In viale Campania il ricordo di Mario Francese

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Sono trascorsi 47 anni da quando la mafia ucciseMario Francese, cronista di giudiziaria delGiornale di Sicilia. Era il 26 gennaio 1979 e, mentre stava tornando a casa,incontrò il piombo mafioso. Palermo lo ha ricordato stamane in viale Campania, nel luogo dell’agguato, per iniziativa del Gruppo Cronisti di Assostampa.

Alla cerimonia era presente anche il sindaco Roberto Lagalla. “Nel 1979– dice Lagalla –Palermo non aveva ancora piena consapevolezza dell’esistenza di una mafia che avvelenava i pozzi del futuro. Fu grazie a una progressiva sensibilizzazione delle coscienze che si comprese come quella fosse il vero cancro della società, e che per debellarlo il prezzo da pagare sarebbe stato altissimo: il sangue e il sacrificio di magistrati, servitori dello Stato e giornalisti. Mario Francese è stato uno di quei giornalisti che, con spirito di servizio e profondo senso del dovere, ha scelto la ricerca della verità come missione civile, anche a costo della propria vita. In anni segnati dalla collusione tra istituzioni e organizzazioni mafiose, il suo lavoro ha rappresentato un esempio di coraggio, indipendenza e responsabilità verso la collettività. A 47 anni dalla sua scomparsa, Palermo rende omaggio a un uomo che ha contribuito, con il suo sacrificio, a cambiare la storia di questa città. È anche grazie a giornalisti come Mario Francese – conclude il sindaco – se oggi Palermo non vive più la stagione drammatica e oscura dei decenni passati, ma può guardare al futuro con una maggiore consapevolezza democratica e civile“.

Anche il presidente della commissione regionale Antimafia, Antonello Cracolici, ha ricordato il giornalista: “Mario Francese era una voce scomoda per le famiglie mafiose, un giornalista che aveva intuito con largo anticipo l’ascesa dei corleonesi, l’evoluzione di cosa nostra e i suoi pericolosi intrecci negli affari e negli appalti. Fu messo a tacere il 26 gennaio del 1979 da una mafia che cercava consenso attraverso l’omertà e l’indifferenza e che non sopportava la sua ostinazione nel fare nomi e cognomi. Il suo metodo di denuncia è ancora attuale. Ricordarlo è importante, non solo per onorare il calendario drammatico della nostra terra, costellato di centinaia di nomi di professionisti, donne e bambini uccisi senza pietà, ma anche perché la memoria ci sia di aiuto nel presente, per evitare che quel passato possa tornare”.

Mario Francese aveva 54 anni quando venne ucciso e le sue inchieste giornalistiche furono, come sottolinea la sentenza di condanna di appello oltre che per Bagarella, per Totò Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco, Raffaele Ganci e Francesco Madonia: “Il movente dell’omicidio Francese è sicuramente ricollegabile allo straordinario impegno civile con cui la vittima aveva compiuto un’approfondita ricostruzione delle più complesse e rilevanti vicende di mafia degli anni ’70”.

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