Caso Agostino, Nino, Ida e il bimbo che portava in grembo: 37 anni in attesa della verità

Era il 5 agosto del 1989 quando il poliziotto Nino Agostino e la moglie Ida Castelluccio, che aspettava un bambino, furono assassinati a Villagrazia di Carini. Il ricordo del nipote, Nino Morana Agostino

0
823
foto di Nino Morana Agostino
Reading Time: 6 minutes

Prima di morire, Nino Agostino aveva  lasciato un biglietto che portava con sé nel portafoglio: «Se dovesse succedermi qualcosa, guardate dentro il mio armadio».

Secondo quanto raccontato dalla famiglia, dopo l’omicidio alcuni documenti custoditi nell’armadio del poliziotto scomparvero. Una vicenda entrata anche nelle ricostruzioni giudiziarie e mai completamente chiarita. I familiari non hanno mai conosciuto il contenuto di tutte quelle carte.

Era il 5 agosto 1989 quando l’agente di polizia Antonino Agostino e la moglie Ida Castelluccio, incinta, furono assassinati a Villagrazia di Carini, in provincia di Palermo. La famiglia si era riunita per festeggiare il diciottesimo compleanno di Flora, la sorella minore di Nino. Intorno alle 19.40, mentre i due giovani coniugi si trovavano nei pressi dell’abitazione, furono raggiunti da due uomini arrivati a bordo di una motocicletta. Gli aggressori esplosero diversi colpi d’arma da fuoco.

Nino cadde a terra. Ida cercò di raggiungerlo e fu colpita a sua volta. Secondo quanto riferito dai genitori del poliziotto nel corso delle indagini, la giovane avrebbe gridato agli assassini: «Io vi riconosco e so chi siete».

La circostanza è stata esaminata anche nei procedimenti giudiziari come possibile spiegazione dell’uccisione di Ida, che, secondo le ricostruzioni accolte nei precedenti giudizi di merito, non sarebbe stata il bersaglio inizialmente designato dell’agguato. Con lei morì anche il figlio che portava in grembo.

Chi era Nino Agostino

Antonino Agostino, chiamato da tutti Nino, nacque a Palermo il 28 marzo 1961, anche se venne registrato all’anagrafe il giorno successivo.

Era figlio di Vincenzo Agostino e Augusta Schiera, lui muratore e lei sarta. Due lavoratori che, dopo l’assassinio del figlio e della nuora, hanno dedicato il resto della loro vita alla ricerca della verità. Vincenzo Agostino, con la sua lunga barba bianca che aveva promesso di non tagliare fino a quando non fosse stata fatta giustizia, è diventato uno dei simboli della lotta civile contro la mafia e contro i silenzi che hanno accompagnato questa vicenda.

Augusta è morta nel 2019. Vincenzo si è spento il 21 aprile 2024. Entrambi sono morti senza conoscere una verità giudiziaria definitiva sull’omicidio del figlio e della nuora.

A continuare la loro battaglia sono oggi i figli Salvatore, Flora e Nunzia e il nipote Nino Morana Agostino, figlio di Flora. Il giovane, che porta il nome dello zio, compie gli anni proprio il 5 agosto, nel giorno dell’anniversario del duplice omicidio. Studia Giurisprudenza e coltiva il desiderio di diventare commissario di Polizia.

«Voglio proseguire la battaglia iniziata dai miei nonni – racconta a l’altroparlante – perché la ricerca della verità su Nino e Ida non riguarda soltanto la nostra famiglia. Riguarda le istituzioni e l’intero Paese».

La carriera in Polizia e l’amore per Ida

Nino Agostino conseguì il diploma di perito elettronico e nel 1983 presentò domanda per entrare nella Polizia di Stato. Si arruolò nel 1986 e prestò servizio prima al Commissariato Duomo e successivamente al Commissariato San Lorenzo di Palermo. Questa era la sua collocazione ufficiale. Nel corso delle indagini e dei processi è però emersa l’ipotesi che Agostino svolgesse, anche fuori dal normale servizio, attività informativa e di ricerca di pericolosi latitanti mafiosi.

Sempre nel 1986 conobbe Ida Castelluccio, allora sedicenne, durante la festa di compleanno di Flora. Tra i due nacque un legame profondo. Terminati gli studi di Ida, decisero di sposarsi. Il matrimonio fu celebrato il primo luglio 1989, poco più di un mese prima dell’omicidio. Per il viaggio di nozze scelsero Atene e, una volta tornati in Sicilia, andarono a vivere ad Altofonte.

Secondo il racconto della famiglia, scoprirono di aspettare un figlio il giorno precedente alla loro morte.

Il volontariato, la generosità e la passione per la pesca

Il nipote ricorda Nino e Ida come due giovani generosi, legati da un profondo sentimento e accomunati dall’attenzione verso le persone più fragili.

«Facevano volontariato a Villa Nave, una struttura che accoglieva bambine in difficoltà – racconta Nino Morana Agostino -. Mio zio utilizzava parte di ciò che guadagnava con il lavoro straordinario per acquistare quello di cui le bambine avevano bisogno, compresi i giocattoli».

Tra i ricordi tramandati dalla famiglia c’è anche quello di una collanina indossata da Ida. «Una bambina la vide e le piacque. Ida se la tolse e gliela regalò. Erano fatti così: erano due persone generose». Il nipote racconta che anche nel lavoro Nino cercava di stabilire un rapporto umano con le persone incontrate nei quartieri più difficili di Palermo.

«Allo Zen, dove svolgeva alcuni pattugliamenti, veniva chiamato “lo sbirro buono”. Cercava di aiutare i ragazzi con problemi di tossicodipendenza e provava a convincerli a entrare in comunità. Una volta soffrì moltissimo perché non era riuscito ad aiutare un giovane che successivamente morì per overdose».

Un altro ricordo familiare riguarda la sua passione per la pesca.

«Quando andava a pescare a Villagrazia di Carini aveva sempre attorno un gruppo di ragazzini. Li lasciava prendere i pesci che aveva pescato, facendo finta di non accorgersene. Per lui era un gioco e un modo per renderli felici».

Il lavoro riservato e le ipotesi sul movente

La vita professionale di Nino Agostino conserva ancora molti aspetti irrisolti. Le indagini e i processi hanno preso in considerazione la possibilità che il poliziotto collaborasse con apparati investigativi impegnati nella ricerca dei grandi latitanti di Cosa nostra. Secondo la ricostruzione sostenuta dall’accusa e accolta nelle sentenze di merito poi sottoposte al vaglio della Cassazione, Agostino avrebbe svolto attività che andavano oltre i normali compiti ufficialmente assegnati.

Il possibile movente dell’omicidio è stato collegato anche alle informazioni che il poliziotto avrebbe acquisito attraverso queste attività. Tra le piste esaminate nel corso degli anni vi è quella di un possibile legame tra la morte di Nino e il fallito attentato dell’Addaura contro il giudice Giovanni Falcone, avvenuto il 21 giugno 1989. Si tratta, tuttavia, di una ricostruzione che non ha ancora trovato una definizione giudiziaria irrevocabile.

«Dopo l’attentato dell’Addaura mio zio cambiò – racconta il nipote -. Divenne più nervoso, preoccupato e inquieto. La nostra famiglia ritiene che avesse scoperto qualcosa di estremamente pericoloso».

Anche i rapporti che Agostino avrebbe avuto con investigatori e appartenenti ai servizi di sicurezza sono stati al centro di testimonianze e ricostruzioni processuali. Gli atti descrivono un contesto complesso, nel quale si intrecciano attività di ricerca dei latitanti, rapporti informativi, collaboratori di giustizia e possibili depistaggi.

Non tutti gli elementi emersi hanno però assunto lo stesso valore probatorio. Alcune circostanze derivano da dichiarazioni indirette, altre da testimonianze controverse e altre ancora sono rimaste allo stato di ipotesi.

La stessa Corte di Cassazione, annullando la precedente condanna di Antonino Madonia per l’omicidio di Nino, ha rilevato criticità e contraddizioni nella valutazione degli elementi utilizzati dai giudici di merito, disponendo che il quadro probatorio fosse nuovamente esaminato. Per questa ragione, allo stato, non è possibile presentare come definitivamente accertati né il movente del delitto né l’intera struttura operativa nella quale Nino Agostino avrebbe svolto attività riservate.

Il lungo percorso giudiziario

Dopo decenni di indagini, archiviazioni, nuove acquisizioni e riaperture, il procedimento giudiziario si è sviluppato attraverso due processi distinti.

Antonino Madonia scelse il rito abbreviato. Il 19 marzo 2021 il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Palermo lo condannò all’ergastolo per gli omicidi di Nino Agostino e Ida Castelluccio. Il 5 ottobre 2023 la Corte d’assise d’appello di Palermo confermò la condanna all’ergastolo, escludendo però l’aggravante della premeditazione relativamente all’omicidio di Ida. I giudici ritennero che la giovane donna non fosse il bersaglio originario dell’agguato.

Il 30 gennaio 2025 la prima sezione penale della Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza relativa all’omicidio di Nino Agostino, disponendo un nuovo giudizio davanti a un’altra sezione della Corte d’assise d’appello di Palermo.

La Cassazione non ha assolto Madonia, ma ha ritenuto necessario riesaminare l’impianto probatorio. Nelle motivazioni, la Suprema Corte ha evidenziato la natura frammentaria e prevalentemente indiretta di diverse dichiarazioni dei collaboratori di giustizia utilizzate per sostenere l’accusa.

Per l’omicidio di Ida Castelluccio, invece, la sentenza è stata annullata senza rinvio perché il reato è stato dichiarato estinto per prescrizione. Venuta meno in appello l’aggravante della premeditazione, secondo la Cassazione il termine di prescrizione era maturato il 5 agosto 2019. La decisione ha comportato anche la revoca delle statuizioni civili relative ai danni derivanti dalla morte di Ida.

«La prescrizione dell’omicidio di mia zia ci ha provocato un dolore enorme – afferma Nino Morana Agostino -. Dopo tanti anni di attesa, per la nostra famiglia è stato difficilissimo accettare che non si potesse più arrivare a una decisione nel merito nei confronti di Madonia per la sua morte».

La condanna di Gaetano Scotto e l’assoluzione di Francesco Paolo Rizzuto

Il secondo processo è stato celebrato con rito ordinario. Il 7 ottobre 2024 la Corte d’assise di Palermo ha condannato Gaetano Scotto all’ergastolo, in primo grado, per il duplice omicidio di Nino Agostino e Ida Castelluccio. La sentenza non è definitiva ed è stata impugnata.

Nello stesso processo Francesco Paolo Rizzuto, amico di Agostino, era imputato di favoreggiamento aggravato e non di partecipazione materiale all’agguato. La Corte lo ha assolto, accogliendo una conclusione che era stata chiesta anche dalla Procura generale. Non è quindi corretto attribuirgli il ruolo di “palo” dell’omicidio: questa qualifica non corrisponde all’imputazione sulla quale è stato giudicato.

I procedimenti relativi alle posizioni di Madonia e Scotto proseguono dunque nei successivi gradi di giudizio, senza che sia stata ancora raggiunta una verità giudiziaria definitiva sulle responsabilità per l’assassinio di Nino Agostino.

Il ricorso alla Corte europea

Dopo la decisione della Cassazione relativa alla prescrizione dell’omicidio di Ida, la famiglia ha deciso di rivolgersi alla Corte europea dei diritti dell’uomo.

«Abbiamo presentato ricorso – spiega il nipote – e siamo in attesa degli sviluppi del procedimento. È una strada lunga, ma sentivamo il dovere di percorrerla». Il ricorso è stato dichiarato ammissibile nel settembre 2025.

Il ricorso riguarda, secondo quanto riferito dalla famiglia, le conseguenze della dichiarazione di prescrizione e l’impossibilità di ottenere una decisione definitiva nel merito per l’omicidio di Ida Castelluccio. Anche su questo fronte, al momento, non è intervenuta una pronuncia conclusiva.

Una battaglia che continua

Oggi, 5 agosto 2026, sono trascorsi trentasette anni dalla morte di Nino Agostino e Ida Castelluccio.

Vincenzo e Augusta non ci sono più. Per decenni hanno chiesto allo Stato di fare piena luce sul lavoro svolto dal figlio, sul movente dell’omicidio, sugli autori dell’agguato e sulle omissioni che hanno rallentato la ricerca della verità. La loro battaglia continua attraverso i figli e il nipote.

«Non chiediamo vendetta – conclude Nino Morana Agostino -. Chiediamo verità e giustizia. Vogliamo sapere perché Nino e Ida furono uccisi, che cosa aveva scoperto mio zio e perché, per così tanto tempo, non è stato possibile arrivare a una verità definitiva».

Una domanda che, dopo trentasette anni, resta ancora aperta.

Serena Marotta

 

 

foto gentilmente concesse da Nino Morana Agostino

Loading