Niscemi, l’abisso della fragilità

«La tragedia che ci ha investiti, ci ha segnati e ci segnerà nei prossimi mesi. Credo anche nei prossimi anni». Con queste parole, il sindaco di Niscemi, Massimiliano Conti, ha descritto una comunità ferita da una frana devastante che sta ridisegnando il volto del territorio

Text with image

Each element can be added and moved around within any page effortlessly. All the features you need are just one click away.

Reading Time: 4 minutes

«Quanto sta accadendo non può essere liquidato come una semplice fatalità meteorologica. Niscemi rappresenta da anni l’emblema di una fragilità territoriale complessa, segnata da spopolamento, consumo di suolo e assenza di una seria pianificazione»

«La tragedia che ci ha investiti, ci ha segnati e ci segnerà nei prossimi mesi. Credo anche nei prossimi anni». Con queste parole, il sindaco di Niscemi, Massimiliano Conti, ha descritto una comunità ferita da una frana devastante che sta ridisegnando il volto del territorio. I rilievi effettuati dai droni hanno mostrato un vero e proprio “canyon”, con pareti a strapiombo alte quasi 50 metri, che si è aperto lungo il costone, minacciando il centro storico, l’area del Belvedere e la zona di Pirillo. Per far fronte all’emergenza, è stata istituita una “zona rossa” precauzionale di 150 metri dalla linea di distacco. Mentre le forze dell’ordine coordinano la delocalizzazione di nuovi nuclei familiari, il primo cittadino ha rassicurato i cittadini e le cittadine sulla presenza costante della Protezione Civile e ha smentito le fake news riguardanti presunti crolli nelle chiese locali, ribadendo: «Le notizie le diamo noi, siamo sul pezzo».

La terra scivola e costringe 1.500 siciliani ad abbandonare le proprie case

L’aggravamento del fenomeno è stato confermato anche da Salvo Cocina, dirigente della Protezione civile siciliana. «Dopo meno di 24 ore dalla prima, alle dieci un ulteriore forte scivolamento a valle con aumento delle altezze delle pareti verticali da 7-15 a 30-45 metri», ha spiegato Cocina. Le case rimaste sospese saranno inevitabilmente condannate al crollo, così come quelle più vicine alla linea sommitale di frana. «Conseguentemente, i tecnici del comune, i nostri geologi del Drcp (Dipartimento regionale della protezione civile) e del Dpc (Dipartimento protezione civile) hanno consigliato un aumento della larghezza della fascia di rispetto – zona rossa – dal ciglio della parete da 100 a 150 metri. Pertanto – ha aggiunto il dirigente della Protezione civile – il sindaco sta provvedendo a evacuare altre 300-500 persone residenti nella zona rossa e gli evacuati aumentano da 1.000 a 1.500». Il comune ha allestito con il supporto del dipartimento la palestra comunale ma molti stanno trovando alloggio in seconde case o da amici. Probabilmente gran parte di queste case, ha precisato Cocina, non potrà essere più recuperate e bisognerà pensare a reperire nuovi alloggi. La scelta migliore, più rapida ed efficace sarebbe quella di erogare un contributo ai cittadini e alle cittadine per l’acquisto di una casa esistente. «Ho voluto, dalla Unità di crisi di Roma, rivolgere un sincero ringraziamento anche da parte della premier Giorgia Meloni a quanti, dal prefetto agli amministratori comunali, Forze dell’Ordine, Vigili del fuoco, tecnici, volontari si stanno prodigando per mettere in sicurezza i cittadini e ridurne i disagi. Ho assicurato che il governo nazionale farà la sua parte fino in fondo», ha fatto sapere ieri il ministro per la Protezione civile e le politiche del mare, Nello Musumeci.

La voce del Comitato No Muos

Secondo il movimento locale, quanto sta accadendo non può essere liquidato come una semplice fatalità meteorologica. Niscemi rappresenta da anni l’emblema di una fragilità territoriale complessa, segnata da spopolamento, consumo di suolo e assenza di una seria pianificazione. «La mancanza di investimenti strutturali e una manutenzione episodica hanno sostituito per decenni una vera strategia di messa in sicurezza», commentano dal movimento. Il dissesto attuale è visto come il risultato di scelte politiche precise e di un modello di sviluppo che ha reso alcune aree “sacrificabili”. In questo contesto si inserisce la militarizzazione permanente del territorio: Niscemi ospita infatti la Naval Radio Transmitter Facility (NRTF) della US Navy, sede del sistema satellitare Muos, un’imponente infrastruttura militare incastonata in un’area naturale protetta. Il complesso militare, vasto quanto l’aeroporto di Fiumicino, sorge all’interno della Sughereta di Niscemi. Il movimento denuncia da tempo l’incompatibilità tra questa installazione e la fragilità geologica del sito, ma a queste segnalazioni lo Stato ha risposto spesso con procedimenti giudiziari contro gli attivisti anziché con monitoraggi indipendenti. Proprio mentre la terra frana, alcuni attivisti hanno ricevuto avvisi di garanzia per manifestazioni passate (come quella dell’agosto 2025), con accuse che vanno dall’imbrattamento all’istigazione a delinquere. La tesi del movimento è che la fragilità del territorio sia stata sistematicamente negata per imporre opere militari che hanno modificato gli assetti del suolo e i regimi di drenaggio. Un aspetto particolarmente inquietante, sottolineano, riguarda la gestione dell’emergenza: le comunicazioni ufficiali non menzionano la stabilità dei versanti interni alla base militare, quasi esistessero due territori separati. «Mentre la parte civile viene evacuata, la US Navy starebbe effettuando lavori di messa in sicurezza all’interno del sito Muos – sottolineano – confermando che anche l’area militare è interessata da possibili smottamenti. Questa disparità evidenzia come la militarizzazione impedisca un reale sviluppo economico, trasformando il territorio in una “portaerei naturale”. Niscemi vive oggi in una condizione di “sovranità sospesa”, dove le decisioni vengono prese altrove e la popolazione ne paga le conseguenze». La frana odierna è considerata il prodotto finale di questa storia di occupazione e abbandono. Il movimento No Muos conclude chiedendo interventi immediati e trasparenza: verifiche geologiche indipendenti su tutta l’area (inclusa la base), la sospensione dei lavori di ampliamento della NRTF e l’apertura di un dibattito pubblico sulla presenza stessa del Muos. Quello che sta accadendo a Niscemi non è solo un incidente, ma un drammatico avvertimento politico e ambientale.

Italia Nostra punta il dito contro decenni di abusivismo e incuria

«La frana di Niscemi rappresenta un monito che non può essere ignorato: è indispensabile ripensare, con responsabilità e visione, il modo di abitare i territori siciliani prima che nuove emergenze trasformino fragilità note in tragedie annunciate». Con questo duro richiamo alla responsabilità, Nella Tranchina, presidente regionale di Italia Nostra, interviene sul disastro che ha colpito il quartiere Santa Croci, dove più di 1.000 persone sono state costrette a evacuare a causa di un movimento franoso che minaccia di far crollare ogni edificio in un raggio di 50-70 metri. L’evento, aggravato dalle piogge del ciclone Harry, ha squarciato il Belvedere con sprofondamenti verticali fino a 55 metri e isolato la città chiudendo arterie vitali come la Strada Provinciale 10. Per l’associazione, quanto accaduto non è una fatalità ma un “disastro prevedibile”, frutto di decenni di abusivismo, mancata prevenzione e scelte urbanistiche scriteriate in aree fragili. Italia Nostra sottolinea come sia ormai improrogabile avviare una pianificazione organica basata sulla riduzione del rischio e sull’adattamento ai cambiamenti climatici, smettendo di gestire il dissesto idrogeologico come una perenne sequenza di emergenze.

Mario Catalano

Ultimi Articoli