L’eclissi della gara: il mercato degli appalti tra fuga dalle regole e digitalizzazione

Nel 2025, il valore complessivo degli appalti ha toccato la cifra record di 309,7 miliardi di euro, con un incremento del 13,9% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, dietro questo volume d’affari imponente, si cela un dato che deve far riflettere il legislatore e gli addetti ai lavori: l’86% delle procedure complessive è stato affidato senza una gara pubblica, prediligendo affidamenti diretti o procedure ristrette a ditte di fiducia

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Il mercato dei contratti pubblici in Italia sta attraversando una fase di crescita paradossale: da un lato, i numeri raccontano un comparto in salute e in piena espansione economica; dall’altro, i dati della Relazione Annuale ANAC al Parlamento svelano una preoccupante “fuga dalla gara” che mette a rischio i pilastri della trasparenza e della concorrenza.

Nel 2025, il valore complessivo degli appalti ha toccato la cifra record di 309,7 miliardi di euro, con un incremento del 13,9% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, dietro questo volume d’affari imponente, si cela un dato che deve far riflettere il legislatore e gli addetti ai lavori: l’86% delle procedure complessive è stato affidato senza una gara pubblica, prediligendo affidamenti diretti o procedure ristrette a ditte di fiducia.

La “soglia psicologica” e il rischio di frazionamento

Uno dei fenomeni più allarmanti evidenziati dall’Autorità guidata da Giuseppe Busia riguarda la concentrazione degli affidamenti appena sotto le soglie di legge. È emblematico il caso della fascia tra i 135 mila e i 140 mila euro: gli affidamenti in questo stretto range sono passati dai 1.549 del 2021 ai quasi 14.000 del 2025.

Questa “iper-concentrazione” non è casuale. È il sintomo di una strategia amministrativa volta a evitare le procedure ordinarie più complesse, ricorrendo a quello che in gergo tecnico viene definito “frazionamento artificioso”. Sebbene la velocità di spesa sia l’imperativo dettato dal PNRR, il rischio è che questa efficienza temporale si traduca in un’inefficienza qualitativa e, peggio ancora, in una permeabilità pericolosa verso logiche clientelari o infiltrazioni criminali.

Il PNRR e il sacrificio dell’inclusione

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che avrebbe dovuto essere la leva per un cambiamento strutturale anche in termini sociali, sembra aver mancato alcuni obiettivi trasversali. La corsa contro il tempo per impegnare i fondi ha relegato in secondo piano le clausole di inclusione: meno dell’8% delle procedure legate al PNRR ha previsto criteri premiali o obbligatori per favorire la parità di genere e l’occupazione giovanile.

L’analisi di ANAC suggerisce che l’Italia abbia preferito la “spesa purchessia” alla “spesa di qualità”. Come sottolineato dal Presidente Busia, non è stato ancora interiorizzato un metodo di pianificazione condivisa che vada oltre i cicli politici, lasciando il sistema vulnerabile a un arretramento delle garanzie amministrative.

I vuoti di tutela e l’allarme corruzione

L’approfondimento si sposta poi sul terreno normativo e penale. L’abrogazione del reato di abuso d’ufficio e il ridimensionamento del traffico di influenze illecite hanno creato, secondo l’Autorità, dei “vuoti di tutela” che non sono stati colmati da un rafforzamento dei controlli amministrativi. Al contrario, si assiste a un indebolimento delle regole su conflitti di interesse e pantouflage (il passaggio di funzionari pubblici al settore privato interessato dalle loro precedenti decisioni).

Senza una disciplina organica sulle lobby e con un’allarmante opacità sulla titolarità effettiva delle imprese, per le quali non vige ancora l’obbligo di dichiarazione negli appalti, il sistema rischia di diventare un terreno fertile per la corruzione 2.0, più sofisticata e meno intercettabile.

Luci e ombre: la rivoluzione digitale e la sicurezza sul lavoro

Non tutto è critico. Il processo di digitalizzazione ha segnato un punto di non ritorno: le procedure analogiche sono pressoché scomparse, crollando dal 21% all’1% in soli due anni. Il Fascicolo Virtuale dell’Operatore Economico è ormai una realtà operativa che snellisce i controlli, sebbene persista una frammentazione delle piattaforme che rischia di generare una nuova “burocrazia digitale”.

Parallelamente, rimane aperta la ferita della sicurezza. Con oltre mille morti sul lavoro nel 2025, il settore degli appalti, e in particolare dei subappalti a cascata, rimane l’area a più alto rischio. La richiesta che arriva forte dalle istituzioni è quella di “cantieri digitali” e tracciabilità totale della manodopera: non può esserci vera crescita se questa è pagata con la vita dei lavoratori.

Verso un modello europeo

La sfida per il futuro è duplice: da un lato, recuperare il valore della gara come strumento di selezione del miglior contraente (e non come intralcio burocratico); dall’altro, spingere verso acquisti aggregati a livello europeo, specialmente in settori strategici come l’energia. Solo attraverso una centralizzazione qualificata e una trasparenza radicale, supportata dai dati, l’Italia potrà trasformare questa massa d’urto finanziaria in uno sviluppo solido e onesto.

Roberto Greco

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