Gli artisti solitamente dipingono ciò che vedono ma poi ce ne sono e altri che cercano di dare forma a ciò che si vive dentro. Nicola Salandin, in arte Nikarte, appartiene a questa seconda categoria. La sua ricerca nasce dall’incontro tra il sumie, antica tecnica pittorica giapponese a inchiostro, e la filosofia zen, dove ogni gesto diventa meditazione e il vuoto acquista lo stesso valore del pieno.
Da questa visione prende forma “Rosalia”, la mostra personale allestita al Casino delle Muse di Palermo, curata dal critico d’arte Giuseppe Carli, visitabile dal 9 fino al 31 luglio, dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 16:30 alle 19:30. Un omaggio alla patrona del capoluogo siciliano che supera la dimensione esclusivamente religiosa per trasformarsi in una riflessione sulla memoria, sull’identità e sulla ricerca della propria essenza.
Un percorso che mette in dialogo Oriente e Occidente, tradizione e contemporaneità, attraverso la figura della Santuzza e il suo invito a spogliarsi del superfluo per ritrovare se stessi.
Attraverso opere realizzate su antiche pagine di libri, messali e documenti storici, Nikarte costruisce un dialogo continuo tra passato e presente. La sua non è una semplice reinterpretazione dell’iconografia cristiana, ma un invito a guardare Santa Rosalia come una figura capace di parlare ancora oggi, soprattutto in una società che corre senza concedersi il tempo di ascoltare se stessa.
Tra le opere più rappresentative della mostra spicca “Ex-Voto Santa Rosalia”, realizzata su pagine originali di un Messale Romano stampato a Venezia nel 1750. Un lavoro che sintetizza perfettamente la poetica di Nikarte, dove la memoria custodita nei supporti antichi incontra la forza del gesto contemporaneo. L’artista non recupera semplicemente materiali del passato, ma li trasforma in nuove superfici narrative, dimostrando come la tradizione possa continuare a dialogare con il presente senza perdere la propria identità.
È proprio questo il cuore della mostra, che riflette sul rapporto tra la permanenza del sacro e la sensibilità contemporanea. Un percorso condiviso anche dal critico d’arte e curatore Giuseppe Carli, che osserva: «Santa Rosalia diviene non soltanto simbolo religioso, ma autentica metafora identitaria della città di Palermo, luogo d’incontro tra storia, devozione popolare e memoria collettiva. Le opere di Nikarte ci ricordano come le immagini non appartengano esclusivamente al passato, ma continuino a vivere nel presente, trasformandosi e generando nuove possibilità di interpretazione».
Un dialogo tra memoria e contemporaneità che attraversa l’intera esposizione e restituisce alle immagini una nuova vitalità, invitando il pubblico a riscoprire il valore culturale e simbolico di un patrimonio capace di parlare ancora al nostro tempo.
Come è arrivato al sumie e alla filosofia zen? Cosa la ha conquistato di questa tradizione?
«Il mio percorso è iniziato grazie a un maestro di sumie. Da subito mi sono sentito vicino alla cultura orientale e alla meditazione. Questa pittura nasce da un semplice gesto di inchiostro sul foglio, senza disegno preparatorio. L’impeto è fondamentale, così come l’equilibrio tra pieno e vuoto. I vuoti non sono assenze, fanno parte dell’opera tanto quanto il segno. Mi affascina la possibilità di esprimere un’emozione con pochi tratti essenziali, in modo rapido, autentico e immediato. Per me è quasi una forma di meditazione».
Una pittura essenziale che elimina il superfluo per arrivare al cuore delle cose. Un principio che Nikarte ritrova anche nella figura di Santa Rosalia.
Quando ha capito che Santa Rosalia poteva entrare nella sua ricerca artistica e cosa rappresenta oggi per lei?
«Mi ha colpito la storia di questa nobildonna che ha deciso di spogliarsi dei suoi averi per intraprendere una ricerca interiore. In un mondo che corre continuamente e lascia poco spazio a noi stessi, questo messaggio mi è sembrato straordinariamente attuale. La sua scelta mi ha fatto riflettere sul bisogno che abbiamo di fermarci e guardarci dentro. Ognuno trova la propria serenità e la propria felicità in modo diverso, ma credo che tutto parta da una ricerca interiore».
L’artista guarda alla Santuzza anche come simbolo di speranza.
«Quando le sue reliquie furono portate in processione la peste cessò e a lei venne attribuita questa forza di cambiamento. Mi piace pensare che anche oggi possa rappresentare uno sguardo capace di proteggerci e di accompagnarci in un periodo complesso. Per me i santi sono esempi di persone comuni che hanno scelto di fare qualcosa di straordinario per gli altri».
Le opere di Nikarte si distinguono anche per i materiali utilizzati. Antiche pagine di libri, documenti storici e testi liturgici diventano il supporto della sua pittura, mantenendo viva la memoria del passato.
Perché ha scelto di utilizzare libri antichi e documenti storici come supporto delle sue opere?
«Non voglio cancellare ciò che è stato scritto. Cerco sempre di leggere e comprendere il contenuto di quei testi per metterlo in relazione con l’opera che realizzo. Quelle pagine non rimangono più ferme nel passato, ma trovano una nuova vita. È come restituire voce a qualcosa che rischiava di restare nascosto».
Abbiamo incontrato *Nikarte* per approfondire con lui il suo interesse per Santa Rosalia e comprendere le sue opere.
Nelle sue opere tradizione e contemporaneità convivono. Quale ruolo può avere oggi l’arte nel mantenere viva la memoria e l’identità di una comunità?
«L’arte deve risvegliare emozioni e pensieri. Deve muovere l’anima delle persone e farle riflettere. Siamo qui di passaggio e dobbiamo imparare a dare valore a ciò che ci circonda. Attraverso un’opera possiamo accorgerci di cose che spesso ci sfuggono».
Tra gli esempi che cita c’è San Sebastiano.
«Mi colpisce il coraggio di chi rimane fedele ai propri valori. Anche oggi dovremmo avere la forza di vivere secondo ciò che sentiamo davvero, senza cambiare soltanto perché qualcuno ce lo chiede. L’arte deve portarci proprio a questo: guardarci dentro e cercare un significato più profondo».
Una ricerca destinata a evolversi insieme all’artista e al mondo che lo circonda.
Guardando al futuro, come immagina l’evoluzione della sua ricerca artistica?
«La ricerca non si ferma mai. Cambiano i soggetti, cambiano i materiali e cambia anche il mio modo di osservare ciò che accade. Oggi racconto questi santi perché rappresentano la volontà di migliorarci. Domani sarà il mondo stesso a suggerirmi nuove strade. Credo sia importante non restare fermi nelle proprie convinzioni, ma avere sempre il coraggio di cambiare, di accogliere ciò che accade e di riscriverlo attraverso l’arte».
Con “Rosalia”, Nikarte offre così molto più di una mostra dedicata alla patrona di Palermo. Propone un viaggio tra Oriente e Occidente, tra spiritualità e contemporaneità, ricordando che la vera ricchezza non risiede nell’accumulare, ma nel sapersi alleggerire del superfluo. Un messaggio contemporaeo che unisce la filosofia zen alla vita di Santa Rosalia e che, ancora oggi, traendo spunto dal passato, invita ciascuno a cercare la propria strada verso la serenità e l’essenziale.
Federica Dolce

