Adotta un cucciolo.

A proposito… cosa avete fatto nel weekend? Avete seguito i nostri consigli? Prosegue, inoltre, la rubrica dedicata alla poesia e narrativa. Un appuntamento settimanale che non sta deludendo i nostri lettori. Volete inviarci le vostre? Mandate una mail a info@laltroparlante.it. Continuate a leggerci perchè sulle nostre pagine potrete trovare storie, racconti di vita ed esperienze fuori dal comune.