«Mimì metallurgico ferito nell’onore»: da Catania a Torino, tutte le location del film di Lina Wertmüller

Dal mercato di Porta Palazzo alle strade di Catania, dal Parco del Valentino alla costa siracusana: viaggio nei luoghi del film del 1972 con Giancarlo Giannini e Mariangela Melato

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Mimì metallurgico ferito nell'onore
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«Mimì metallurgico ferito nell’onore» è uno dei film più rappresentativi della stagione d’oro della commedia italiana. La pellicola diretta da Lina Wertmüller e uscita nel 1972, racconta, attraverso il grottesco, le contraddizioni dell’Italia degli anni Settanta: il rapporto tra Nord e Sud, l’emigrazione interna, il mondo operaio, la politica, la mafia e una concezione arcaica dell’onore. Al centro della storia c’è Carmelo “Mimì” Mardocheo, interpretato da Giancarlo Giannini, operaio catanese che si ritrova senza lavoro dopo essersi rifiutato di votare il candidato sostenuto dalla mafia locale. La pellicola vede inoltre protagonisti Mariangela Melato, Agostina Belli, Turi Ferro, Luigi Diberti, Elena Fiore e Tuccio Musumeci.

Dove è stato girato «Mimì metallurgico ferito nell’onore»

Le location sono una parte fondamentale del film. La maggior parte delle riprese venne effettuata in Sicilia, soprattutto a Catania, che rappresenta la vera città protagonista della pellicola, mentre alcune sequenze furono girate realmente a Torino. C’è anche un particolare che riguarda i luoghi: alcune scene che nel film dovrebbero rappresentare Torino furono invece realizzate a Catania. Qui sono ambientate e girate numerose sequenze della storia di Mimì. La macchina da presa di Wertmüller attraversa strade, piazze, edifici storici e zone periferiche della città, trasformando il capoluogo etneo nello scenario naturale delle vicende del protagonista.

La trama: Mimì, l’operaio siciliano che cerca fortuna al Nord

Mimì vive a Catania con la moglie Rosalia. La sua vita cambia quando, per una scelta politica apparentemente semplice, perde il lavoro in cava. Costretto a lasciare la Sicilia, parte per Torino, la grande città industriale verso la quale negli anni Sessanta e Settanta si dirigevano migliaia di lavoratori meridionali.

Qui Mimì entra nel mondo operaio e incontra Fiore, interpretata da Mariangela Melato, una giovane donna comunista. Tra i due nasce una relazione sentimentale e Mimì sembra finalmente trovare una nuova vita. Ma il protagonista non riesce a recidere i legami con la Sicilia e con il sistema di potere che aveva contribuito alla sua partenza. Quando torna a Catania, scopre infatti che la moglie Rosalia è incinta di un altro uomo, il brigadiere della Finanza Amilcare Finocchiaro. La notizia scatena la sua ossessione per l’onore e la vendetta. Mimì decide di restituire il torto seducendo Amalia, la moglie del brigadiere.

Da questo momento la vicenda diventa una spirale di tradimenti, vendette, compromessi e situazioni paradossali. La parabola del protagonista assume così un significato più ampio: l’uomo che era partito dalla Sicilia cercando una vita diversa finisce progressivamente per essere inglobato proprio nel sistema di potere che aveva inizialmente rifiutato. Il film è molto più di una commedia sentimentale. Wertmüller utilizza la storia di Mimì per mettere in scena un Paese attraversato da profonde trasformazioni. Il trasferimento del protagonista da Catania a Torino diventa il simbolo dell’emigrazione interna, mentre il contrasto tra i due mondi permette alla regista di raccontare le differenze sociali e culturali dell’epoca.

Torino rappresenta la fabbrica, il movimento operaio e la grande industria. Catania è invece il mondo della famiglia, delle tradizioni, dei rapporti personali e della mafia. Il risultato è una commedia volutamente sopra le righe, nella quale la risata convive con temi tutt’altro che leggeri.

I luoghi della pellicola in dettaglio: Catania

Come anticipato, Catania è il cuore del film. Una delle location più riconoscibili è via dei Crociferi: Qui Mimì corteggia Amalia, la moglie del brigadiere, nel tentativo di vendicarsi del tradimento subito. Il Chiostro di Levante del Monastero dei Benedettini è lo scenario del primo appuntamento tra Mimì e Amalia. È uno dei luoghi più suggestivi del film e permette di riconoscere immediatamente l’architettura barocca catanese. Uno dei luoghi più celebri del film è la Chiesa di Santa Maria di Ognina, nell’omonima piazza. Qui viene ambientato il celebre confronto tra Mimì e il brigadiere Amilcare Finocchiaro, dopo la scoperta del tradimento di Rosalia. I Giardini Bellini fanno da sfondo a una scena nella quale Mimì parla con Peppino della pericolosità di Vito Tricarico. In via Porto Ulisse viene ambientata la scena nella quale Mimì viene fermato e gli viene comunicato che non c’è più lavoro alla cava. In via Marittima, invece, si trovava la sede del PCI dalla quale Mimì esce furioso dopo aver scoperto le conseguenze della votazione. Altre scene sono state girate in diversi punti della città, compresa la casa di Mimì e l’edificio nel quale, nella storia, il protagonista va ad abitare con Fiore.

La seconda grande protagonista del film: Torino

È a Torino che Mimì arriva dopo aver lasciato la Sicilia e dove incontra Fiore. La città rappresenta il mondo industriale e operaio dell’Italia settentrionale. Il Mercato di Porta Palazzo è uno dei luoghi più facilmente riconoscibili. Nella storia è qui che Mimì incontra Fiore, che lavora al mercato. Il Parco del Valentino è lo scenario di una delle scene più malinconiche della parentesi torinese. Mimì vaga qui sconsolato dopo essere stato respinto da Fiore. In piazza San Carlo Mimì e Fiore passeggiano quando la loro relazione è ormai consolidata. Le riprese torinesi sono legate anche al paesaggio industriale della città: tra le location, la Fiat Mirafiori e corso Vittorio Emanuele II.

Da Torino a Siracusa: La cava di Augusta

La storia torna in Sicilia per una sequenza fondamentale. La cava di Augusta, in provincia di Siracusa, è il luogo nel quale Mimì riceve dagli amici la notizia che sua moglie Rosalia è incinta. Un’altra location siciliana particolarmente suggestiva si trova a Priolo Gargallo, sempre nel Siracusano. Qui, lungo l’area costiera dell’istmo che collega la terra alle saline e all’isola di Thapsos, venne individuato il capanno sul mare nel quale Mimì riesce a sedurre Amalia dopo il lungo corteggiamento.

Insomma la storia di Mimì, a distanza di cinquant’anni dalla sua uscita, continua a essere interessante non soltanto per gli appassionati di cinema. La storia di Mimì parla infatti di temi che hanno segnato profondamente la società italiana: la migrazione dal Mezzogiorno verso il Nord, la ricerca del lavoro, il rapporto tra politica e potere, la criminalità organizzata e il peso delle convenzioni sociali. E soprattutto racconta un uomo che parte per cambiare vita e finisce per portarsi dietro tutto ciò da cui cercava di fuggire. È questa, forse, la più amara delle intuizioni di Lina Wertmüller: Mimì cambia città, ma non riesce davvero a cambiare se stesso.

Serena Marotta