Mentre gran parte dell’Isola combatte contro l’avanzata della desertificazione, il comune di Caronia, in provincia di Messina, si conferma come il cuore verde incontaminato della Sicilia, vantando una superficie forestale di ben 16.509,68 ettari. Con un Indice di Boscosità del 72,64%, Caronia non è solo il comune più boscoso della regione, ma una vera e propria eccellenza nazionale che spicca in un territorio regionale dove la media forestale si ferma appena al 13,33% su una superficie totale di oltre 2,5 milioni di ettari. I dati provengono dal rapporto “Foreste in Comune”, un’indagine socioeconomica pubblicata da Pefc Italia a giugno 2026. Lo studio rielabora informazioni ufficiali della Carta Forestale d’Italia e delle banche dati Sinfor, Istat e Uncem.
Messina capoclassifica: tra i giganti di Cesarò e le oasi dei Nebrodi
La provincia di Messina si attesta come la locomotiva “green” dell’Isola, ospitando i comuni con la maggiore densità boschiva. Oltre al record di Caronia, brillano centri come Longi (61,69%) e Casalvecchio Siculo (57,27%). Se guardiamo invece all’estensione assoluta dei boschi, dopo Caronia troviamo Cesarò, che con i suoi 11.587,21 ettari di foreste rappresenta il secondo polmone siciliano. Altre isole di biodiversità si trovano nel Palermitano, come Isnello (56,31%), e nel Catanese, con comuni montani come Milo (55,82%) e Maletto (55,78%).
Grandi distanze, pochi alberi: il “grigiore” di Catania e l’enigma dei Comuni sterminati
All’estremo opposto della classifica troviamo i grandi centri urbani e alcuni dei comuni più estesi d’Italia, che però risultano poverissimi di boschi. Se Messina città mostra un decoroso 27,96% di boscosità, Catania sprofonda al 3,03% e Siracusa tocca il fondo con un misero 1,13%. Casi emblematici sono quelli di Monreale (PA) e Noto (SR): nonostante siano territori vastissimi, presentano indici di boscosità molto bassi (9,63% per Monreale e 6,88% per Noto), segno di una gestione del suolo che ha privilegiato l’agricoltura intensiva o l’urbanizzazione a discapito del capitale forestale.
La montagna che non produce: quando il capitale naturale non diventa ricchezza
L’indagine mette a nudo un paradosso socioeconomico: nelle aree montane siciliane, la grande ricchezza naturale non si traduce in benessere per i residenti. Nelle 19 Comunità Territoriali montane censite nell’Isola, solo 4 presentano un Pil pro-capite superiore ai 25mila euro annui. Al contrario, ben 15 comunità su 19 sono caratterizzate da un’elevata specializzazione agricola, un fattore che nel Mezzogiorno viene interpretato come un segnale di ritardo dello sviluppo locale e di difficoltà nel modernizzare le filiere produttive legate al bosco.
L’Isola arranca nel confronto nazionale: tra il primato ligure e il deserto Pugliese
Nel panorama italiano, la Sicilia appare ancora in forte ritardo rispetto alla transizione forestale che sta interessando il Paese. L’Italia è oggi un “Paese forestale” dove i boschi coprono il 36,4% del territorio, ma l’indice siciliano del 13,33% è sideralmente lontano da regioni come la Liguria (72,07%), la Toscana (51,99%) o la vicina Calabria (41,90%). La Sicilia riesce a superare solo la Puglia, che con il 7,55% detiene uno degli indici più bassi d’Italia, confermando l’urgenza di investire in gestione sostenibile e rimboschimento per riequilibrare il patrimonio naturale del Sud.
Mario Catalano